www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 06/03/2014  -  stampato il 03/12/2016


L'immagine della Polizia Penitenziaria nelle fiction televisive: comunicata, rappresentata e percepita

Nonostante si tratti solo di “finzioni”, come si propongono di essere a partire dal nome “Fiction”,  le serie tv rappresentano una realtà che, spesso, è l’unica a disposizione di chi guarda per costruirsi un’idea dei protagonisti, dei loro sentimenti, di come si comportano nei loro ruoli e di come agiscono nel quotidiano.

Che non si tratti solo di un passatempo da dopo cena, lo dimostrano numerose analisi demoscopiche realizzate sul tema. 

Su tutte, per quanto ci interessa: “Le divise. L’immagine delle Istituzioni di Sicurezza nella fiction italiana” realizzata dall’Osservatorio sulla fiction italiana (Ofi) e presentata a Roma il 15 marzo 2007. 

Da quell’indagine emerse, in maniera evidente, che un ruolo importante delle fiction e dei loro personaggi è senza dubbio quello di contribuire a costruire e a mantenere un legame di fiducia tra le istituzioni e i cittadini. 

Non a caso, alla presentazione del Rapporto erano presenti i vertici di quattro Forze dell’Ordine: Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza e Guardia Costiera. 

Purtroppo, per la Polizia Penitenziaria non ci sono state buone notizie per quanto riguarda gli esiti evidenziati dalla ricerca. 

L’indagine ha esaminato più di 150 ore di fiction per analizzare tre livelli di comunicazione dell’immagine: comunicata, rappresentata e percepita. 

L’immagine comunicata è quella che le forze dell’ordine danno di loro stesse attraverso i siti internet ed i canali di comunicazione istituzionale. 

L’immagine rappresentata è quella trasmessa dalle serie tv. 

L’immagine percepita è quella che il pubblico ricava da sé e che viene ricostruita  attraverso interviste a campione. 

 

LA POLIZIA PENITENZIARIA SUL WEB

Per quanto riguarda l’immagine comunicata, il sito ufficiale della Polizia Penitenziaria (a distanza di molto tempo e di vari restyling) che idea ci trasmette del Corpo? 

Purtroppo, non possiamo che ripetere quello che abbiamo già detto in passato: molto scarsa. 

A beneficio di chi volesse conoscere meglio una delle cinque forze di polizia del Paese e farsene un’idea attraverso il suo sito ufficiale, possiamo rilevare, ad esempio, che nella home page del giorno 22 febbraio 2014, oltre alla nomina del nuovo Ministro della Giustizia Andrea Orlando, avrebbe potuto trovare, in evidenza, altre otto notizie. 

Le prime due trattano di uno sventato tentativo di consegna di droga in carcere e di una cerimonia di intitolazione del carcere di Potenza.  

Ne seguono poi altre sei che, partendo dal basso ed in ordine cronologico, parlano dell’assalto ad un furgone della Polizia Penitenziaria e dell’evasione di un detenuto, delle dichiarazioni del capo Dap sull’evento, di altri due detenuti evasi dal carcere di Rebibbia, della notizia che il primo evaso è stato ripreso dai Carabinieri e, le ultime due, che i due evasi di Rebibbia sono stati individuati ed arrestati - prima l’uno e poi l’altro - dalla squadra mobile di Roma. 

Insomma, in evidenza troviamo sei notizie uguali: detenuti che scappano alla Polizia Penitenziaria e che qualcuno riporta indietro. 

Indubbiamente, sia per la scelta delle notizie che per l’evidenza data loro in home page, che è la vetrina di qualunque sito istituzionale, l’immagine comunicata sulla professionalità dei nostri uomini in divisa non è delle migliori. A maggior ragione, la ridondanza, in un mondo in cui il flusso di notizie è ininterrotto ed in continua evoluzione, certamente non aiuta. 

Nell’intero arco della giornata, non si trova nemmeno un riferimento qualificante sulla Polizia Penitenziaria, un accenno, ad esempio, ad uno dei tanti atti di quotidiano eroismo che riguardano i molti appartenenti che lavorano nelle sezioni detentive del Paese in condizioni operative difficili e rese ancor più penose dalla carenza di organico, la menzione della  meritoria iniziativa Sport in carcere o, magari, solo qualche prestigioso risultato degli atleti delle Fiamme Azzurre. 

