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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 11/10/2013  -  stampato il 07/12/2016


Torreggiani batte la Polizia Penitenziaria 10 a 0

Gli Agenti di Custodia già si rivoltano nella tomba. Finita l’era delle conte notturne sbattendo i cancelli e accendendo la luce (ciò disturba il detenuto e potrebbe essere considerato tortura), finita l’era dei cancelli chiusi a tutti i costi e dei rapporti disciplinari per un cancello lasciato appoggiato anziché chiuso a doppia mandata …

Un secolo di certezze lavorative finisce decisamente nella spazzatura a causa di un tal detenuto Torreggiani che dopo aver fatto ricorso alla Corte europea dei diritti umani (CEDU), ha fatto condannare, con la sentenza “Torreggiani e altri c. Italia” (ricorsi nn. 4357/09, 46882/09, 55400/09; 57875/09, 61535/09, 35315/10, 37818/10), adottata  l’8 gennaio 2013,  lo Stato italiano per la violazione dell’art. 3 della Convenzione Europea dei Diritti Umani (CEDU).

Il caso riguardava trattamenti inumani o degradanti subiti dai ricorrenti, sette persone detenute per molti mesi nelle carceri di Busto Arsizio e di Piacenza, in celle triple e con meno di quattro metri quadrati a testa a disposizione.

Ciò che appare particolarmente significativo è che la Corte ha qualificato tale decisione come “sentenza pilota”.

Quanto riscontrato dalla Corte nella sentenza Torreggiani, in relazione ai sette ricorrenti, troverà pertanto applicazione in futuro in relazione alla generalità dei reclami pendenti davanti alla Corte e non ancora comunicati alle parti riguardanti l’Italia e aventi ad oggetto analoghe questioni di sovraffollamento carcerario, nonché a quelli che le saranno sottoposti nei prossimi tempi relativi allo stesso problema. 

Ciò ha scatenato una serie di interventi da parte del nostro D.A.P. volti alla umanizzazione della pena, alla ricerca di spazi per attività trattamentali, alla ricerca di nuove soluzioni per allungare i colloqui e le telefonate, alla ricerca di attività all’aperto ma soprattutto alla imposizione che i detenuti, salvo alcune categorie, devono permanere almeno 8 ore fuori dalle celle, con la previsione che in un futuro, speriamo lontanissimo, le celle diventino solo camere di pernottamento e che quindi i detenuti debbano restare fuori dalla cella occupati in varie attività e rientrare in cella solo per dormire.

E comunque non è un film di fantascienza ma la realtà che ci aspetta da qui a pochi mesi.

Questa sentenza sancisce definitivamente la sconfitta di tutte quelle teorie sulla sicurezza, sulle metodologie lavorative sulle quali ci siamo basati per oltre cento anni. Persino i Provveditori passati alla storia come duri e rigidi nei confronti dei detenuti si sono dovuti inginocchiare all’Europa emanando a loro volta circolari che impongono il rispetto di certi termini perentori di attuazione di una sentenza che non è solo quella di far stare i detenuti almeno 8 ore fuori dalla cella.

Infatti si parla di prolungamento dei colloqui per esempio nel pomeriggio per dare la possibilità a chi ha figli scolarizzati di fare colloqui pomeridiani; si parla di schede telefoniche prepagate, di aprire i cancelli ai volontari e a tutta una serie di iniziative che ci possano mettere in linea con i Paesi Europei.

Insomma coloro che in questi anni, direttori e rari comandanti di reparto, aprendo le porte alla comunità esterna e puntando sui corsi scolastici e professionali, erano stati tacciati di “accamosciamento” da parte del personale e da alcuni sindacalisti tesi a screditare l’opera di trattamento con attacchi violenti sul numero dei corsi professionali messi in atto, oggi alla luce della sentenza Torreggiani, appaiono come dei precursori che avevano già scardinato da tempo un modo di vedere il carcere che non è più quello di una volta e già avevano colto nell’aria il cambiamento.

Resta solo il nodo di come questo si rifletterà sull’organizzazione del lavoro, visto che ogni cosa richiesta dal DAP (colloqui pomeridiani) comporta un aumento del ricorso al lavoro straordinario e incide fortemente sul numero di personale occorrente a vigilare su tutte le attività, in quanto è impensabile alla luce degli organici attuali aumentare le ore d’aria pomeridiane, i colloqui pomeridiani 2 volte a settimana e per sei giorni la settimana, l’area verde ecc. facendo tutto con il personale rimasto in servizio.

Che la politica decidesse il futuro della Polizia Penitenziaria e delle carceri, ma che lo faccia seriamente, cancellando in prima battuta dal codice penale la colpa del custode per tutti “gli eventi critici” che succederanno a seguito dell’apertura delle celle e della sorveglianza dinamica sempre più teoria e difficile da attuarsi nella pratica.