www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 06/11/2014  -  stampato il 04/12/2016


Il re degli Ignoranti

Noi italiani di una certa età siamo cresciuti con il mito del “molleggiato”  canzoni, come “Azzurro” (peraltro scritta dal genio Paolo Conte)  ci hanno fatto sognare, hanno accompagnato la nostra adolescenza, abbiamo ballato sul mattone con “una carezza e un pugno”, ci siano divertiti a cantare in pseudo inglese “Prisenconsinensinanciusol” e l’abbiamo apprezzato tanto come attore comico in film esilaranti come “Asso” o “Il bisbetico domato”; poi il delirio mistico ha appannato un po’ il mito Celentano, films che sono stati dei pacchi colossali come Yuppi Du e Joan Lui, e quella presunzione che talvolta colpisce gli artisti e che è quella dio pensare che se uno è bravo a cantare, può fare l’attore, ma anche il regista e negli ultimi tempi anche il Predicatore della nuova ecologia. Siamo stati li allibiti e un po’ scoglionati, davanti il televisore, ad assistere alle sue interminabili pause, alla richiesta di un bicchier d’acqua ad un assistente di studio, mentre i critici televisivi osannavano queste apparizioni che prendevano sostanza solo quando Adriano cantava alla sua maniera sculettando e molleggiandosi tutto: una vera delizia per gli occhi. Per il resto stendiamo un velo pietoso.

Apparizioni televisive, scomparse e ricomparse, polemiche, prediche sul cemento ed altro. Un po’ era sparito dalla circolazione negli ultimi tempi costellati da qualche discreto successo e da una serie (a mio giudizio) di brutte canzoni tutte o quasi tutte improntate al predicozzo ecologico.

Ultimamente, il re degli ignoranti (è il testo di una sua brutta canzone sul valore della saggezza dei padri distrutta dai figli e bla bla bla) forse per accendere i riflettori su di se prima esce pubblicamente con la richiesta di grazia per Fabrizio Corona (poverino cos’avrà fatto mai? Non è giusto che stia in galera, per qualche foto con richiesta di soldi per non pubblicarle) un vip ambiguo che da sempre esercita un fascino malefico sui giovani che tendono a mitizzarlo e difenderlo. Un detenuto eccellente che è stato in grado di corrompere per qualche migliaio di euro un agente, farsi entrare una macchina fotografica per fare un reportage nella sua cella, e rivenderlo poi ai giornali guadagnando 5 volte il costo della corruzione. Un detenuto eccellente per il quale si mobilità persino sua Maestà il Re degli ignoranti Adriano Celentano, mentre altre migliaia di detenuti in carcere, depressi, poveri, affamati, con problemi psichici non hanno nemmeno i soldi per comprarsi un bagnoschiuma o un pacchetto di sigarette non meritano le attenzioni del Mito. E’ di questi giorni poi l’altra uscita ad effetto di Celentano  che con una ipotetica lettera scrive a Stefano Cucchi dicendogli fra l’altro “Ciao Stefano! Hai capito adesso in che mondo vivevi? Certo, dove sei ora è tutta un'altra cosa. L'aria che respiri ha finalmente un sapore. Quel sapore di aria pura che non ha niente a che vedere con quella maleodorante che respiravi qui sulla terra.( anche in questa lettera come nelle sue canzoni c’è sempre il riferimento ecologista n.d.r.) Lì, dove sei adesso, c'è la luce, la luce vera!!! Che non è quella flebile e malata di quei giudici ''ignavi''. Adesso dove sei tu è tutto diverso. Lì si respira l'amore del ''Padre che perdona'' e non di chi ti ha picchiato e massacrato fino a farti morire. Sei finalmente libero di amare e scorrazzare fra le bellezze del Creato, senza più il timore che qualche guardia carceraria ti rincorra per ucciderti. -  Ha fatto bene Donato Capece (unico sindacalista nel panorama sindacal penitenziario – sempre più squallido – a prendere posizione prima con la querela alla Cucchi e dopo mandando – in parole povere – a quel Paese il cantante, dichiarando che non sa di cosa parla e che pensi a cantare che è meglio. Ma che ne sa Adriano Celentano di carceri e di Polizia Penitenziaria? E’ normale che un cantante solo perché entrato nel mito si possa permettere di offendere impunemente un Corpo di Polizia? Celentano andrebbe querelato dal Capo del Dipartimento o da chi ne fa le veci, non lasciando l’incombenza al segretario di un sindacato al fine di tutelare la nostra immagine. L’immagine di un Corpo di Polizia formato da migliaia di agenti che giornalmente aiutano, confortano, spesso salvano dal suicidio centinaia di detenuti che non si chiamano Corona né Cucchi (con tutto il rispetto dovuto a questo sfortunato ragazzo), e per i quali c’è solo la gogna mediatica del caso Cucchi che ha fatto tornare indietro nel tempo questo Corpo di almeno 30 anni.