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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 26/05/2014  -  stampato il 08/12/2016


Ritorno al passato: celle aperte in carcere, Polizia Penitenziaria dovrÓ trattare con i boss per mantenere l'ordine?

Il mio amico Commissario Ultimo è disperato. A causa dell’apertura delle celle, per otto ore, e con i detenuti che passeggiano sul piano del reparto in quanto pochi vanno all’aria (forse hanno paura che qualcuno entri nelle loro stanze e rubi quel poco di cui sono dotate), con i detenuti che si organizzano tra di loro cercando un leader nel piano o nella sezione, cercando di prevaricare i più deboli, sembra di essere tornati indietro nel tempo, agli anni più bui dell’Amministrazione Penitenziaria.

Come era prevedibile, la fretta di aprire le celle, senza dare niente di veramente concreto ai detenuti, ovvero opportunità con cui riempire le giornate (non sono stati mandati soldi nelle periferie, le strutture non sono idonee, il personale è sempre scarso e contesta continuamente queste modalità lavorative) ha dato modo ai detenuti di avere più tempo di parlare tra di loro, di stringere alleanze e quindi di tramare contro quella etnia o contro i detenuti originari di un paese piuttosto che un altro. Ed ecco che nascono le prime risse, le prime aggressioni fisiche, le prevaricazioni, i blitz nelle celle a colpi di schiaffi e pugni che non verranno denunciati per paura di ritorsioni (le celle sono aperte, i detenuti sono un centinaio sul piano, ed è facilissimo entrare per pochi secondi in una cella senza essere intercettati dalla famosa “ronda”, colpire duramente il detenuto ed uscire).

Ed è questa la nuova realtà regalataci da Tamburino e Pagano. Loro si giustificheranno a Strasburgo dicendo di avere l’80% dei detenuti fuori dalle celle per almeno otto ore, che tutti i detenuti hanno a disposizione 3 metri quadri a testa, con la speranza di farla franca ed essere promossi (sulla pelle dei poliziotti penitenziari) ad altri prestigiosi incarichi: magari Tamburino a Presidente della Repubblica e Pagano a Presidente della Regione Campania.

Una realtà che nessuno tra le alte sfere vuole accettare e anzi si rifiuta di sentire qualche critica che viene da chi giornalmente si confronta nelle carceri di periferia con i detenuti.

Cari Pagano e Tamburino, nei prossimi mesi, con il grande inganno della sentenza Torreggiani ci costringerete a trattare con il boss della Sezione o del Piano per mantenere l’ordine nei reparti, come facevano gli agenti di custodia negli anni ’70 all’Ucciardone quando trattavano con Buscetta per portare l’ordine in Istituto.

Un vero e proprio ritorno al passato che avrà conseguenze nefaste solo per la Polizia Penitenziaria.

 

 

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