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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 15/02/2014  -  stampato il 08/12/2016


Vigilanza dinamica, obiettivo chiarezza: aboliamo la colpa lieve del custode

Il mio amico Commissario Ultimo, uno di quelli per cui la torre sulle spalle è diventata un miraggio, sostiene che non vi sia una correlazione tra la vigilanza dinamica  e la colpa del custode di cui all’art. 387 c.p.

In questi ultimi mesi si è tanto parlato di vigilanza dinamica, fino alla nausea, e quasi tutti i sindacati si sono opposti in modo fermo e deciso, qualcuno più degli altri (a mio parere) facendo ampia demagogia e opponendosi quindi al cambiamento in atto con una serie di argomentazioni sterili che non trovano fondamento giuridico come giustificazione del NON fare vigilanza dinamica.

Quasi tutti i sindacati poi, nei tavoli di contrattazione decentrata che precedono l’applicazione del regime detentivo previsto dalla sentenza Torreggiani, per questa o per quella Sezione, continuano ad opporsi: Non siamo d’accordo, anzi siamo contrari!!! Dimenticando che la Torreggiani è una sentenza e deve essere applicata per forza, pena sanzioni per l’Italia da parte dell’Europa.

Alla base, comunque, di tutte le argomentazioni “contro” vi è sempre la colpa del custode. Questo povero custode sul quale si vorrebbe far ricadere la colpa in caso ad esempio di evasione o: se succede qualcosa in sezione ...

Ma il mio amico Commissario Ultimo (che comunque ha comprato il cordone per il suo berretto, sperando un giorno di indossarlo) insiste, lui con le sue idee strampalate di Commissario a Ruolo Speciale, sostenendo che, se nelle carceri ci si attiene alle linee guida dettate dal D.A.P. in tema di vigilanza dinamica, e si rispettano le tabelle di consegna, ops scusate….gli  ordini di servizio che vengono emanati in funzione di dette linee guida, il custode non può essere incolpato nel caso in cui dovesse succedere un evento critico degno di tale nome. La colpa in questo caso verrebbe spalmata tra il DAP che ha emanato le linee guida, il PRAP, il Direttore che ha emanato gli ordini di servizio, l’ispettore e gli agenti che hanno osservato l’ordine di servizio, con il risultato che la eventuale colpa si liquefa fino a scomparire.

E’ questo il caso della colpa lieve, quella che potrebbe essere addossata al custode, e non è proprio il caso che i sindacati pretendano (rassicurati in questo dai vertici del DAP che non lo faranno mai) che venga abolita dal codice penale la colpa del custode, che è ben poca cosa di fronte ad una colpa grave, ad una omissione di atti d’ufficio, ad un falso in atto pubblico che potrebbero ad esempio scaturire da un eventuale tentativo di coprire un fatto.

La politica del “dietrolaportismo”, ovvero quella del mettersi il ferro dietro la porta, che ha caratterizzato per anni la politica del DAP, induce giustamente i sindacati ad essere cauti nei confronti di tutte quelle iniziative che richiedono una mutazione culturale nel modo di pensare ad un nuovo tipo di organizzazione all’interno delle carceri; disposizioni che nel tempo sono state calate dall’alto proprio con questo scopo, quello di scaricarsi le responsabilità ed hanno sortito tanti cetrioli, tra gli appartenenti all’Amministrazione Penitenziaria, che si sono andati a conficcare in quel posto dove non  batte il sole.

Ma secondo il mio amico Commissario Ultimo (che si è visto superare in carriera dai suoi giovani colleghi grazie ad una scellerata politica capace di scontentare tutti, classica del DAP degli ultimi anni) i Sindacati dovrebbero unirsi NON contro la vigilanza dinamica ma in una lotta che porti all’approvazione di un decreto “Balduzzi Penitenziario” e cioè, così come i medici sono riusciti grazie all’art.3 del decreto Balduzzi avente per oggetto “La Responsabilità professionale dell’esercente le professioni sanitariead eliminare la colpa lieve, infatti l’articolo recita testualmente“I professionisti che, nello svolgimento della propria attività si attengono a protocolli diagnostico-terapeutici, linee guida e pratiche elaborate dalla comunità scientifica nazionale e internazionale, rispondono degli eventuali danni solo nei casi di dolo e colpa grave.”

Così tre righe di un decreto, di un Ministro che vuole bene alla Polizia Penitenziaria (con i fatti e non a chiacchere) dovrebbero recitare: Il personale di Polizia Penitenziaria che nello svolgimento del proprio servizio si attiene alle linee guida emanate dal DAP, dal PRAP e dall’osservanza degli ordini di servizio, risponde di eventuali responsabilità in caso di eventi critici solo nei casi di dolo o di colpa grave

Io ritengo che la materia vada senz’altro approfondita e che il DAP impari a dettare le linee guida, a scrivere dei protocolli standard per ogni caso di evento critico piuttosto che limitarsi ad enunciare solo dei principi o delle dichiarazioni di intenti.

Dobbiamo arrivare  quindi, ad una norma come quella del Balduzzi che servirebbe, comunque, a tranquillizzare il personale in servizio nelle sezioni che vede la vigilanza dinamica come un grosso cetriolo pronto a scattare in quel posto, alla minima occasione, al minimo evento critico

Dobbiamo, per questo, pretendere delle vere linee guida da trasformare in ordini di servizio, anziché arroccarci su posizioni pretestuose, ostili al cambiamento che ci chiede l’Unione Europea. Prendiamo esempio dai medici che si confrontano giornalmente con lo spauracchio dell’errore professionale, e sono consapevoli di rispondere solo per dolo o colpa grave, cosa di cui siamo consapevoli anche noi ma che ci nascondiamo dietro la colpa del custode che è invece ben poca cosa e non può costituire un alibi al cambiamento.