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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 05/06/2014  -  stampato il 11/12/2016


I burocrati "pensano", i poliziotti si suicidano ...

Cominciamo da un dato di fatto reale: i suicidi tra i nostri colleghi hanno superato 100 casi in dieci anni.

Ultimo in ordine di tempo, la tragica fine di un Assistente in servizio ad Ascoli Piceno.

Ma, meno di una settimana prima, a Padova un collega si era sparato nel suo garage. Fatto inquietante e agghiacciante, in quest'ultimo caso, il collega prima di suicidarsi ha inviato un sms al proprio figlio anticipando il gesto.

Il secondo dato reale è quello delle aggressioni. Ad oggi non si contano piu gli episodi di vile e gratuita violenza che le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria subiscono quotidianamente dalla popolazione detenuta.

Noi Poliziotti quando non arriviamo al blackout della nostra mente per diversi fattori tra cui anche il burnout, siamo massacrati dai delinquenti reclusi a cui tra l' altro è stata anche data la possibilità di circolare otto ore al giorno nel proprio reparto detentivo, una vigilanza dinamica che sfocia sempre di piu' nella violenza disumana sui Baschi Azzurri inermi sotto le discutibili direttive di chi al Dipartimento forse, forse, ha dimenticato come si vive sulla propria pelle a costo della propria vita.

La vigilanza dinamica nei penitenziari, voluta per alleggerire l’emergenza carceraria è un vero fallimento. In sostanza, è un regime penitenziario aperto, con sezioni detentive sostanzialmente autogestite da detenuti previa sottoscrizione di un patto di responsabilità, mediante un depotenziamento del ruolo di vigilanza della Polizia Penitenziaria, relegata ad un servizio di vigilanza dinamica, che vuol dire porre in capo ad un solo poliziotto quello che oggi lo fanno quattro o più agenti, a tutto discapito della sicurezza e mantenendo il reato penale della “colpa del custode”.

Ebbene, tutto questo è fumo negli occhi.

Come anche per le conseguenze di quell’effetto burnout dei Poliziotti determinato dall’invivibilità delle sezioni detentive sistematicamente caratterizzate da eventi critici: suicidi, tentati suicidi, aggressioni, risse, atti di autolesionismo, colluttazioni.

La circolare del Dap sulla sorveglianza è incredibilmente anacronistica, perché si rivolge ai detenuti con pene brevi da scontare, che in tutta Europa scontano la pena fuori dal carcere. Dovrebbe essere così anche in Italia e per questo dovrebbe lavorare l’amministrazione penitenziaria piuttosto che delegittimare la Polizia Penitenziaria e consegnare le carceri all’autogestione dei detenuti.

In ultimo la circolare sul benessere e che dovrebbe arginare il fenomeno suicidi.

In poche righe, la circolare parla di tutto e di niente, intanto i colleghi muoiono e i burocrati pensano.