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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 13/11/2014  -  stampato il 06/12/2016


Caso Cucchi: la logica del capro espiatorio

Tra le tante aberrazioni che la nostra società presenta oggi vi è certamente anche quella della giustizia mediatica, dal momento che i media entrati prepotentemente nel processo, e il pensiero non può che correre “A un giorno in Pretura”, hanno finito per divenire essi stessi processo, tanto che la verità mediatica ha finito per soppiantare e soverchiare la verità processuale, soprattutto quando nella vicenda giudiziaria irrompono inveterati stereotipi, frutto di preconcetti ideologici, di convinzioni religiose, di convinzioni etiche, di convinzioni politiche, di locuzioni semantiche di indubbia potenza comunicativa,   e via dicendo.

E così, di fronte alla gigantografia che mostra segni che rimandano ad un “pestaggio” su un corpo di per sé fragile, l’equazione secondino-aguzzino si impone prepotentemente agli occhi del quisque de populo (cantanti compresi) che di quegli archetipi è forse vittima inconsapevole.

Eppure, sul caso Cucchi, se per un certo verso lo Stato ha perso perché non è riuscito (ancora) a trovare gli autori delle percosse, per altro verso lo Stato, quello di diritto, ha retto di fronte a una pressione mediatica e popolare dirompente che voleva a tutti costi un colpevole, anche se accertato innocente: la logica del capro espiatore è sempre dietro l’angolo per un Paese che si professa cattolico .

Rammento in merito quell’adagio popolare per cui è meglio un colpevole fuori, piuttosto che un innocente dentro,  sul quale credo che tutti empaticamente concordino.

Allo stato, quindi, le Corti d’Assise di Roma, in primo e secondo grado, composte da 8 giudici, di cui sei di estrazione popolare e due togati, hanno decretato l’innocenza con formula piena perché il fatto non sussiste, sulla base del copioso mosaico probatorio raccolto, di tutti gli imputati per la morte di Stefano Cucchi, affermando, sotto tale profilo, la vittoria dello Stato di diritto per cui non può essere affermata nessuna responsabilità penale quando la stessa non possa essere accertata oltre ogni ragionevole dubbio: del resto, giudizi sommari, celeri e preconfezionati sono una tipica espressione delle società primitive, dell’integralismo religioso, del fanatismo politico, dei tribunali speciali e soprattutto del pre-giudizio e, quindi, da ripudiare con assoluta veemenza.

 Aspettiamo, dunque, con serenità che sulla vicenda si pronuncino i giudici di legittimità e che la Procura della Repubblica di Roma, in persona del suo Procuratore Capo, valuti se riaprire o meno le indagini,  magari scandagliando orizzonti investigativi non ancora esplorati, affinché il senso di giustizia sia finalmente appagato sia per la società che per la famiglia del giovane Cucchi, di indubbia combattività.