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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 18/04/2014  -  stampato il 08/12/2016


I rischi e i vantaggi della politica economica di Renzi

Nel Documento di Economia e Finanza 2014,  sezione II Analisi e tendenze della Finanza Pubblica il Governo Renzi mette in conto:

  • il perdurare del blocco contrattuale per tutto il pubblico impiego sino al 2018;
  • la fine del blocco stipendiale stabilito dall’art. 9 del d.l. n. 78/2010 che, per quanto attiene il personale del comparto sicurezza e difesa, significherebbe lo sblocco dal 01.01.2015 delle promozioni, degli assegni di funzione, delle omogeneizzazioni, ecc..

Da una lettura complessiva del Documento, si comprende, inoltre, che è intenzione del Governo continuare con la politica di contenimento della spesa per il pubblico impiego attraverso: il citato blocco contrattuale e provvedimenti di razionalizzazione dei trattamenti economici dirigenziali (con particolare riferimento alla retribuzione di risultato), e qui mi viene da dire “era ora”.

A chiarimento, riporto di seguito il testo, contenuto nel DEF 2014.
 
“La riduzione attesa nel 2014 è dovuta al consolidarsi delle misure di contenimento della spesa per redditi per il pubblico impiego disposte dalle recenti manovre di finanza pubblica. Il modesto incremento dello 0,1 per cento stimato per l’anno 2015 è determinato, principalmente, dal venir meno di alcune delle predette misure di contenimento della spesa in vigore nel periodo 2011-2014, in particolare il limite di spesa individuale riferito alla retribuzione percepita nell’anno 2010 ed il riconoscimento ai soli fini giuridici delle progressioni di carriera.

Tali effetti di spesa sono stati in gran parte compensati, dalla decurtazione permanente, introdotta a decorrere dal 1°gennaio 2015 dalla Legge di Stabilità 2014, delle risorse destinate al trattamento accessorio in relazione ai risparmi di spesa determinati ai sensi del D.L. 78/2010 ed inizialmente previsti per il solo triennio 2011-2013 (successivamente prorogati dal DPR 122/2013 sino al 31 dicembre 2014)."

 E' evidente che come consuetudine ci si scontra con interessi personali dei vertici politici ed amministrativi del Paese.

Le lobby politiche ed economiche che sguazzano in questo sistema, traendone ingenti profitti economici che si traducono poi in potere a qualsiasi livello, fanno muro a qualsiasi ristrutturazione razionale dell’intero sistema.

Allora, invece di fare ristrutturazioni serie, si da luogo alla farsa della vendita delle vetture di servizio, che porteranno nelle casse dello Stato le briciole.

E chi paga, sono sempre i pensionati e i lavoratori dipendenti, pubblici e privati, fagocitati da un sistema la cui irreversibilità talmente chiara che ultronee riflessioni appaiono quanto meno risibili.