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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 28/04/2014  -  stampato il 07/12/2016


La farsa della vendita delle auto blu del Dap. Parte seconda

Ormai sono certo: la vendita delle cosiddette auto blu è un mero spot elettorale, messo in atto dall’attuale Governo.

L’Amministrazione Penitenziaria, da parte sua, si è subito prestata al gioco individuando, non si comprende secondo quale criterio, una aliquota di vetture da vendere, che però, quasi esclusivamente, sono targate Polizia Penitenziaria.
Prima di approfondire sul tema specifico, vorrei fare una considerazione strettamente personale.

Ritengo che tale solerzia nell’accondiscendere alle bramosie provenienti da Via Arenula risieda, nella fattispecie, nella mera necessità di dimostrarsi, agli occhi del vertice politico, come “dei bravi ragazzi” per eludere quegli approfondimenti sulla gestione amministrativa del DAP che, nella migliore delle ipotesi, potrebbero comportare dei provvedimenti di carattere amministrativo/disciplinare nei confronti di più di qualche dirigente.

Fatta questa doverosa premessa, veniamo al nocciolo della questione.
Al fine di sfuggire un discorso troppo lungo, evito di partire dal lontano 1990, circolare 3290/5740, e compio un balzo temporale fino al 2011, precisamente all’atto del Capo Dipartimento 34671/2-8.

Tale atto poneva in capo alla Direzione Generale competente l’onere di provvedere, già nel 2011, alla dismissione di una serie particolare di autovetture, le quali, sapientemente ed ingegnosamente contingentate come autovetture a targa Polizia Penitenziaria, erano sfuggite alle direttive del Governo, in particolare alla direttiva 6/2010.

La direttiva, infatti, fa espresso riferimento alla riduzione delle autovetture della P.A. e, in particolare, richiama la legge 662/1996 che pone precisi limiti e deroghe come, ad esempio:
“124. Per l'esercizio finanziario 1997 e' fatto divieto alle amministrazioni civili dello Stato, nonché agli enti non territoriali del settore pubblico allargato, con esclusione delle Forze di polizia, di acquistare autovetture”.

E’ del tutto evidente che la scelta attuale di dismettere particolari autovetture, come Maserati, Jaguar e simili, sia perfettamente in linea con i motivi di oculata gestione.

Quello che, invece, mi fa sorgere seri dubbi sulla volontà di compiere i tagli che la situazione attuale richiede è la scelta delle altre autovetture, inserite a mio modesto avviso al solo scopo di fornire dei numeri alla politica e di conseguenza all’opinione pubblica.

Così accade che si mettono in vendita autovetture a targa Polizia Penitenziaria, come ad esempio una serie di Lancia acquistate convenientemente dalla società autostrade SPA, e non si interviene su quelle a noleggio, ad esempio quelle in uso ad alcuni Provveditori, che hanno sicuramente dei costi eccessivi e dovevano cessare il noleggio già dal 2010.

Ma, ancora, udite … udite, tra le macchine individuate nell’aliquota da alienare vi sono autovetture sulle quali sono stati spesi soldi per eseguire lavori di manutenzione ordinaria e/o straordinaria solo pochi giorni prima della formalizzazione dell’elenco da consegnare al Gabinetto del Ministro.

Infine, devo, mio malgrado, constatare che l’autoparco di Via Arenula non ha subito alcun tipo di decurtazione e qui sorge il dubbio, ovvero, escluse quelle autovetture blindate che sono impiegate nei servizi di protezione, le altre pur essendo tutte a targa civile, con tutto ciò che comporta in termini di costi come tassa di proprietà e pedaggi autostradali, per quale sconosciuto motivo non sono state inserite dal Ministero della Giustizia in quelle da mettere all’asta sul portale ebay ?

E per quale motivo non si avviano verifiche amministrative nei confronti di chi ha acquistato vetture contingentandole con targa Polizia Penitenziaria e perché non si fa nulla nei confronti di quei dirigenti che continuano ad utilizzare autovetture a noleggio di cilindrata ben superiore ai 1600 cc previsti dalla norma come limite massimo?

La farsa della vendita delle auto blu del Dap (parte prima) 

 

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