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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 03/12/2014  -  stampato il 04/12/2016


Santi Consolo continuerą ad essere il "Re dei Secondini" o sarą il primo vero Capo della Polizia Penitenziaria

Ventitre anni non sono pochi e speriamo che non siano passati invano.

Ventitre anni fa, dalle ceneri degli Agenti di Custodia nasceva il Corpo di Polizia Penitenziaria.

Il fuoco e le ceneri hanno un grande significato simbolico: servono per purificare, rinnovare e rinascere, migliorandosi.

In ventitre anni la Polizia Penitenziaria ha raggiunto la sua piena maturità.

E, con Santi Consolo, forse avremo un Capo che saprà rendersene conto e che non si spaventerà per questo.

Si, spaventato ed intimorito dalla nostra maturità, perché in fondo è di questo che i nostri amministratori hanno paura.

In più di venti anni il nostro Corpo è cresciuto, nonostante i bastoni tra le ruote ricevuti.

Nello stesso periodo chi ci ha amministrato è rimasto ancorato a vecchi stereotipi (e non a caso).

Per loro, tenere chiuso il coperchio ha significato poter continuare ad accedere ad antichi privilegi ed è per questo che in tutto questo tempo non hanno voluto favorire la crescita della Polizia Penitenziaria che è stata la più grande intuizione della Riforma degli anni novanta, la sola che avrebbe permesso la piena attuazione della Riforma degli anni settanta.

Ventitre anni dopo è arrivato il momento di un’altra accelerazione e stavolta non a parole e prese di posizione di facciata come è stato fatto fino ad ora … ma con fatti concreti.

Santi Consolo sarà chiamato a scegliere se continuare ad amministrare come un Re i propri sudditi secondini*, con la complicità dei vecchi volponi del DAP, oppure se mettersi al comando del Corpo di Polizia Penitenziaria.

Auguriamogli di avere il coraggio e le capacità di diventare il primo vero Capo della Polizia Penitenziaria!

 

* Secondini, guardie carcerarie, a maggior ragione Agenti di Custodia, non li reputo affatto appellativi offensivi. Le parole non hanno termini offensivi di per sé, ma dipende dall’uso che se ne fa. Questi termini rappresentano la nostra storia.

Ciò nonostante, è senz’altro vero che i media li usano per ignoranza e per scarsa considerazione del ruolo della Polizia Penitenziaria e questo è un aspetto che nemmeno un Ministro della Giustizia può e deve sottovalutare ed è semplicemente VERGOGNOSO che l’Ufficio Stampa e Relazioni esterne possa continuare a fregarsene con il beneplacito dei vertici del DAP.