Per rilevare il primo simbolo della Polizia Penitenziaria si deve andare a cercare nella sezione CHI SIAMO dove, però,  si trovano indistintamente e tutti insieme Il Capo del DAP, il Corpo, l’Organizzazione, i Gruppi Sportivi, la Banda Musicale, le Uniformi ed il Comitato per le Pari Opportunità. 

Passando allo spazio comunicazione del sito ufficiale, che è quello espressamente dedicato al dialogo dell’istituzione con  i cittadini, si può attivare un altro menu a tendina in cui compaiono nell’ordine: Ufficio Stampa (con l’indirizzo email dell’Ufficio Stampa e Relazioni Esterne del Dap), le Pubblicazioni (calendari, numeri della rivista “Le due città”, volumi pubblicati a cura dell’Ufficio Stampa e Relazioni Esterne del Dap, e uno spazio riservato al vecchio mensile “L’Agente di custodia”), la Filatelia, il canale youtube  “UfficioStampaDap” e la pagina facebook “Polizia Penitenziaria” sempre a cura dell’Ufficio Stampa e Relazioni Esterne Dap. 

Ad un primo colpo d’occhio, leggendo chi cura cosa, si fatica a credere che ci si trova ancora sul sito ufficiale della Polizia Penitenziaria e che non si è finiti in quello dell’Ufficio Stampa e Relazioni Esterne del Dap. 

 

CARABINIERI E POLIZIA DI STATO 

Nei siti istituzionali dell’Arma dei Carabinieri o della Polizia di Stato, tanto per fare un esempio, c’è spazio per la vetrina buona del Corpo: si racconta di iniziative in cui chi indossa la divisa incontra la gente, anche con l’ausilio di caroselli di belle immagini, si cura l’informazione con il flusso delle agenzie di stampa che dà conto costantemente delle notizie nazionali più rilevanti, esistono il Commissariato on line, l’Operatore Virtuale, le denunce via web, l’espressione del grado di soddisfazione del sito web, gli spazi d’interazione con il cittadino, anche tramite giochi virtuali e simulazioni di vario genere. 

Carabinieri - sito web

Polizia di Stato - sito web

Tutte cose di cui non si ha traccia visitando il sito ufficiale della Polizia Penitenziaria che sembra chiuso  in sé stesso ed ermetico come un carcere di massima sicurezza. 

Per i concorsi, che sono uno dei motivi per i quali un sito istituzionale viene molto spesso consultato, se si prova a saperne qualcosa di più e si clicca su uno dei link Concorsi Pubblici o Interni, si viene reindirizzati sul portale www.giustizia.it e questa è un’altra differenza sostanziale rispetto all’Area Concorsi  delle altre forze di polizia, che informano e aggiornano direttamente su tutto quel che riguarda le immissioni nei loro ranghi. 

In ultima analisi le aree Multimedia, Dove Siamo, Archivio e Link Utili, non aggiungono nient’altro di apprezzabile in favore dell’Immagine Comunicata della Polizia Penitenziaria. 

 

LA POLIZIA PENITENZIARIA NELLE FICTION

Detto tutto ciò per il sito internet, passiamo ad analizzare l’immagine rappresentata nelle serie tv per capire come la Polizia Penitenziaria appare agli occhi di chi la guarda. 

Il rapporto dell’Ofi sottolinea come nel poliziesco all’italiana, caratteristico delle produzioni Rai e Mediaset degli ultimi anni, i testi narrativi giocano un ruolo importante nella costruzione dell’immagine socialmente condivisa delle Istituzioni di Sicurezza. 

In questi testi, i poliziotti penitenziari delle fiction realizzate negli ultimi anni sono usciti assai malconci essendo stata veicolata un’immagine sbagliata sia del carcere, sia della polizia che vi opera. 

I baschi azzurri sono quasi sempre rappresentati privi di sentimenti, di dialoghi significativi, di emozioni o di storie proprie che conferiscano un minimo di umanità a quella divisa indossata. Entrano in scena per favorire evasioni o, quando non sono complici, cercano di impedirle senza riuscirci mai. 

Durante i colloqui, nelle carceri dei film, si vede entrare di tutto senza che i poliziotti in servizio si accorgano mai di nulla: droga, telefoni, pizzini e armi, magari in cambio di soldi incassati dal solito agente infedele. 

E se in sezione c’è sempre qualche poliziotto che picchia il recluso, durante le traduzioni è facile preda di chi intende assaltare i blindati, perché non sembra avere neppure troppa dimestichezza con le armi e, proprio per questo, immancabilmente muore senza aver lasciato alcun segno significativo nella storia della serie tv. 

