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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 19/08/2014  -  stampato il 07/12/2016


Aprite le caserme ai colleghi in difficoltà

Nei miei numerosi articoli, scritti da alcuni anni a questa parte, aventi per oggetto il fenomeno dei suicidi tra gli appartenenti al Corpo di P.P. ho sempre sostenuto che per arginare il fenomeno bisogna mettere in atto provvedimenti concreti e non chiacchere o idee bislacche che lasciano il tempo che trovano come gruppi di studio autoreferenziali, brochure informative, telefoni amici che non riceveranno mai una telefonata.

Nel tempo proposi di aiutare quei poveri colleghi che, a causa di separazioni coniugali, o per scelte di vita sbagliate a torto o ragione, si ritrovano a dover vivere di stenti, a non riuscire a pagare un affitto, rischiando la depressione e quindi il suicidio o di cedere alla tentazione della corruzione; cosa alquanto probabile quando si fa servizio in mezzo a delinquenti incalliti che hanno grosse risorse finanziarie ed un fiuto speciale nel riconoscere colleghi in difficoltà economiche. Aiutarli concretamente, ovvero offrendo loro un posto in caserma ad un canone irrisorio, facendo loro recuperare in busta paga le 300 – 400 euro di affitto (al minimo).

Ma se ci fosse stata negli anni una politica seria da parte dei nostri dirigenti che si sono succeduti, si sarebbe potuto istituire un fondo (ancora siamo in tempo per farlo) con il quale aiutare questi colleghi in difficoltà, attraverso magari una fondazione che potrebbe essere finanziata da piccoli prelievi in busta paga e soprattutto dalle donazioni del 5 per mille che tutti gli appartenenti al Corpo potrebbero sostenere all’atto della dichiarazione dei redditi. Proposte concrete che, arrivando da uno che non è consulente del Ministro, non è un magistrato o ex, non è un dirigente generale, non vengono considerate.

D’altronde i nostri dirigenti non indossano la divisa ma abiti firmati, alcuni hanno le balie in divisa che gli guardano il giardino, o li scarrozzano in giro per la città e località marine., quindi non potranno pensare mai al bene dei poliziotti penitenziari e se proprio vengono “punzecchiati nell’orgoglio” (da gente come Donato Capece il sindacalista che è come la Settimana Enigmistica che vanta numerosi tentativi di imitazione), per n partoriscono idee balzane come l’istituzione di gruppi di lavoro alla ricerca di soluzioni che invece avrebbero a portata di mano. Che facessero un bagno di umiltà e sviluppassero le idee in embrione che un appartenente al Corpo, costretto a scrivere sotto pseudonimo per non incorrere in ritorsioni, ha lanciato da anni rimanendo inascoltate.

Cosa che invece è riuscita ad un alto ufficiale della Guardia di Finanza (i loro dirigenti sono Generali e indossano la divisa con orgoglio!) che, preoccupato dal fenomeno dilagante dei finanzieri separati, quindi a rischio di corruzione a causa dell’erosione dello stipendio per alimenti ecc., lancia l’allarme e scrive una lettera riservata al Comandante del Corpo per segnalare il problema che complessivamente riguarda circa 4 mila finanzieri (nel nostro Corpo ancora non siamo in grado di definirne il numero esatto, eppure basterebbe un click….), quasi tutti nella fascia di reddito più bassa. Il Comandante della Guardia di Finanza (che probabilmente ama i suoi uomini), ha recepito subito l’appello e per arginare e prevenire il fenomeno della possibile corruzione ha aperto le caserme a chi ne ha bisogno, diramando una nota in tal senso a tutti i comandi. I finanzieri che non riescono ad arrivare a fine mese a causa del salasso che una separazione può procurare e che maneggiano “soldi” per lavoro sono come gli addetti alle bonifiche ambientali: senza mascherine si intossicano e quindi occorre prevenire con atti concreti.

Ma il Comandante ha fatto di più: ha fondato una ONLUS “Fondo di assistenza per i finanzieri” per poter aiutare i militari in difficoltà economiche. L’alto ufficiale che ha sollevato il problema segnalava una crescita esponenziale del fenomeno delle separazioni con conseguente richiesta da parte del personale interessato di una stanza o di un posto letto in caserma. Personale considerato a rischio poiché al limite dell’indigenza essendo gravato da onerosi impegni economici riconducibili all’adempimento degli obblighi della separazione. Già nel 2006 nella Guardia di Finanza era scoppiata un’altra emergenza: quella dei suicidi. Nei dieci anni precedenti si erano suicidati 74 finanzieri, con una media di 7 all’anno. Anche questo problema fu affrontato con corsi di formazione per i Comandanti per infondere la sensibilità necessaria al fine di prevenire il fenomeno dei suicidi.

Oggi il Comando della Guardia di Finanza si rende conto che bisogna attuare provvedimenti concreti come la cassa interna di solidarietà (cosa da me pensata qualche anno fa) finanziata sia con un prelievo dallo stipendio dei militari sia con l’intelligente meccanismo del 5 per mille al momento della dichiarazione dei redditi. Ma si sa, le cose intelligenti non attecchiscono al DAP. Un Welfare interno che, se attuato anche dalla nostra Direzione Generale (che ricordo fino allo stremo, non ci rappresenta poiché non ci stanno uomini in divisa) consentirebbe di sovvenzionare gli agenti in difficoltà aiutandoli a superare la crisi economica conseguente alla separazione. Bravi i vertici della Guardia di Finanza, uomini in divisa attenti ai bisogni degli appartenenti al Corpo.

Ed è questa la sfida che mi aspetto dai sindacati (scusate dal solo sindacato che tutela gli appartenenti al Corpo: il Sappe) per il 2015: riuscire a portare a casa, attraverso un’azione sinergica tra Ministro della Giustizia, Governo, e nuovo Capo del DAP, uno stanziamento di fondi per il recupero delle numerose caserme sparse sul territorio, o l’assegnazione di alloggi confiscati alla Mafia, le cui stanze verrebbero assegnate ad agenti in difficoltà previo pagamento di un modesto canone; fondazione di una ONLUS per aiutare gli agenti in difficoltà economiche, da finanziare con un prelievo sullo stipendio o con il 5 per mille all’atto della dichiarazione dei redditi.

La Finanza c’è arrivata prima di noi che abbiamo una media di suicidi sconcertante (12 all’anno). I nostri Dirigenti del DAP stanno invece a guardare i dati che arrivano dalle periferie, sulla sentenza Torreggiani ovvero: è stato installato Skype? Fate fare i colloqui pomeridiani e festivi ai detenuti? Sono stati installati fabbricati modulari? Ci sono ludoteche per i figli dei detenuti? Attenzione ai tre metri quadrati a testa: che dite, il mobilio delle celle lo conteggiamo nella quadratura generale o lo dobbiamo sottrarre???

Fonte: Repubblica del 17.8.2014


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