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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 08/05/2014  -  stampato il 09/12/2016


Le tecnologie possono essere d'aiuto in carcere per i detenuti e il personale? Dipende...

Si fa un gran parlare di tecnologie applicate alla gestione delle carceri, come i cancelli automatizzati, le sale regia con molte telecamere e i sistemi anti scavalcamento.

Tutti sistemi che hanno funzionato poco e male, a cui è mancata un’adeguata manutenzione e che spesso creano più problemi che altro. Tutte soluzioni hardware, le uniche soluzioni che il DAP negli ultimi decenni ha saputo mettere in funzione nelle carceri.

C’è dell’altro? Si, c’è dell’altro e un gruppo di addetti ai lavori di ogni amministrazione europea si riunisce e si confronta, almeno una volta l’anno, per discutere e scambiarsi informazioni ed esperienze su tutte quelle tecnologie dell’informatica e comunicazione (in inglese ICT, Information Communications Technologies) che possono essere utili per il reinserimento delle persone detenute nella società e, al contempo, possono essere d’ausilio a tutto il personale che opera nei penitenziari.

Il Gruppo si chiama “ICT in Prison” ed è una nicchia di esperti di EUROPRIS, l’organizzazione europea che raggruppa quasi tutti i Ministeri della Giustizia e le Amministrazioni penitenziarie europee e dei Paesi confinanti: Austria, Belgio, Catalogna, Croazia, Danimarca, Francia, Inghilterra, Galles, Germania, Finlandia, Georgia, Irlanda, Lituania, Lussemburgo, Olanda, Irlanda del Nord, Norvegia, Romania, Scozia, Slovenia, Svezia.

L’ICT Group non si occupa solo di cancelli automatizzati, in discussione ci sono: definire degli standard europei, riconoscimento biometrico, tecnologie per scoprire le droghe, comunicazioni tra operatori, e-mail per i detenuti, utilizzo di telefonia mobile sicura in carcere, sicurezza dei detenuti e personale penitenziario, riduzione dei costi, postazioni informatiche per le informazioni ai detenuti, sistemi di videoconferenza all’interno del carcere, utilizzo di tablet per servizi e formazione dei detenuti, etc ... etc ...

Le discussioni non sono accademiche, ma mostrano i vantaggi e gli insuccessi di applicazioni pratiche che gli altri Paesi hanno già adottato, ci si confronta per diffondere le “buone pratiche” ed eventualmente correggere il tiro con l’esperienza di ciascun Paese.

Purtroppo, alle discussioni non ha mai partecipato una delegazione italiana. Non che ciò possa stupirci … Al DAP stanno ancora cercando di capire come utilizzare al meglio la posta elettronica tra un Ufficio e l’altro ... e le applicazioni informatiche sono a malapena utilizzabili per qualche statistica interna. Figuriamoci se qualche “filosofo” che fa fatica anche a gestire la diffusioni delle Circolari, è in grado di mettersi a discutere sui vantaggi del riconoscimento biometrico per la localizzazione in tempo reale dei detenuti, magari anche con un monitoraggio delle loro condizioni di salute con collegamento ad un centro clinico o all’infermeria del carcere.

Fantascienza? No. Semplicemente potenziali occasioni (perse).

Come al solito, non ci resta che augurarci che qualcuno che sia in grado di leggere, capire e prendere le decisioni, prima o poi si imbatta in queste nostre denuncie, così che un giorno non dovremo sentire ancora direttori di carcere che parlano a vanvera di cancelli automatizzati che puntualmente si bloccano ...

 

PER APPROFONDIRE:

ICT in Prison: www.europris.org/expert-groups/ict-in-prisons

 

Il carcere collegato: www.wired.co.uk/news/archive/2013-10/10/prison-futures-uk

 

Carceri del futuro in Inghilterra: www.wired.co.uk/news/archive/2013-10/10/prison-futures-uk

 

www.direct2inmate.com