Serie come “Baciati dall’amore”, “Un amore ed una vendetta”, le cinque stagioni di “Squadra Antimafia” (a cui in autunno si aggiungerà la sesta), sono tutte legate da uno stesso fil rouge nel mostrare i nostri colleghi distanti anni luce da tutti gli altri in divisa così delineati dal rapporto: 

“Sono dinamici, ben organizzati e pronti a mobilitarsi contro le varie emergenze criminali, ma sono anche uomini e donne normali e, a volte, persino vulnerabili. Così gli spettatori considerano i poliziotti delle fiction tv che restituiscono l’idea di un’Istituzione “vicina al cittadino”, per la capacità di intervenire in suo soccorso ma anche perché gli uomini che indossano la divisa dimostrano di condividere i piccoli e grandi problemi della vita quotidiana delle persone comuni”.   

I nostri poliziotti (che in qualche caso sono stati interpretati da chi indossa la divisa anche nella vita reale) sono delle mere comparse negative ed evidentemente ciò non crea particolari sussulti né in loro (quelli che si prestano alle comparsate) né in chi dovrebbe vigilare su quei testi narrativi. 

Male purché se ne parli, malconci pur di esserci... e le produzioni tv ringraziano.

 

GLI UFFICI DI COMUNICAZIONE DELLE ALTRE FORZE DI POLIZIA 

Ma come si comportano gli Uffici deputati al controllo delle serie tv degli altri Corpi, che non siano la Polizia Penitenziaria? 

La Polizia di Stato, nell’ambito del Dipartimento di Pubblica Sicurezza – Ufficio Cerimoniale e Relazioni Esterne, ha un Ufficio Fiction e Film che, come cerimoniale e relazioni esterne, è incardinato nella Segreteria del Dipartimento di Pubblica Sicurezza e, dunque, alle dirette dipendenze del Capo della Polizia, pur avendo un Dirigente al vertice. 

L’Ufficio collabora alla realizzazione di film, sceneggiati, fiction e documentari sulla Polizia di Stato. C’è un controllo accurato della sceneggiatura: protagonisti, progetto, sinossi tutto viene letto approfonditamente, anche le parti che non interessano direttamente la Polizia, perché viene ritenuto indispensabile capire il contesto. 

Alla fine viene chiesto di vedere anche il girato. Se non c’è corrispondenza tra progetto approvato, sceneggiatura e girato, la Polizia non concede i propri credits a fine film. 

Dato che non può esservi censura il film a quel punto andrà in onda ugualmente ma dovrà esserci l’indicazione che si tratta di una libera ispirazione artistica dell’autore e che ogni riferimento a fatti e persone reali è puramente casuale. 

Nella fiction “Squadra Antimafia” ad esempio, che evidentemente non rispettava più le “linee” del Dipartimento di Pubblica Sicurezza, non c’e’ più né il marchio  né alcun riferimento alla Polizia di Stato da diverso tempo. 

In compenso nei titoli di coda c’è il ringraziamento all’Ufficio Relazioni Esterne del Dap e alla Polizia Penitenziaria (in questo ordine si badi bene). Evidentemente ci sono vedute discordanti sui girati accostabili o meno ai nomi dei diversi corpi di polizia.  

 

Ringraziamenti al DAP fiction

 

L’Arma, ai tempi della serie tv “Carabinieri”, mandava un proprio Ufficiale sul set televisivo a Città della Pieve per verificare che il girato fosse allineato all’immagine ed al blasone dell’istituzione. 

Quando qualche attore si allontanava dalla verosimiglianza rispetto alle modalità operative dei Carabinieri c’era la cortese richiesta di modifica delle scene. 

Un vero salto di qualità per l’immagine dei Carabinieri  è stato fatto con la fortunatissima serie tv “Il maresciallo Rocca”, andata in onda per cinque stagioni dal 1996 al 2005. 

Gigi Proietti, il protagonista indiscusso di ogni puntata, è entrato nel cuore della gente per l’eccezionale normalità che lo ha contraddistinto: bravo carabiniere ma anche uomo, marito, padre di famiglia alle prese con problemi ordinari, spesso in pensiero per le inquietudini dei figli adolescenti, un po’ come vive e come potrebbe essere visto qualunque poliziotto penitenziario rappresentato in modo diverso. 

