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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 09/04/2014  -  stampato il 09/12/2016


La farsa della vendita delle auto blu del Dap

 Ancora una volta la dirigenza del Dipartimento, pur di dimostrare una presunta obbedienza istituzionale, adotta la soluzione più eclatante, anche se meno razionale e a discapito della Polizia Penitenziaria.

Nella fattispecie, il Governo chiede di alienare, le “auto blu” e il Dipartimento, per assecondare la richiesta e fare bella figura, si precipita a fare un taglio netto.

Ora, questo taglio a rigor di logica avrebbe dovuto incidere sulle “auto blu” propriamente dette, invece con uno dei soliti artifizi burocratici si sforbicia una cospicua aliquota di autovetture Polizia Penitenziaria dotate di targa di copertura e, per questo, ben camuffabili da “auto blu”.

Vista la tipologia di alcune vetture, verrebbe da dire “poco male”!!

Il problema è che questa operazione di trasparenza amministrativa improntata al rigore, come consuetudine dipartimentale, nasconde risvolti di comodo celati tra le pieghe di ingegnosi artifizi burocratici.

Infatti, il taglio che si sta operando con tanta solerzia non va ad incidere minimamente sulle autovetture a noleggio in uso al centro ed in periferia (le vere “auto blu” dell’amministrazione penitenziaria), se non  per quelle per le quali è scaduto il contratto di noleggio.

Risulta al Sappe, anzi,che almeno due provveditorati regionali hanno riscattato, al termine del noleggio, due autovetture di grossa cilindrata, contingentemente, targate Polizia Penitenziaria.

Si pensi che l’allora Capo del Dipartimento Franco Ionta, nel 2011, tentò di ridurre drasticamente il ricorso al noleggio di autovetture di grossa cilindrata, limitandole comunque ad una cilindrata non superiore ai 1.600 cc, come previsto dalla direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri e la procedura,  nei Provveditorati ed in altre articolazioni Dipartimentali, ha resistito sino a tutto il 2013.

In realtà, già nel 1991, il legislatore, dopo aver indicato un ristretto numero di persone (ministri, sottosegretari e dirigenti generali) con diritto di autovettura personale, stabilì che il Ministro del Tesoro avrebbe potuto indicare altri soggetti destinatari di autoveicoli personali.

Peraltro, la riduzione di un terzo delle auto blu prevista dalla finanziaria '92 e ribadita nella finanziaria '97, ha previsto anche di affidare a società private la gestione del parco macchine, rimanendo, però, sostanzialmente inevasa.

Purtroppo, la caratteristica di tutti i provvedimenti normativi adottati in materia di auto blu è la compresenza di norme di grande rigore finanziario, che limitano l'uso delle autovetture, con norme di carattere residuale o transitorio che consentono, invece, “aperture” e/o “smagliature” in senso opposto.

E, proprio in queste aperture e smagliature i vertici del dap hanno iniziato ad insinuarsi sin da subito.

Sulla carta, l’Amministrazione penitenziaria, con circolare 3475/5925 del 29 maggio 1998, emanò particolari disposizioni circa l’utilizzo delle autovetture, chiarendo che tutte le automobili non destinate ai soggetti protetti dalle misure di tutela disposte dai Comitati per l’Ordine e la Sicurezza, dovevano essere oggetto di una razionalizzazione.

La riorganizzazione prevedeva, in sostanza, l’adozione di un criterio molto semplice, teso al risparmio e all’ottimizzazione delle risorse, secondo il quale l’uso delle autovetture di servizio avrebbe dovuto tener conto di percorsi in tutto o in parte coincidenti, ivi compresi gli accompagnamenti al e dal luogo di lavoro, e gli spostamenti per motivi di servizio.

Intervenuta questa prima limitazione circa l’uso di tali autovetture, l’Amministrazione (i suoi dirigenti), in barba ai quei sani principi d’austerità e risparmio, ha brillantemente aggirato la norma iniziando ad impiegare per gli “accompagnamenti” autovetture targate Polizia Penitenziaria, dotate di targhe di copertura.

Non ci sembra una coincidenza che, nel 2000, il Dipartimento acquistò circa 4000 autovetture da adibire alle esigenze operative dei Nuclei Traduzioni, che di fatto furono destinate anche ai Dirigenti del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria per un uso ad personam, a nostro avviso ai limiti del peculato.

Quelle autovetture, in gran parte modernissime Alfa Romeo 155 Twin Spark, erano rigorosamente “blu”, colore istituzione delle autovetture del Corpo, ma, stranamente, non furono dotate della consueta livrea istituzionale che le rendesse identificabili, ma restarono in una sobria versione “civile”, per essere utilizzate come auto di servizio per il prelievo e l’accompagnamento di “taluni dirigenti”.

Purtroppo, tale consuetudine si è trascinata rovinosamente sino ai giorni nostri così che il servizio di prelievo e riaccompagnamento di dirigenti alle proprie abitazioni è effettuato, in via prioritaria, con le autovetture targate Polizia Penitenziaria dotate di targa di copertura, aggirando ogni norma di spending review e consentendo questo privilegio anche a chi non ne avrebbe alcun diritto.

E’ evidente che impiegare autovetture di “polizia” in servizi non di polizia e ampiamente regolamentati dalla direttiva 6/2010 dell’11 maggio 2010 della Presidenza del Consiglio dei Ministri, configura, nella migliore delle ipotesi, un uso improprio delle autovetture in questione, non senza un grave danno all’erario.

Correttezza istituzionale avrebbe voluto che, invece di ricorrere ad artificiosi escamotage, doveva essere fatta una valutazione preventiva per distinguere le esigenze di sicurezza per l’impiego di mezzi direttamente correlati alle esigenze proprie di un Corpo di Polizia dagli illeciti sperperi perpetrati da dirigenti irresponsabili.

E’ ancor più grave, oggi, che siano state messe in vendita autovetture della Polizia Penitenziaria che potevano, in gran parte, essere riutilizzate per gli effettivi servizi istituzionali anziché essere svendute per una ambigua operazione di facciata.

Altro eloquente dato è riscontrabile nel fatto che tra le auto poste in vendita dal Ministero della Giustizia nessuna sembra provenire dal Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria, che continua a mantenerle tutte in servizio.

Questa operazione di “pulizia”, infine, potrebbe preconfigurare un probabile nuovo grande acquisto di vetture che per motivi di facciata saranno “per servizi di polizia”, che la norma tutela, ma che di fatto potrebbero essere, ancora una volta, dirottate ad uso e consumo dei dirigenti penitenziari.