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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 30/05/2014  -  stampato il 11/12/2016


A quando un medico che indossa la divisa della Polizia Penitenziaria?

Finalmente ad oggi anche nella Polizia Penitenziaria sembra avverarsi l’affermazione, da tempo  auspicata, dei Ruoli Tecnici. Ed in particolare, con l’ottemperanza dei decreti ministeriali in data 20 gennaio 2014, è stata avviata la procedura pubblica concorsuale ad esami per la selezione delle figure professionali di vice direttore biologo, vice perito biologo, vice revisore tecnico, allievo agente tecnico,vice direttore informatico e vice perito informatico.

In quest’ottica, diviene quasi spontaneo chiedersi: “A quando un Medico che indossa la Divisa della Polizia Penitenziaria?”.

Pensiamo ad esempio alla stessa Polizia di Stato, la quale vede nascere un proprio Servizio Sanitario nel 1962 con la legge n. 885: dove, in un primo momento, presero forma le dotazioni organiche nonché le funzioni istituzionali degli Ufficiali Medici del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza. 

Infatti, la svolta decisiva si avrà poi, più recentemente nel 1981, con l’affermarsi della legge di riforma n. 121 del Nuovo Ordinamento dell’Amministrazione della Pubblica Sicurezza, che determinerà di fatto l’attuale  Ruolo Professionale dei Sanitari ed entrerà nel merito del Ruolo di specie del personale impiegato in attività tecnico-scientifica o tecnica, come previsto nel DPR n. 338/82’ e successivo DPR n. 337/82’.

E’ importante sottolineare come quanto sopra illustrato nasce al fine di tutelare la salute dei poliziotti di Stato, avvalendosi di medici, di psicologi, di infermieri, di tecnici e di operatori.

A tal proposito, perché non estendere quanto già previsto nella Polizia di Stato anche alla Polizia Penitenziaria, cercando di colmare quelle lacune esistenti che talvolta diventano ostative nell’idea di una vera e propria equiparazione con le altre Forze dell’Ordine?

Oggi più che mai, visto, purtroppo, il fenomeno del “suicidio del poliziotto penitenziario”, un tema delicato che per nessun motivo si deve correre il rischio di sottovalutare. Oggi, quando si ipotizza e si discute sulla introduzione di un eventuale psicologo per il poliziotto penitenziario! Beh, perché non partire proprio da questo!

Che sia si lo psicologo della Polizia Penitenziaria, ma che possa essere con la “Divisa”, proprio come accade nella Polizia di Stato, per proseguire così oltre nella realizzazione di un Servizio Sanitario della Polizia Penitenziaria, perché per migliorarsi occorre sempre cercare di fare passi in avanti.

Sulla via degli interventi che la Polizia Penitenziaria chiede a gran voce per il proprio sostegno … chissà! Si potrà mai tornare a discutere su quanto sopra detto?

Di certo, la Polizia Penitenziaria merita davvero una grande attenzione, ne vale per tutti quei colleghi e colleghe, laddove, a volte per la carenza di personale, si ritrovano impiegati nel ricoprire più posti di servizio contemporaneamente; per non parlare poi di quelle realtà dove talvolta un turno di sei ore non esiste più e quello che dovrebbe essere l’orario straordinario diventa oramai il regolare turno di servizio; per quel collega che si ritrova ad essere al posto sbagliato e al momento sbagliato, quando diventa bersaglio di un detenuto di indole aggressiva e/o autolesionista, in preda ad una crisi di nervi; per l’impegno e il delicato servizio svolto nel quotidiano,  per una Polizia Penitenziaria che non deve conoscere battute d’arresto nella propria crescita di ogni giorno.