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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 11/06/2014  -  stampato il 03/12/2016


Prima di lasciarci, Tamburino si č scritto e si č inviato una Circolare autocelebrativa. Rimarrā a sua futura memoria ...

Così come i controlli per il rilascio della patente di guida, col tempo, si fanno più serrati e le verifiche di idoneità si accorciano tra l’una e l’altra, così per il Capo DAP si dovrebbe trovare una soluzione simile senza aspettare il cambio di Governo e lo spoil system che (fortunatamente) ne consegue.

La verifica si impone alla luce dell’ultima (per fortuna anche letteralmente) Circolare a firma del (ex) Capo DAP Giovanni Tamburino che si è scritto e inviato una lettera di autocompiacimento: Circolare DAP - Diritti e benessere del personale

I toni sono in puro stile autocelebrativo, quasi a cercare di convincere prima di tutto se stessi, sperando che questo sia sufficiente per convincere anche gli altri: soprattutto l’Europa e la sua Corte per i Diritti Umani.

“Decorsi due anni si può affermare senza tema di smentita che il quadro di insieme degli istituti è sensibilmente migliorato…”  è una delle prime frasi contenute nella circolare che, oltre a non fare i conti con la realtà, non tenta nemmeno di dissimulare un ego che da tempo noi abbiamo imparato a conoscere.  ( Giovanni Tamburino come il Marchese del Grillo: Perchè io so' io ... )

Il Capo del DAP poi si lancia in un elenco di presunti risultati raggiunti durante la sua permanenza, quali il calo delle presenze dei detenuti nelle carceri italiane, l’aumento delle ore di permanenza dei detenuti al di fuori delle celle e (a suo dire) un sensibile abbassamento degli eventi critici.

Al Capo del DAP, o a chi per lui sia in grado di leggere e guardare in faccia la realtà, è fin troppo facile rispondere che:

a) il calo della presenza dei detenuti nelle italiche carceri potrebbe dipendere anche da altri fattori oltre che alla sua mera presenza nell’ufficio di Largo Daga (per esempio la diminuzione degli arresti o dei reati commessi, gli interventi normativi "svuotacarceri" etc.);

b) l’aumento delle ore in cui i portoncini blindati delle celle sono aperti, con conseguente permanenza delle persone detenute nei corridoi dei reparti detentivi, non necessariamente comporterà una maggiore benevolenza della Corte Europea nei nostri confronti (ricordiamo che la Corte ci ha accordato un ulteriore proroga di un anno), in quanto si era espressa in ben altri termini rispetto al solo riferimento allo spazio vitale a disposizione dei detenuti. Basterebbe rileggerselo quell’articolo 27 della Costituzione, oltre che citarlo in ogni occasione…

c) se gli eventi critici sono “sensibilmente” diminuiti lo sanno solo il Capo de DAP e i suoi collaboratori in quanto nessun dato è stato mai reso pubblico (in perfetto stile oscurantista del DAP che negli ultimi giorni si sta manifestando in tutta la sua prepotenza). A giudicare dalle lamentele dei nostri colleghi e degli articoli di cronaca, l’affermazione che gli eventi critici siano “sensibilmente” diminuiti, non trova alcun riscontro nella vita reale.

Ma il “meglio” della Circolare arriva nella seconda parte e richiama l’oggetto della circolare stessa intitolata “Diritti e benessere del personale”.

Dopo tanti “successi” sul versante dei diritti dei detenuti, la circolare sottolinea che è ora di prendere in considerazione anche quelli del personale: “In taluni casi non solo vengono negati i diritti fondamentali, quali riposi, ferie, con ricorso a ingiustificate motivazioni come la carenza di risorse umane o la copertura dei posti di servizio, ma, in una prospettiva più ampia, sembra mancare del tutto la cultura del coinvolgimento del personale nella definizione degli obiettivi, della chiarezza del mandato affidato e, soprattutto, della sua attuabilità. Questa resistenza al cambiamento risulta poco comprensibile e non può essere tollerata: si tratta, infatti, di logiche anacronistiche, mancanti di funzionalità rispetto a un sistema che. per evolversi, deve fondarsi sul pieno rispetto dei diritti e rifarsi a modelli partecipativi dove ognuno sia chiamato a offrire il proprio contributo professionale in una logica di insieme, finalizzata a un comune obiettivo. E dove lo strumento disciplinare risulti extrema ratio privilegiando i momenti di comunicazione e di dialogo”.

Abbiamo scelto di riportare questo ampio stralcio della circolare, per far comprendere quanto sia opportuna e urgente una verifica delle qualità necessarie e svolgere il ruolo di Capo del DAP, in quanto, per un qualsiasi poliziotto penitenziario, è fin troppo evidente la veridicità dell’antico proverbio: “il pesce puzza dalla testa” e semmai delle critiche al sistema organico dell’amministrazione penitenziaria devono essere rivolte (e ogni dipendente sa che ne devono essere rivolte parecchie) a partire da colui che l’Amministrazione penitenziaria la dirige; le critiche infatti non possono che partire dalla testa appunto, cioè proprio dal Capo del DAP che invece di perder tempo a “filosofeggiare” con le sue inutili circolari (che non troveranno alcuna applicazione nei micromondi di ogni carcere) avrebbe fatto meglio, lui per primo, a fissare la rotta con i gesti più che con le parole.

Per esempio, invece di filosofeggiare, se ha avuto modo di riscontrare abusi o scorrettezze da parte dei suoi Dirigenti/Direttori, avrebbe fatto meglio a prenderli uno ad uno e sanzionarli, loro sì, disciplinarmente, oppure ricorrendo ad un sonoro “rimprovero” tra quattro mura invece che cimentarsi nell’ennesima dichiarazione d’intenti...

Cosa ce ne dovremmo fare oggi, noi poliziotti penitenziari, di questa circolare che di tutto parla ma niente risolve?

Sono sicuro che oltre ai colleghi poliziotti, a leggere una circolare del genere, è uscita l’orticaria pure ai Direttori.

Come si fa a dire che la carenza di personale non può essere considerata una motivazione quando si negano le ferie al personale? Ma Tamburino lo sa quanti poliziotti penitenziari mancano in organico? In un organico “calcolato” più di venti anni fa quando non c’erano le traduzioni, il sovraffollamento e ogni anni venivano arruolati miglaia di poliziotti penitenziari?

L'Egregio Signor Giovanni Tamburino, ed i suoi "suggeritori", invece di diramare inutili circolari sul benessere del personale dovevano calcolare quanti poliziotti penitenziari andranno in pensione nei prossimi cinque anni senza nessuna certezza di copertura del turn over e, forse forse, ringraziare il Signore per essere stati mandati via prima della "catastrofe annunciata".

 

Il DAP prepara la "rivoluzione normale" nelle carceri. Ancora una volta echeggia il grido "Armiamoci e partite!"