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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 09/10/2013  -  stampato il 10/12/2016


Lucca: l'archivio della Polizia Penitenziaria ai detenuti

Nei racconti di qualche anziano collega c'è una Polizia Penitenziaria di tanti anni fa, ma tanti che neppure si chiamava Polizia. Un Corpo che viveva la sua giornata di servizio a stretto contatto coi detenuti.

Qualcuno obietterà: ma anche adesso la Polizia Penitenziaria vive la sua giornata a stretto contatto coi detenuti. Si, ma la giornata lavorativa di quei colleghi era vissuta insieme ai detenuti con i quali condivideva anche parte del suo lavoro.

I ristretti lavoravano nelle cucine che servivano i pasti al personale; qualcuno particolarmente acculturato lavorava presso la ragioneria o l'ufficio servizi. Così, per avere chiarimenti sulla busta paga ma anche per ottenere qualche giorno di congedo in più, oltre che al maresciallo-comandante, ci si rivolgeva al detenuto-ragioniere o al detenuto dell'ufficio servizi. Spesso capitava che chi rivestiva tali incarichi, anche per il livello culturale dei tempi, gestiva un vero e proprio “potere” di disporre di una parte importante della vita dell'agente, come il riposo o lo stipendio. Tutto questo con immaginabili conseguenze.

Tempi passati, dirà qualcuno. Niente affatto. A Lucca, sebbene con le dovute differenze, accade qualcosa di assimilabile a quello che accadeva tanti anni fa.

Oggi nel carcere di Lucca, infatti, i detenuti conoscono vita, morte e miracoli della Polizia Penitenziaria presente e passata poichè alcuni di loro sono stati chiamati a sistemare l'archivio del personale in cui, si immagina, è contenuto ogni tipo di dati personali, da quelli anagrafici a quelli sanitari e familiari, compresi indirizzi e numeri di telefono.

Alla reazione sgomenta di qualcuno, la direzione ha praticamente risposto: qual'è il problema? Se non è vietato dalla legge perchè non farli lavorare anche in archivio?

Il paradosso, tuttavia, non è soltanto in quello che vi abbiamo appena raccontato.

Si, perchè dovete sapere che in occasione della visita del S.A.P.Pe. lo scorso 2 ottobre, il direttore ha impedito (o meglio, ci ha provato) l'accesso dei rappresentanti sindacali proprio in quell'archivio.

Immagino che tale scelta sia stata giustificata dalla volontà di tutelare quei dati sensibili dalla curiosità di qualche sindacalista troppo invadente che voleva "carpire" i segreti più intimi dei colleghi in servizio presso il carcere lucchese.

Alla fine della giornata le porte dell'archivio si sono aperte, certamente non per ravvedimento operoso del direttore ma probabilmente perchè qualcuno, da qualche ufficio centrale, è riuscito a far capire al dirigente che  tutelare quei dati significa tutelare i colleghi che ne sono titolari, ma che essi vanno preservati non dal personale di Polizia bensì da quei detenuti che quotidianamente ne vengono a contatto e che potrebbero divulgarli ed utilizzarli per fini illeciti.

Per concludere, vorrei citare una frase di un celebre scrittore francese:

"Colui al quale confidate il vostro segreto, diventa padrone della vostra libertà".

Strano che il direttore illuminato non se ne sia accorto.