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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 28/02/2014  -  stampato il 03/12/2016


Sorveglianza dinamica e apertura delle celle: quello che il DAP non dice ...

Lo slogan del 2013 è sicuramente: “Sorveglianza dinamica!” ... espediente studiato dal presidente Tamburino, con la collaborazione dei suoi strettissimi collaboratori, inserito nella lista di quelle cose che dovrebbero risolvere l’emergenza carceri.

Ma Tamburino & Co. non dicono, o forse non sanno, quale sarà il vero impatto di questa "sorveglianza dinamica" nella gestione delle carceri italiane.

Quello che non dicono è che potrà essere adottata in poche, pochissime, sezioni penitenziarie tanto che l’impatto sul miglioramento delle condizioni detentive sarà davvero minimo, quasi impalpabile.

Altro aspetto che forse non riescono ad immaginare i vari Tamburino & Co., è che se è vero che la sorveglianza dinamica (per loro stessa ammissione) funzionerà al meglio solo con l’adozione di adeguati strumenti tecnologici nelle carceri, come cancelli automatizzati, sale regia efficienti, telecamere etc., è altrettanto vero che il DAP negli anni non è riuscito a mantenere in funzione i tanto acclamati strumenti anti-scavalcamento delle mura di cinta, per mancanza di soldi, capacità di pianificazione, strumenti di controllo e gestione dei beni e dei servizi dell’amministrazione penitenziaria. Figuriamoci quanto durereranno i cancelli automatizzati … che, oltretutto, hanno già dato prova di malfunzionamento in diversi istituti penitenziari in cui sono stati installati.

Non dicono nemmeno che la sorveglianza dinamica sui detenuti, da sola, non serve a nulla.

In realtà, la vera emergenza nelle carceri non è il sovraffollamento, ma la mancanza di attività lavorative e scolastiche che sono condizione indispensabile per una minima probabilità di reinserimento nella società dei detenuti.

Senza lavoro e senza istruzione non c’è reinserimento. Tamburino & Co., invece, fanno gli gnorri, propagandando la sorveglianza dinamica come una delle soluzioni al problema dell’emergenza carceri (l'altra è l'apertura delle celle per periodi più lunghi).

L’apertura delle celle per almeno otto ore al giorno introduce un altro (non del tutto secondario) problema.

Per chiunque abbia un minimo di comprensione delle "dinamiche sociali dei gruppi”, è chiaro come la luce del sole che un gruppo di persone lasciate “bivaccare” per ore in un corridoio, con risorse limitate, si organizzerà spontaneamente imponendo la legge del più forte, del più influente, del più prepotente. In pratica l’apertura delle celle avrà come unico effetto l’amplificazione di quel fenomeno sociale, molto conosciuto in carcere, chiamato “università del crimine” in cui, detenuti entrati per reati banali, apprendono e conoscono dai detenuti più "esperti", come diventare criminali di rango superiore.

Altro che alleviare le condizioni disumane dei detenuti ... si manifesterà questo fenomeno che sarà tanto più amplificato con la contestuale adozione della sorveglianza dinamica che altro non è se non un tentativo di minimizzare l'enorme carenza di personale di Polizia Penitenziaria.

Tamburino & Co. in pratica cercano di tranquillizzare l’opinione pubblica pubblicizzando l’apertura delle celle dei detenuti, mentre la sorveglianza dinamica è solo un tentativo di nascondere sotto lo zerbino la carenza di personale.

E tutto ciò con l’accordo e il plauso di alcuni sindacati di Polizia Penitenziaria … 

 

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