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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 09/03/2014  -  stampato il 05/12/2016


Il Giornale: ennesimo sperpero denaro pubblico, Dap deve risarcire Generale AdC con 180000 euro (e io pago!)

Le carceri italiane sono un lager. Un inferno sia per i detenuti che per chi ci lavora, a iniziare dalla Polizia Penitenziaria. Lo dicono gli osservatori e lo dice l'Unione europea, che non manca di infliggere pesanti sanzioni all'Italia per lo stato dei penitenziari. Manca denaro per rendere dignitosa anche la detenzione, ma proprio i soldi che potrebbero essere utilizzati per quelle strutture fatiscenti vengono sperperati dallo Stato nella solita guerra per le poltrone.

Tra una sottovalutazione e un errore, il Ministero della Giustizia finisce così per dover allentare i cordoni della borsa per risarcire quanti nell'assegnazione degli incarichi sono rimasti vittime di scivoloni dello stesso dicastero di via Arenula. La battaglia dell'ufficiale: l'ennesimo sperpero viene fuori nel braccio di ferro che ha ingaggiato con il Ministero, vincendo, il generale Sergio Savini. L'ufficiale, appartenente al corpo disciolto degli agenti di custodia, ha chiesto già diciotto anni fa un incarico dirigenziale, adeguato al suo ruolo.

Niente da fare. Il generale di brigata è stato a lungo agli ordini di un dirigente di grado inferiore al suo, ha visto ignorare la sua richiesta di assumere le funzioni di Provveditore vicario a Pescara, assegnate poi a un suo collega, ha visto affidare incarichi prestigiosi ad altri graduati, dal tenente colonnello Aldo Bernardini, al generale Enrico Ragosa, fino al generale Giorgio Rossi. A lui niente. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il mancato incarico da reggente del Provveditorato regionale per l'Abruzzo e il Molise, durante l'assenza per ferie del Provveditore, dall'8 agosto al 7 settembre 2005. Al suo posto la Direzione Generale del Personale del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria ha scelto la dottoressa Rosanna Buscemi.

Il generale Savini è passato alle vie legali e ha impugnato il provvedimento sgradito al Tar del Lazio, chiedendo anche un risarcimento danni, sia per la perdita di chance che per i riflessi che l'atteggiamento del Dap avrebbe avuto sulla sua salute. I giudici amministrativi hanno riconosciuto che a lungo il generale è stato demansionato e per quegli anni in cui l'ufficiale è stato messo all'angolo gli hanno riconosciuto un risarcimento i centomila euro, giustificandolo appunto come indennizzo per dequalificazione professionale e perdita di chance.

Per quanto riguarda invece la malattia, il Tar ha disposto una perizia e chiesto all'Università La Sapienza di Roma di far luce sullo stato in cui versa Savini, stabilendo se fosse effettivamente vittima di ansia e depressione e se la patologia fosse legata a quanto subito sul lavoro. La risposta degli esperti è stata affermativa. I medici hanno riconosciuto un "pregiudizio alla salute" dell'ufficiale "inscindibilmente connesso alla condotta antigiuridica posta in essere dall'Amministrazione". I giudici gli hanno riconosciuto così un ulteriore risarcimento di 80 mila euro. In totale Savini ha ottenuto la condanna del dicastero di via Arenula a un indennizzo da 180 mila euro. Denaro che poteva essere destinato a migliorare lo stato, pessimo, delle carceri bruciato per una serie di errori nella gestione del potere.

Il Giornale

 

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