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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 04/12/2014  -  stampato il 05/12/2016


La turnazione al lavoro consuma il cervello

Noi lo sosteniamo da tempo che, a lungo andare, i turni e l’alternarsi tra giorno e notte in servizio, possono causare una serie di malanni. 

Uno studio riportato sul Journal of Occupational and Behavioral Medicine condotto da Jean Claude Marquié, direttore di ricerca all’Università di Tolosa, afferma che fare i turni a lavoro, notte e giorno, non farebbe solo male al cuore, ma disturberebbe anche la salute del cervello; il processo però sarebbe reversibile allorchè si cessa l’attività di rotazione al lavoro.

I ricercatori hanno coinvolto inizialmente 3.119 persone che facevano almeno 50 giorni l’anno di turni a rotazione: significa andare a letto dopo la mezzanotte e alzarsi per recarsi al lavoro prima delle cinque del mattino, o lavorare tutta la notte. Sottoposti ad una serie di test cognitivi e cerebrali, è emerso per esempio, che coloro che avevano lavorato con turni irregolari per oltre 10 anni avevano un punteggio ridotto ai test. Il fenomeno sarebbe dovuto allo stravolgimento del cosiddetto ritmo circadiano, il nostro “orologio” biologico.

Allora io mi chiedo, ma quali risultati verrebbero fuori se questi ricercatori facessero i test sul personale di Polizia Penitenziaria che effettua in media 70 – 80 turni notturni e 300 giorni all’anno di turni a rotazione? Credo che uscirebbero dei risultati a dir poco drammatici.

Ecco perché noi sosteniamo che in qualche modo ci deve essere una correlazione tra stress da servizio e suicidio; non è possibile che, alla luce di queste ricerche, nessuno si prenda la briga di approfondire, di eseguire dei test sul personale, specie quello che presta servizio a turno. Certo, conviene a tutti liquidare il suicidio di un appartenente al Corpo come conseguenza dei propri problemi personali, dei debiti, delle liti con la moglie e ciò perché  non ci sono studi seri del fenomeno, ma solo parole vuote, brochure e sterili discussioni sul benessere organizzativo.

(Fonte AZ Salute anno X numero 10 novembre 2014)