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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 03/12/2013  -  stampato il 08/12/2016


Scaricati per far finta che 380 psicologi penitenziari brutalmente fatti fuori

 Trecentottanta psicologi penitenziari brutalmente fatti fuori

 

Trecentottanta. Trecentottanta padri e madri di famiglia, ma soprattutto professionisti di lungo corso della sanità carceraria vengono deliberatamente scaricati perché adesso bisogna far finta di trovare lavoro ai giovani. Si tratta, in media, di cinquantenni che hanno preso di petto un problema irrisolto, dall’Italia, mettendoci la faccia e il loro bagaglio culturale come se si fosse trattato di un lavoro normale, che normale non era. Precari nascosti di cui la stampa non si è mai occupata, perché sono pochi e hanno buttato dignità e sangue in un settore che, siamo onesti, non interessa a nessuno tranne coloro che dalla politica rischiano di passarci ore poco tranquille. La psicologa penitenziaria Daniela Teresi, tempo fa, ha scritto che “è giusto aiutare i condannati ad evolversi e a liberarsi dalle logiche antisociali. Perché è l’umanità di ogni uomo che è in pericolo ed è la dignità di ogni uomo che va salvata. Per effetto del DPCM del 1° aprile 2008 lo psicologo penitenziario è stato escluso dal passaggio alla Sanità a differenza dello psicologo che lavora in carcere con altro tipo di contratto e ciò è legittimo ed in contrasto con il principio di uguaglianza previsto dall’art. 3 della Costituzione. Per legge lo Psicologo penitenziario è a tutti gli effetti uno psicologo e come tale appartiene al pari degli altri colleghi ad un ruolo sanitario”. Ineccepibile, nell’epoca della balla istituzionalizzata, tanto che dire esattamente come stanno le cose rischia, come sempre, di essere rivoluzionario. Daniela Teresi, psicologa penitenziaria presso il carcere di Velletri, nel suo inascoltato appello ha aggiunto: “Perché il carcere non diventi la tomba dei mali dei più deboli, ma luogo di trasformazione per tutti quegli uomini che desiderano evolvere ed affrancarsi da logiche antisociali”.

Le vergognose beghe cui assistiamo imperterriti da decenni, con progressione formidabile, imprimono in maniera indelebile, fra le nostre pieghe, l’umiliazione di far parte di un paese che sempre più appare un treno senza guidatore lanciato nel nulla. Preda, come ha detto il sociologo Franco Ferrarotti, di “frenetici idioti”. che null’altro vogliono che il tutti contro tutti si risolva a loro favore. Ma è inutile dire che questo è un crinale molto pericoloso, foriero di pessimi presagi che preludono a possibili soluzioni frutto della rabbia e dell’impotenza crescente, che è una costante delle classi medie e di quelle meno abbienti.