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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 02/12/2013  -  stampato il 09/12/2016


Impiego nei reparti detentivi: rotazione individuale e giornaliera o istituzione di specifici gruppi con rotazione temporale?

                                                                                                          

Un aspetto che merita costante attenzione all’interno degli Istituti Penitenziari è l’ottemperanza di quanto previsto dall’Accordo Quadro Nazionale, ove si ribadisce che il personale di Polizia Penitenziaria maschile e femminile, nelle rispettive sezioni per ristretti uomini e donne detenute, debba essere impiegato secondo il principio dell’eguaglianza di posizione, attitudine e dignità professionale.

Partendo da questo presupposto, si prende in riferimento una ipotetica realtà detentiva di media- grande portata, ove si presentano più reparti detentivi, ciascuno differente in primis per tipologia della popolazione detenuta  presente.

Pensiamo ad esempio ad una classica ripartizione in una casa circondariale, che distingue: un reparto per detenuti giudicabili, un altro per definitivi, un reparto specifico di infermeria, per la cura e l’assistenza di detenuti con patologia sanitaria importante o in terapia metadonica, eccetera, eccetera …

A questo punto, ci si chiede: “all’interno di un Istituto Penitenziario, comporterebbe maggior vantaggio impiegare gli appartenenti del ruolo agenti assistenti attraverso la rotazione individuale e giornaliera dei posti di servizio ovvero provvedere attraverso l’istituzione di specifici gruppi con rotazione temporale in ciascun reparto?”

La rotazione individuale e giornaliera da parte dell’appartenente al ruolo agente assistente realizzerebbe da un lato il vantaggio della rotazione quotidiana in modo equo, ma allo stesso tempo verrebbe a determinare  lo svantaggio di una più difficile collaborazione: dove l’adozione di una metodologia di lavoro uniforme potrebbe rivelarsi un’incognita. Il tutto per il venir meno di due requisiti importanti, quali continuità e stabilità.

Cosa accadrebbe invece se, dopo una attenta presa visione dell’organico in dotazione, in ciascun Istituto penitenziario il ruolo agenti assistenti fosse ripartito in specifici gruppi, assegnati con cadenza temporale in ciascun reparto detentivo? Probabilmente, il lavorare in squadra comporterebbe un maggior affiatamento e una maggiore consapevolezza nel dare vita ad una metodologia di lavoro uniforme. In questo caso troverebbero piena applicazione i requisiti di stabilità e continuità.

In tal caso, è necessario ribadire come la rotazione non più individuale bensì di gruppo non smetterebbe di esistere, anzi verrebbe a manifestarsi con cadenza non più giornaliera bensì temporale. E per temporale s’intende: trimestrale, semestrale, eccetera … Cadenza che, ad ogni modo, diventerebbe discrezione organizzativa, più affine all’Istituto di riferimento.

Oggi, probabilmente, già esistono realtà detentive che scelgono di optare in merito. Certo, talvolta la carenza di organico compromette molti buoni propositi e diventa tutto più problematico. Di certo, credo e sono convinta, che la Polizia Penitenziaria quando lavora deve agire nella piena collaborazione e nel rispetto ciascuno ed ognuno del servizio svolto in comune.

Diceva Henry Ford,Industriale, ingegnere e progettista statunitense:  “Trovarsi insieme è un inizio, restare insieme un progresso … LAVORARE INSIEME UN SUCCESSO.”