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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 16/12/2009  -  stampato il 11/12/2016


Intervista al testimone storico della storia raccontata nel Film "Prima Linea"

Mercoledi 18 novembre 2009, a Rovigo, c’e’ stata la presentazione del film La Prima Linea (recensito sullo scorso numero della Rivista), pellicola che porta sul grande schermo la storia del terrorista Sergio Segio, autore del libro Miccia Corta. Il film narra l’assalto al Carcere di Rovigo del 3 gennaio 1982, dove Segio (interpretato dall’attore Riccardo Scamarcio) libera la sua fidanzata Susanna Ronconi (interpretata da Giovanna Mezzogiorno), assaltando con un’auto bomba l’ala ovest del carcere provocando un vortice di violenza e sangue che segnerà per sempre una triste data da ricordare per la città di Rovigo.

Marino Siviero attualmente socio ANPPe della Sezione, c’era, e le pallottole che fischiarono a pochi centimetri da lui non erano una finzione scenica. Il ricordo di Siviero, ex agente di Custodia è ancora vivo.

Il 3 gennaio 1982, giorno dell’assalto al carcere di Rovigo da parte di un commando di Prima Linea, lui era sul muro di cinta, pro- t a g o n i s t a , quindi, di una delle azioni militari più c l amo r o s e degli anni di piombo.

«Allora - dice - il muro di cinta non aveva le protezioni trasparenti di adesso. Io ero nella garitta in cemento, vidi avvicinarsi al muro delle persone. Poi mi spararono contro, un vera grandinata di colpi, mi venne d’istinto gettarmi a terra poi provai a far fuoco col mio mitra d’ordinanza, ma l’arma si inceppò. Provai ancora a rialzarmi ma le raffiche erano intense. Poi l’esplosione, come un terremoto. Pezzi dell’A112 che conteneva l’esplosivo schizzarono dappertutto, il tetto addirittura dentro al carcere. Sergio Segio entrò nel carcere dalla breccia per liberare Susanna Ronconi e le altre tre detenute. Poi uscirono mentre le armi continuavano a crepitare. L’azione durò una decina di minuti, il mio collega che intervenne era a pochi metri, sul muro di cinta ma dall’altra parte. Pensò che fossi rimasto ucciso. All’inizio non pensai che l’obiettivo dell’attentato fosse l’evasione, ero in servizio al carcere da una ventina di giorni, facevo il servizio di leva.

Quando mi spararono contro ritenni che l’obiettivo fossimo noi agenti. In quel periodo non erano rari episodi di attentati contro le Forze dell’Ordine. Poi quando fu chiaro che erano evase quattro detenute la responsabilità di Prima Linea fu quasi automatica. Dopo un anno mi sono congedato, ma oggi mi sono iscritto all’ANPPe che da un paio di anni si è costituita anche a Rovigo e io sono orgoglioso di farne parte».