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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 16/10/2014  -  stampato il 04/12/2016


Sorveglianza dinamica in carcere? Se ne potrebbe parlare se ...

Parlare di Sorveglianza Dinamica, è diventato oramai un argomento comune nel nuovo approccio al sistema carcere.

E’ inevitabile ricordare, come in tema, si siano succedute diverse Circolari Dipartimentali, basta richiamare le principali, quali appunto: n.445330 del 24 novembre 2011, n.206745 del 30 maggio 2012 e  n.36997 del 29 gennaio 2013.

Di fatto il nuovo sistema organizzativo nasce con l’intento di attuare sempre più una specie di “carcere aperto” sottolineando in toto la necessità di rispondere a quanto previsto dall’art. 6 della Legge 354/1975, dove per “cella” si intende  un “luogo di pernottamento” al fine di individuare e di ottimizzare il mandato specifico dello “stare in carcere”, con la contemporanea garanzia di tutte quelle condizioni necessarie per un trattamento penitenziario conforme a umanità e dignità.

A tal proposito nasce spontanea una domanda: “La Sorveglianza Dinamica, può essere davvero un sistema organizzativo capace di salvaguardare nella globalità lo stato detentivo del ristretto ed allo stesso tempo favorire uno sviluppo nel modus operandi del Poliziotto Penitenziario?”

Nello specifico, i lavori dipartimentali si sono soffermati su un aspetto chiaro ed evidente quale presupposto base per il buon andamento della Sorveglianza Dinamica, ovvero un maggiore intervento sul trattamento del detenuto, attraverso una diversa gestione ed utilizzazione degli spazi all’interno degli Istituti contestualmente ad una maggiore presenza di operatori appartenenti ad altre professionalità e/o volontari da impiegare nei suddetti spazi.

Appare così evidente che si può parlare di Sorveglianza Dinamica soltanto in presenza di standard precisi, proprio perché tale modello organizzativo non può e non deve limitarsi soltanto a lasciare aperte le celle senza che vi sia un valido e costante piano trattamentale volto ad instaurare un vero e proprio percorso, per limitare quanto più il verificarsi di eventi critici.

Perché si ribadisce come “Trattamento” e “Sicurezza” devono andare sempre di pari passo: indispensabili lo sono entrambi e la normativa vigente in questo è esplicita.

La stessa Polizia Penitenziaria, nelle linee guida della Sorveglianza Dinamica non deve per nessun motivo essere abbandonata a sé stessa.

Fare Sorveglianza Dinamica richiede un vero e proprio intervento rivolto a migliorare la professionalità degli uomini e donne in divisa e ciò non significa risparmiare sul numero delle unità impiegate in servizio. Anzi tutt’altro!

Ciascun Istituto Penitenziario che adotta il sistema organizzativo della Sorveglianza Dinamica deve quindi realizzare quanto effettivamente ribadito dalle direttive dipartimentali al fine di individuare eventuali lacune per le quali necessariamente si dovrà intervenire nel dettaglio.