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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 17/12/2014  -  stampato il 08/12/2016


Cari vecchi Agenti di Custodia

Cari vecchi AA.CC., il vostro è stato sempre un lavoro aborrito dalla maggior parte delle persone; un lavoro mal pagato e poco gratificante.

Un lavoro reso ancor più pesante  da un’asfissiante disciplina, forse necessaria ma che giornalmente  si riversava sugli agenti  sotto forma di centinaia di rapporti disciplinari, puniti talvolta con gli arresti di rigore o, negli ultimi anni, con la consegna  o la riduzione della paga.

Basta studiare attentamente i vecchi registri Matricola degli agenti per attingere informazioni  preziose e utili a ricostruire i tempi, ovvero l’ambiente di lavoro, la mentalità delle varie epoche, le dinamiche carcerarie, i rapporti umani tra colleghi e tra colleghi e “civili”, ma anche tra agenti e detenuti.

Dalle pagine ingiallite delle matricole, veri cimeli per gli appassionati cultori della storia degli AA.CC. emerge di tutto, piccoli e grandi drammi familiari, tradimenti, convivenze con donne di malaffare, ignoranza e corruzione, familiarità con i detenuti, raaporti conflittuali con i c.d. “civili”. Molti sono, ad esempio, i rapporti disciplinari a carico di agenti per “mancanza di rispetto” a varie figure professionali: mancanza di rispetto al ragioniere, al sanitario, all’infermiere e a Sua Maestà il Direttore. Una mancanza di rispetto a senso unico; era come se l’agente fosse stato obbligato a essere deferente e portare sempre rispetto a tutti ma, a lui, essendo l’ultima ruota del carro, probabilmente, il rispetto non lo portava nessuno nei suoi confronti.

Tantissimi i rapporti disciplinari per “alterco con i colleghi in servizio” sia da soli che in presenza di detenuti, qualche arresto per insubordinazione con vie di fatto nei confronti di superiori, cosa che mi fa pensare ad un ambiente di lavoro i cui rapporti interpersonali tra colleghi erano molto tesi e sfociavano spesso in litigi, ed era molto facile che si passasse alle  mani.

Ma una cosa che emerge dall’esame delle sanzioni disciplinari e che va a sfatare un mito che si tramanda da secoli e che pesa come un macigno sugli AA.CC. è la diffusa opinione che le carceri erano governate con la violenza; e che comunque tale violenza, se c’era, veniva tollerata dalla direzione o dal Ministero o addirittura in qualche modo, incoraggiata e usata a scopi intimidatori verso altri detenuti.

E’ del tutto probabile che fatti di violenza accadessero all’interno delle carceri e di molti di questi non si veniva a conoscenza per un diffuso senso di omertà tra i detenuti che, se interrogati, preferivano ammettere di essere caduti dalle scale; è pur vero che gli agenti erano spesso, forse anche più di oggi, oggetto di aggressioni violente da parte dei detenuti e dovevano pur difendersi da questi uomini disperati che non potevano aspirare ad alcun sconto di pena per buona condotta.

Dall’esame delle matricole salta fuori un dato, infatti, che smentisce, almeno in parte, questa leggenda, in quanto numerosi erano i procedimenti disciplinari e penali a carico degli agenti, per essersi resi protagonisti di abusi, maltrattamenti e perfino di scherzi di cattivo gusto ai detenuti. Questo dato mi ha fatto riflettere e mi ha portato a dare un giudizio diverso, rispetto a quanto si pensa, di solito, del passato carcerario e degli AA.CC. In realtà l’attenzione nei confronti della salute e della dignità del detenuto c’è sempre stata, pur con i limiti del sistema, le ristrettezze economiche, il sovraffollamento (non è una novità che fin dalla fine del ‘700 le carceri sono state sempre sovraffollate rispetto alla capienza ottimale delle celle) e la carenza di personale di custodia che è stata sempre una costante nei secoli e che emerge continuamente, dalle relazioni di servizio dei Marescialli dell’epoca.