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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 04/07/2014  -  stampato il 07/12/2016


Funzionari al workshop sul braccialetto elettronico

I comandanti di reparto, i direttori ed i responsabili degli U.E.P.E. della regione Toscana hanno partecipato ad un workshop tenutosi a Firenze, nella giornata del 12 giugno, sul braccialetto elettronico. L’incontro è stato organizzato dal P.R.A.P. della Toscana in collaborazione con “Itasforum”, Centro Studi per la Sicurezza.

A fare gli onori di casa il Provveditore Regionale, Carmelo Cantone che ha condiviso con i numerosi ospiti, tra cui il sottosegretario alla Giustizia on. Cosimo Maria Ferri, il Prefetto di Firenze Luigi Varratta, il Presidente del Tribunale di Sorveglianza Antonietta Fiorillo le problematiche e le prospettive di questo nuovo modo di fare sicurezza.

Di braccialetto elettronico, o meglio di mezzi elettronici di controllo si parla oramai dal 2000, quando il decreto n. 341 (antiscarcerazioni), modificato dalla legge 19 gennaio 2001 n. 4, ne propose l’applicazione. Già in quella occasione si pensò all’uso del braccialetto elettronico sull’onda di una situazione di emergenza che, ai giorni nostri non pare essere terminata. Sin da quei primi momenti si percepirono una serie di difficoltà che solo in parte hanno trovato soluzione nel corso di questi anni. La consapevolezza di tali difficoltà è, d'altronde, percepita nello stesso titolo del workshop: “il braccialetto elettronico: l’adeguamento dell’Italia alle sperimentate prassi in ambito europeo e internazionale”, quasi a voler sottolineare la perenne rincorsa della Pubblica Amministrazione ad una esigenza di “adeguamento”, di rientro nelle regole che l’Europa, in specie in questi ultimi anni impone all’Italia in tema di detenzione e di esecuzione della pena.

Nel corso di questo lungo periodo di inerzia, tuttavia, le spese per la fornitura del servizio e, più in generale, i costi legati al braccialetto elettronico non si sono mai arrestati: circa una decina di apparecchi (a fronte dei 2000 programmati) sono stati applicati nel corso dei circa quattordici anni dalla entrata in vigore della legge, al punto che, come giustamente evidenziato da uno dei responsabili del Centro Studi per la Sicurezza “Itasforum” - che ha esposto il funzionamento del sistema, anche da un punto di vista delle problematiche ad esso sottese - ogni braccialetto applicato nel corso di questi anni è costato più o meno quanto un più prezioso bracciale di Bulgari! “Un sistema ancora troppo costoso e non ancora a punto”, come ha anche affermato in una recente audizione il capo della polizia, il prefetto Pansa.

Il sottosegretario alla Giustizia ha evidenziato che tale sistema di fare sicurezza deve diventare la regola da seguire e non più l’eccezione, soprattutto dopo la legge 146 del 2013 (svuotacarceri), e non solo per coloro che vengono sottoposti a misure cautelari ma anche per i detenuti che fruiscono di permessi premio, di misure alternative alla detenzione ed in caso di reati di particolare allarme sociale.

I problemi maggiori che sono emersi nel corso dei lavori del convegno riguardano i sistemi di trasmissione, ancora troppo poco affidabili, almeno rispetto ai più tecnologici sistemi utilizzati in altri paesi d’Europa. Una tecnologia «base», quella utilizzata per i nostri braccialetti elettronici, che utilizza un segnale radio che dal braccialetto va ad una «consolle» appositamente installata nella casa della persona da vigilare. Quando i due apparecchi non «dialogano» più allora scatta l’allarme. Altri apparecchi in uso in Europa hanno almeno il g.p.s. per stabilire l’esatto punto dove si trova una persona, ma in Italia questo passo non è stato ancora attuato.

In generale, la nuova normativa sulle carceri è vista con favore perché, come affermato dal presidente del Tribunale di Sorveglianza, inizia ad affrontare le problematiche in maniera strutturale.

Il problema della esecuzione penale, sempre più legato al sovraffolamento carcerario, deve essere affrontato ponendo una particolare attenzione anche al di là delle ordinarie modalità custodiali che, allo stato attuale, sempre con più difficoltà rispondono ai dettami della Costituzione.

L’auspicio, da operatore penitenziario (ma sento di partecipare il pensiero e le aspettative di numerosi miei colleghi) è che le problematiche sottese all’utilizzo su ampia scala del braccialetto elettronico trovino a breve soluzione, attraverso un miglioramento delle tecnologie di funzionamento del sistema, una completa “messa a punto” delle modalità di sorveglianza e di pronto intervento in caso di necessità, la creazione di buone prassi e, certamente non da ultimo, una sensibile riduzione dei costi di gestione. Il contraltare a tutto ciò non potrà che essere un deflazionamento di presenze all’interno degli istituti penitenziari e la possibilità di poter iniziare ad agire per progetti e non più sulle emergenze cui far indifferibilmente fronte entro scadenze prestabilite.

In conclusione, ho percepito il coinvolgimento dei direttori penitenziari e dei comandanti, oltre che dei direttori degli U.E.P.E., come un importante segnale di partecipazione ed inclusione, da parte del Provveditorato regionale, ad uno dei temi più delicati di questo particolare momento storico per l’Amministrazione Penitenziaria. L’auspicio è che ognuno, attraverso la propria professionalità ed il suo contributo di esperienza e buon senso possa cooperare al meglio per la buona riuscita di un progetto che non rappresenta soltanto una nuova modalità di esecuzione della pena ma anche e soprattutto il presupposto per attività programmatiche di breve e lungo periodo.