Alla domanda «Pensa che la serie da lei interpretata abbia cambiato qualcosa, nella percezione che la gente comune ha del carabiniere?”» Proietti ha risposto: “Credo di sì. Perché quella del carabiniere veniva spesso ridotta a una figura da barzelletta. Io penso che Rocca invece abbia restituito un’immagine più giusta e veritiera dei militari dell’Arma. Perlomeno ci abbiamo provato». 

In “Un passo dal cielo”  Terence Hill, nei panni di Pietro il comandante della Forestale di San Candido, ha fatto conoscere al grande pubblico la bellezza della natura ed il fascino del lavoro di un Corpo Forestale che fino ad allora non era stato mai rappresentato nella sua specifica professionalità ed umanità. 

Invece, non è, e non sarà, facile uscire da certi stereotipi negativi appiccicati addosso alla Polizia Penitenziaria dopo anni ed anni di campagne di delegittimazione a mezzo stampa,  al cinema e da chi il carcere ed il mondo penitenziario non lo conosce affatto. 

Se la Polizia Penitenziaria tra tutte le forze di polizia è quella che riscontra il consenso più basso, se ancora chi vuole definire un suo appartenente lo chiama in tutti modi (guardia carceraria, agente di custodia, secondino) tranne che in quello che lo qualifica in modo corretto, se ogni volta che accade qualche episodio spiacevole in carcere l’operatore in divisa, anziché presunto innocente, viene considerato presunto colpevole fino a prova contraria, qualche domanda su chi e come ha gestito la comunicazione che riguarda il Corpo fino ad oggi bisognerebbe incominciare seriamente a farla. 

 
 
 

AGGIORNAMENTO SUCCESSIVO ALL’ARTICOLO: 

Lasciatemi commettere un piccolo peccatuccio di presunzione nel considerare che – proprio dopo questo editoriale (pubblicato con la Rivista online il 28 febbraio) qualcosa si è mosso al dap.

Infatti, non credo a caso (anche se sempre dopo un primo intervento del Sappe), il vice capo del dap il 4 marzo ha inoltrato una nota a RAIUNO in relazione alla fiction Il Giudice Meschino, lamentando il trattamento riservato alla polizia penitenziaria nella sceneggiatura (leggi la nota).

Da notare, in particolare, questo passaggio: 

Il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria da anni ha avviato una proficua, stabile e apprezzata collaborazione con le società di produzione cine televisive, istituendo un apposito servizio nell'ambito dell'Ufficio Stampa e Relazioni Esterne, che svolge la consulenza gratuita nella stesura delle sceneggiature, mette a disposizione mezzi e uniformi e offre la disponibilità di girare interni ambientati nelle strutture penitenziarie assicurando la presenza di un funzionario dell'ufficio durante le riprese. Tale consolidata collaborazione produce risultati positivi per l'immagine dell'istituzione e degli operatori e, al tempo stesso, evita alle produzioni di incorrere in errori formali e sostanziali nei contenuti di fiction e film. Questo Dipartimento, dunque, tramite l'Ufficio Stampa, è a disposizione di RAI Fiction per offrire alla Sua struttura il servizio di consulenza e l'eventuale utilizzo di strutture e mezzi al fine di prevenire le spiacevoli situazioni segnalate.”

Impressionante come le parole del dott. Pagano confermino sostanzialmente quanto da me scritto nell’articolo, eccezion fatta per la parte che sostiene che la “collaborazione produce risultati positivi per l'immagine dell'istituzione e degli operatori e, al tempo stesso, evita alle produzioni di incorrere in errori formali e sostanziali nei contenuti di fiction e film”.

Tale affermazione, a mio avviso, lascia intendere che il vice capo del dap (o chi per lui dell’ufficio stampa) probabilmente vede i programmi della televisione del Canton Ticino (Svizzera) o di Capo d’Istria (Slovenia) che, pur trasmettendo in lingua italiana, rappresentano la polizia penitenziaria dei loro Paesi.

L’auspicio, comunque sia, è che certe critiche che vengono mosse da più parti, alla fine, riescano a sollecitare la lenta, pesante e farraginosa macchina dipartimentale come, (ripeto) probabilmente, è successo questa volta. 

 

 Le critiche al Vice Capo del Dap. Anche persone brave ed oneste possono non essere all'altezza di certi incarichi 

 

Polizia Penitenziaria interviene per salvare vite umane: il DAP si gira dall’altra parte per evitare di elogiarli

 

L'immagine della Polizia Penitenziaria e la "disinformatija" del DAP

 

La Penitenziaria è la forza di Polizia meno amata dai cittadini, Franco Ionta: “sono molto soddisfatto”