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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 24/11/2014  -  stampato il 06/12/2016


Merito straordinario? E de che?

Se l’Italia ha evitato la sanzione prevista dall’Unione Europea a causa delle condizioni delle carceri, sicuramente il merito va diviso tra quanti si sono adoperati al centro e in periferia a fare in modo che nel giro di pochi mesi, si aprissero le celle, almeno per otto ore, al fine di dare una risposta (finta) alle istanze europeiste di umanizzazione della pena.

E quindi, se fino a qualche anno fa, al Dipartimento non si conosceva né il numero né la cubatura delle celle, talvolta nemmeno con sicurezza il numero dei detenuti, oggi, grazie ad una applicazione informatica il Dipartimento sa con certezza quante celle e quanti metri quadri ha a disposizione in ogni carcere di ogni angolo d’Italia; e si accende la lucina rossa se, per errore o per sovraffollamento qualche detenuto viene inserito in una cella dove non ha a disposizione almeno 3 metri quadri di patria galera.

Per questo, pare che qualcuno possa ricevere una promozione per meriti straordinari. Al solo pensarci mi viene da vomitare ma c’è da avere paura quando corrono queste voci, perché ci sono illustri precedenti in tal senso, come quel famoso archivista del DAP……….

Io invece credo che parte di quel successo il nostro DAP lo debba alla Polizia Penitenziaria che opera in periferia, ai Comandanti e ai Direttori che pur senza soldi, con strutture inadeguate a garantire quanto previsto dalle direttive europee, senza personale, senza telecamere, con gravi carenze strutturali, con la sicurezza che va a farsi benedire (basta leggere la cronaca delle aggressioni e risse successe nell’ultimo anno nelle carceri,…..) sono riusciti ad inventarsi un metodo di lavoro, a cercare risorse anche nel privato, a subire pesanti critiche da chi (all’interno) non ha mai accettato questa apertura.

Loro sono i veri eroi di questa svolta, non certamente chi da dietro un computer, con un programmino ad hoc, ha monitorato continuamente il duro lavoro nelle carceri, inviando continuamente schede Torreggiani da riempire con risposta at vista, fino a leggere il risultato richiesto….non pensando però con quanti e quali sacrifici sia stato raggiunto. Ecco, sono loro quelli che stanno nelle carceri e che hanno materialmente misurato le celle con il metro in mano, quelli da premiare veramente e che non avranno mai il plauso dal centro del potere penitenziario.

Se volete premiare chi sta a Roma, per l’obiettivo raggiunto grazie al nostro sacrificio, dategli un semplice encomio, non scherziamo con le promozioni per merito straordinario per queste cazzate. Proposta biasimevole che se dovesse andare in porto, il Sindacato dovrebbe davvero fare casino e chiedere la rimozione di chi continua a vivere in modo autoreferenziale.