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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 29/09/2013  -  stampato il 06/12/2016


Fumo passivo in carcere: D'Ambrosio Lettieri, interrogazione parlamentare

D'AMBROSIO LETTIERI - Ai Ministri della salute e della giustizia - Premesso che:

l'Italia, da sempre all'avanguardia fra i paesi europei per quanto riguarda la tutela dei non fumatori, ha individuato e posto in essere, in linea con le indicazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità, una serie di efficaci interventi legislativi per la lotta al tabagismo;

in particolare, la legge n. 584 dell'11 novembre 1975 "Divieto di fumare in determinati locali e su mezzi di trasporto pubblico" stabiliva il divieto di fumo nelle corsie degli ospedali, nella aule scolastiche, nelle sale d'attesa delle stazioni, nei locali chiusi adibiti a riunioni pubbliche, nei cinema e nelle sale da ballo, successivamente esteso, con la direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri del 14 dicembre 1995, anche ai locali della pubblica amministrazione, delle aziende pubbliche e private destinati al ricevimento del pubblico;

la successiva legge n. 3 del 2003 estendeva il divieto di fumo a tutti i locali chiusi, compresi i luoghi di lavoro privati o non aperti al pubblico, agli esercizi commerciali e di ristorazione, ai luoghi di svago prevedendo la facoltà di predisporre dei locali riservati ai fumatori;

da ultimo, il Consiglio dei ministri del 9 settembre 2013, ha approvato il decreto-legge in materia di scuola e università in cui sono state inserite le disposizioni contenute nel disegno di legge Lorenzin, varato in Consiglio dei ministri il 26 luglio, riguardante il divieto di fumo negli ambienti chiusi e aperti, di pertinenza delle scuole di ogni ordine e grado, ovvero cortili, parcheggi, impianti sportivi;

premesso, inoltre, che:

la citata legge n. 3 del 2003, al contrario, non è stata estesa alle carceri italiane (luoghi pubblici chiusi) nelle quali si continua fumare sia all'interno delle sezioni detentive in cui sono rinchiusi i detenuti sia in tutti gli altri luoghi di pertinenza, nonché sui mezzi adibiti al trasporto dei detenuti medesimi;

gli operatori penitenziari e tutti i detenuti non fumatori sono costretti, quindi, ad oggi, all'esposizione al "fumo passivo" proveniente dalle sigarette degli altri detenuti fumatori;
il personale di Polizia Penitenziaria che presta la sua attività in contiguità con i detenuti fumatori, in particolare, è costretto a respirare per l'intera durata del servizio il fumo passivo;
all'interrogante risulta che il Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria (DAP) abbia emanato una circolare, rimasta sostanzialmente inapplicata anche a causa del sovraffollamento delle carceri e della cronica carenza di spazi, che invita a separare i detenuti fumatori da quelli non fumatori;

tale stato di cose ingenera un rischio elevatissimo per gli operatori penitenziari e per i detenuti non fumatori, di contrarre malattie di ogni genere e di aggravare lo stato di salute di ciascuno;

premesso, infine, che:
le autorità britanniche, invece, secondo quanto riportato dalla stampa, per il timore di essere soccombenti nelle cause di risarcimento avviate dal personale penitenziario vittima di fumo passivo, intenderebbero lanciare dal 2014 un progetto che, oltre a vietare il fumo nei penitenziari, garantisca ai detenuti la somministrazione di terapia per la disaffezione dal fumo tramite l'applicazione di cerotti a base di nicotina;

anche in Italia vi è un alto rischio di controversie per risarcimento danni per fumo passivo promosse da operatori di Polizia Penitenziaria, da detenuti o da loro familiari;
considerato che:

gli effetti devastanti del tabagismo attivo e passivo, ormai unanimemente conclamati, hanno indotto il Governo a promuovere ripetute campagne di informazione sul divieto di fumo; da ultimo, anche in auto alla presenza di bambini;

la tutela della salute è un principio costituzionalmente sancito;

si chiede di sapere:
se corrisponda al vero che le disposizioni del DAP siano rimaste inapplicate e, in caso affermativo per quali motivi;

quali misure urgenti intendano adottare per rendere immediatamente esecutive le norme che vietano il fumo nei luoghi pubblici, ivi incluse le carceri italiane, in particolare le sezioni detentive;

se i Ministri in indirizzo ritengano opportuno intervenire per quanto di competenza in materia di divieto di fumo nelle carceri con la previsione di norme ad hoc che eliminino i rischi da fumo passivo sia per gli operatori penitenziari sia per i detenuti non fumatori.