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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 22/12/2009  -  stampato il 04/12/2016


Sulle presunte morti 'sospette' in carcere e sul ruolo della Polizia Penitenziaria

La notizia, importante, è passata quasi inosservata sui media italiani.

E' morto per un tumore al cervello il detenuto nigeriano testimone del presunto pestaggio di un altro detenuto avvenuto nel carcere di Teramo.
Nessuna morte sospetta, dunque, come non è sospetta quella di Aldo Bianzino, avvenuta nel carcere di Perugia nell’ottobre 2007. "Cause naturali in seguito ad aneurisma", ha infatti accertato l’autopsia.
 
Qualche riflessione è necessaria.
 
E' importante per il Paese conoscere il lavoro svolto dai poliziotti penitenziari, è importante che la Società riconosca e sostenga l'attività risocializzante della Polizia Penitenziaria e ne comprenda i sacrifici sostenuti per svolgere tale attività, garantendo al contempo la sicurezza all'interno e all'esterno degli Istituti.
 
Il nostro Corpo è costituito da persone che nonostante l’insostenibile, pericoloso e stressante sovraffollamento credono nel proprio lavoro, che hanno valori radicati e un forte senso d’identità e d’orgoglio.
Per questo continuano a pervenirci lamentele per la mancata tutela e la non adeguata promozione dell'immagine della Polizia Penitenziaria presso l'opinione pubblica.
Raccoglietelo questo disagio: è quello di chi lavora ogni giorno, nel silenzio e tra mille difficoltà ma con professionalità, umanità, competenza e passione nel dramma delle sezioni detentive italiane.
Ci ripugna leggere e sentire di morti “sospette” nelle carceri italiane perché questo vuole dire rappresentare i penitenziari italiani come luoghi fuori dalle regole della democrazia e delle leggi in cui accade “di tutto, di più”. Così non è!
 
Ribadiamo ancora una volta che proprio noi, che rappresentiamo il primo e più rappresentativo Sindacato della Polizia Penitenziaria, siamo i primi a chiedere che il carcere sia una casa di vetro, perché non abbiamo nulla da nascondere.
 
Non è accettabile il gioco al massacro all’onorabilità della Polizia penitenziaria e dei suoi appartenenti che va in scena da ormai molte settimane.
La Legge 395 del 1990 istituisce il Corpo di Polizia Penitenziaria il quale eredita gli uomini del Corpo degli Agenti di Custodia e le donne Vigilatrici penitenziarie.
La Polizia Penitenziaria in quegli anni non eredita solo le persone con il loro bagaglio professionale e culturale, ma anche l'immagine di un mondo, quello penitenziario, che l'opinione pubblica interpreta attraverso stereotipi di vecchia data, generati perlopiù da quell'alone di mistero e riservatezza di cui un carcere, per sua natura è circondato.
 
Oggi possiamo affermare che la Polizia Penitenziaria è sulla strada della completa attuazione di quel processo di riforma iniziato negli anni '70, ma mancano precisi e fondamentali tasselli per raggiungere il risultato finale.
 
Noi riteniamo che uno di questi imprescindibili passaggi sia proprio quello di dare piena visibilità del lavoro svolto dalla Polizia Penitenziaria, attraverso tutti i canali mediatici di cui la nostra democrazia dispone.
E' importante per il Paese conoscere il lavoro svolto dai nostri colleghi, è importante che la Società riconosca e sostenga l'attività risocializzante della Polizia Penitenziaria e ne comprenda i sacrifici sostenuti per svolgere tale attività, garantendo al contempo la sicurezza all'interno e all'esterno degli Istituti.
 
Il nostro Corpo è costituito da persone che credono nel proprio lavoro, che hanno valori radicati e un forte senso d’identità e d’orgoglio.
 
Tutto questo non può però essere messo mediaticamente in evidenza sempre e solo dal Sindacato…