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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 24/09/2014  -  stampato il 10/12/2016


Il fallimento della sentenza Torreggiani e il declino di un Corpo

Non credo che ai super burocrati europei interessi se nelle carceri italiane, grazie all’applicazione del regime derivante dalla sentenza Torreggiani, si sia tornati indietro nel tempo, agli anni ’70, quando i boss dettavano legge all’interno dei reparti detentivi.

Noi che siamo cresciuti con la dottrina del 14 bis, ovvero l’applicazione di quel regime detentivo più severo ai danni di detenuti che si rendevano protagonisti di episodi di violenza e specialmente se si rendevano protagonisti di prevaricazione nei confronti di altri detenuti, oggi soffriamo in silenzio nel constatare che le otto ore di apertura delle celle favoriscono la prevaricazione di pochi detenuti su tanti (questo è sfuggito agli scienziati del DAP) e che  gli episodi di violenza ai danni del personale sono aumentati: sgabellate, lamettate, pugni in faccia e mandibole fratturate, niente più ormai si frappone tra i detenuti che girano indisturbati per otto ore nei reparti fregandosene del patto trattamentale sottoscritto (tanto che gli fanno se lo trasgrediscono, lo cambiano di cella?).I detenuti non temono più nemmeno quel famoso art. 14 bis che oggi è diventato così farraginoso da applicare che talvolta, è meglio lasciar perdere e chiedere l’allontanamento del detenuto dall’Istituto, che scrivere al DAP per chiedere l’autorizzazione a riunire l’equipe per l’applicazione del 14 bis e magari sentirsi rispondere, dopo alcuni giorni, che non vi sono i presupposti...

Lo hanno reso farraginoso per via di quella inesorabile corrente garantista che ormai ha segnato e segnerà per sempre e sempre con maggiori garanzie, la vita intramuraria del detenuto.

La sentenza Torreggiani, che ha modificato meccanismi rodati di lavoro che andavano avanti da cento anni, è fallita, e il fallimento è sotto gli occhi di tutti ma non si ha il coraggio politico di protestare, dopo che per trent’anni non si è avuto il coraggio politico di innovare il regime penitenziario, che nelle scuole di formazione del personale (disinformazione????) ci propinavano come uno dei migliori ordinamenti del mondo....pensate che venivano da altri paesi europei ed extraeuropei per studiarlo (sic!). Mi viene quasi da ridere a pensarlo oggi che l’Europa ci ha puntato l’indice, infilandoci però il medio dove tutti sapete, gridando al mondo intero il fallimento della politica penitenziaria italiana.

Ma la cosa più divertente è che gli stessi parlamentari che sono al governo, o che comunque hanno fatto parte anche dei governi precedenti (gli stessi che hanno operato infiniti tagli finanziari ai capitoli di bilancio delle carceri), vengono a visitare le carceri chiedendosi com’è possibile questo degrado, misurando i metri quadrati delle celle e perfino la distanza tra l’ultima branda e il tetto della cella e protestando contro i comandanti e i direttori per questo stato di cose.

E in mezzo c’è la Polizia Penitenziaria, fino a dieci anni fa un Corpo di Polizia in ascesa, che dal 1990 al 2000 fece passi da gigante e del quale, ora, si assiste inermi ad un lento ma inesorabile declino. Un Corpo di vecchi, senza ricambio generazionale, senza le risorse per espletare il proprio importantissimo ruolo nella società; un Corpo che ha abbandonato la sicurezza delle carceri da un bel pezzo, sguarnendo la cinta muraria per recuperare agenti per l’interno, che ha abolito alcune pratiche che andavano avanti da decenni per recuperare personale, accorpando posti di servizio e vigilando dinamicamente in nome di un’ideologia da strapazzo che sta conducendo questo glorioso e importante Corpo di Polizia alla fine della sua storia. 

 

 

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