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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 18/10/2013  -  stampato il 04/12/2016


E’ fondamentale investire nella manutenzione ordinaria e nella ristrutturazione delle carceri: perché il carcere esiste, non e’ una realtà invisibile

Ogni Carcere d’Italia che s’incontra, nella maggior parte dei casi, presenta chi più chi meno, problematiche di carattere strutturale. Nonostante, si cerchi di provvedere nella manutenzione ordinaria, la stessa, non sempre risulta essere sufficiente! Ed in tal caso, sarebbe più opportuno intervenire con vere e proprie opere di ristrutturazione!

D’altronde, è facile comprendere come tutto ciò che è fatto di “mattoni e cemento”, non è  illimitato nel tempo! Che dire, sarebbe un vero colpo di fortuna! Nel rimanere realisti, occorre sottolineare, come investire nella manutenzione ordinaria e nella ristrutturazione del carcere, con cadenza regolare, è fondamentale!

C’è poi da dire che una struttura in buone condizioni influisce direttamente o indirettamente in modo positivo, nella popolazione detenuta presente e ovviamente nel poliziotto penitenziario, che quotidianamente vi presta servizio.

Purtroppo, alla luce degli ultimi anni, l’evidente riduzione dei fondi non è certo confortante. Anzi tutt’altro!

E’ bene invece fermarsi a riflettere su quanto sta accadendo. Perché, parlare del carcere dovrebbe mostrare, in primis, che ogni struttura detentiva deve essere capace di poter rispondere a due  requisiti di base: dignità e sicurezza. Tematiche, che mai e poi mai, dovrebbero essere tralasciate nel tempo!

Oggi più che mai, la situazione delle carceri in Italia, sta attraversando una situazione drammatica, aggravata in particolare modo dal grave sovraffollamento della popolazione detenuta e dalla stessa carenza di organico della Polizia Penitenziaria.

Il carcere esiste, non è una realtà invisibile. Il carcere è una realtà particolarmente complessa, carica di mille sfaccettature, dalla minore alla più complessa, ma ciascuna di grande importanza e degna di considerazione per una società civile.

E come usava dire un famoso detto: “Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni.” [Fëdor Dostoevskij, in Delitto e castigo, 1866].