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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 10/11/2014  -  stampato il 06/12/2016


L’importanza della comunicazione e della collaborazione tra poliziotti penitenziari

Nel contesto carcere, il più delle volte si è sempre cercato di affrontare il tema della “comunicazione”, attraverso i corsi di formazione e aggiornamento per il personale in servizio.

Una buona comunicazione è la base principale in ogni rapporto di lavoro, in particolare proprio tra poliziotti penitenziari, protagonisti di un delicato sistema, carico di tensioni non sempre prevedibili.

Nello specifico, basta varcare la portineria centrale di qualsiasi istituto detentivo per entrare in una realtà dove la comunicazione diventa un “A, B, C” fondamentale.

Si pensi, ad esempio, al momento classico del “darsi le consegne a fine turno”: di fatto potrebbe essere considerato come unoscambio di sommarie informazioni”, ma  riveste, invece, un aspetto fondamentale ed importante, anche perché una esatta e scrupolosa “trasmissione” potrebbe rivelarsi utile nel turno successivo, per evitare o comunque contrastare il realizzarsi di un evento critico, magari già preannunciato nel turno precedente.

Inoltre, il “dare un comando” da parte di un superiore gerarchico avrà buon fine soltanto se ben compreso da chi lo riceve.

D’altronde, è inutile ribadire come nei rapporti interpersonali la buona comunicazione è il punto di partenza, ed è chiaro come una comunicazione inefficace potrebbe contribuire soltanto ad alimentare un contesto di lavoro già di per sé problematico, ampliando, di conseguenza,  un senso di malessere generale.

Ancor di più, se pur metaforicamente, si provi a pensare ad una ferrovia dove ci sono tremila chilometri di binari perfetti e appena tre metri di binari rotti: è evidente che il treno non potrà passare, nonostante l’impedimento sia soltanto in una piccola parte del binario!  

E lo stesso vale per la comunicazione: se difettosa, anche calata in un contesto efficiente e funzionante, non ci fa arrivare da nessuna parte.

Considerando quante ore si trascorrono al lavoro, ben si comprende perché l'ambiente lavorativo sia fondamentale per l'equilibrio psicofisico globale.

Lavorare otto ore, se non più, al giorno in un ambiente in cui i rapporti interpersonali sono vissuti, o percepiti, come stressanti, a lungo andare logora e può influire negativamente su molti altri aspetti della vita.

Fondamentale è quindi l’impegno affinché si possa instaurare un clima di comunicazione, capace di essere “messo in pratica, nel vero senso della parola” e allo stesso tempo che sia funzionale ad una cooperazione tra colleghi e non input di una competizione esasperata che, di certo, a nulla serve se non ad aggiungere altra tensione.