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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 06/01/2014  -  stampato il 07/12/2016


Formazione e aggiornamento Polizia Penitenziaria: per meglio fronteggiare detenuti aggressivi ed autolesionisti in carcere

In più occasioni, può accadere che nella realtà penitenziaria viene a farvi ingresso detenuto con indole piuttosto violenta e fortemente insofferente alla condizione di restrizione in carcere, alla quale si aggiungono ripetuti gesti autolesionistici; che nei casi più gravi, possono tramutarsi in veri e propri tentativi o simulazioni di suicidio.

Quanto menzionato, diventa ancor più problematico nel momento in cui risulta impossibile instaurare una forma di dialogo con il ristretto violento e autolesionista, da parte di tutto il sistema carcere, quale appunto: poliziotti penitenziari, personale sanitario, educatori, psicologi, lo stesso cappellano e via via discorrendo con i vari operatori sociali presenti. C’è poi da aggiungere che, talvolta, il detenuto in questione, proprio perché in nessun modo riesce ad accettare lo stato di detenzione, diventa pericoloso anche nei confronti degli altri detenuti reclusi.

Ecco, quindi, come il carcere si ritrova inevitabilmente dinnanzi ad una situazione delicata che richiede la massima attenzione per la salvaguardia dell’ordine e della sicurezza e, contestualmente, la tutela sia del ristretto violento e pericoloso, sia di tutti quei soggetti che ad ogni modo ci entrano in contatto.

E’ proprio in tali situazioni che la Polizia Penitenziaria si trova vis a vis dinnanzi a situazioni cariche di tensione! Ecco perchè è sempre bene provvedere ad una formazione e aggiornamento specifico in materia, al fine di meglio fronteggiare quanto può succedere! Soprattutto, nel momento in cui il detenuto violento rimane in carcere perché dichiarato, a seguito di idonei accertamenti sanitari, come persona non affetta da patologia psichiatrica, bensì esclusivamente violento e pericoloso, perché insofferente allo stato di detenzione e quindi lo stare in carcere viene ribadito anche dall’autorità giudiziaria competente, che rimane comunque costantemente informata, laddove previsto dalla normativa vigente.

Si ribadisce, a questo punto, come investire nella formazione e aggiornamento dei poliziotti penitenziari, con corsi specifici in materia, può essere soltanto che un vantaggio. Non a caso, l’art. 11 comma 1 titolo III del DPR 82 del 15 febbraio 1999, richiama il ricorso ad ogni iniziativa utile da parte dell’Amministrazione Penitenziaria per poter assicurare livelli di adeguata professionalità e costante aggiornamento  al personale pol pen.

Certo, l’esperienza sul campo insegna. Ma questo non significa che, laddove possibile, non possano trovare seguito corsi idonei e specifici per arricchire un bagaglio di esperienza già presente. Anche per consentire una maggiore gestione a livello emotivo e poter meglio affrontare eventuali situazioni di alta tensione in carcere.

Il lavoro del personale di Polizia Penitenziaria è quanto di più delicato e prezioso, dove formazione e aggiornamento sono essenziali, per una realtà come quella del carcere dove non si finisce mai di imparare.