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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 11/01/2010  -  stampato il 02/12/2016


La pagliacciata delle mozioni sulle carceri: nessuna pone al centro la Polizia Penitenziaria

Oggi e domani saranno in discussione alla Camera due mozioni sottoscritte da politici appartenenti a quasi tutto l’arco parlamentare.


Mozione 1/00288: primo firmatario l'On. Rita Bernardini (Radicali - Pd)

 

Mozione 1/00240: primo firmatario l'On. Michele Vietti (Udc)



Sono il primo segno di vitalità e di interesse ai problemi che il sistema penitenziario sta vivendo da anni e giungono dopo la “passerella mediatica” degli stessi politici svolta lo scorso ferragosto quando si sono recati “in gita” presso parecchi istituti penitenziari.

Seguono anche a precisi ed autorevoli interventi del Capo dello Stato Napolitano e di importanti rappresentanti della Chiesa Cattolica che hanno posto l’attenzione sulle difficili condizioni di vita della “povera” popolazione detenuta.

Le soluzioni che le due mozioni presentano al Parlamento sono più o meno le stesse che anche il Sappe ha più volte indicato come interventi urgenti ed indispensabili per arginare l’imminente crollo dell’intero sistema penitenziario.

Il problema allora dov’è?

Il problema sta nel fatto che i politici fanno il loro mestiere di “politico” e quindi non si interessano realmente al problema in quanto tale, ma lo guardano dalla prospettiva del tornaconto elettorale che le loro azioni/dichiarazioni determineranno nel breve e in taluni casi anche nel lungo periodo.

E’ evidente ormai che come “bacino elettorale” la Polizia Penitenziaria non ha nessuna rilevanza politica tanto è vero che nelle due mozioni si allude ad un’effettiva mancanza di organico del Corpo, ma lo si fa come mero dato statistico, quasi una formalità da assolvere che oltretutto è utile a dare una parvenza di completezza del proprio discorso.

Tutto qui.

Nella loro disamina del problema la Polizia Penitenziaria è un trascurabile dato accessorio.

Nelle due mozioni non si fa alcun riferimento al fatto che i problemi che il sistema penitenziario sta vivendo da anni, in realtà, sono affrontati ed arginati esclusivamente dal Corpo di Polizia Penitenziaria 24 ore su 24, 365 giorni l’anno nella quasi totale mancanza di riconoscimento di questo lavoro svolto se non in occasione di manifestazioni ufficiali come la Festa del Corpo o cose simili.

Il problema vero, reale, e che purtroppo non è di facile soluzione, trae origine dal fatto che i politici che “sfruttano” (sfruttano in maniera legittima visto il loro tipo di mestiere) l’emergenza penitenziaria, le Associazioni che si battono indifesa dei diritti delle persone detenute, non sono in grado di scendere a confrontarsi con la realtà della vita penitenziaria che non è fatta solo dal continuo appellarsi all’art. 27 della Costituzione e dal citare i pronunciamenti della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (su cui tutti siamo d’accordo in linea di principio), ma è fatta di problemi reali che solo la Polizia Penitenziaria è in grado di capire, che sta quotidianamente arginando e di cui peraltro sta scontando le conseguenze dovute alla mancata presa di posizione, da parte dei politici e dell’opinione pubblica, in difesa dei propri diritti in quanto lavoratori e in quanto unici rappresentanti dello Stato a cui è stato chiesto di farsi carico del problema “carceri”.

I continui riferimenti agli organici degli psicologi, degli educatori, degli assistenti sociali, ai diritti violati delle persone detenute, su cui ruotano anche queste due mozioni, le potremmo considerare una goliardica presa per i fondelli se tutto ciò non fosse fatto alle “spalle” di migliaia di appartenenti alla Polizia Penitenziaria che a costo di enormi sacrifici (anche di vite umane) stanno impedendo il crollo dell’intero sistema penitenziario; enormi sacrifici che oltretutto ricadono su altrettante migliaia di rispettive famiglie di poliziotti penitenziari.

Continuare a sbandierare come soluzioni, degli interventi legislativi, degli interventi di edilizia penitenziaria, delle auliche dichiarazioni di diritto (che nella migliore delle ipotesi saranno applicati soltanto fra svariati mesi), senza al contempo porre al centro e come primo urgente intervento l’adeguamento dell’organico di Polizia Penitenziaria e una seria, precisa presa di posizione a favore delle immediate esigenze del Corpo, è un comportamento irresponsabile, disonesto, umiliante (per il ruolo istituzionale ricoperto da chi propone solo “più diritti per i poveri detenuti”), che si tradurrà nell’ennesima pagliacciata da parte di chi ha la il mandato elettorale di gestire al meglio l’Amministrazione Pubblica.

Non è onesto continuare a parlare dei problemi “dei poveri detenuti” quando a fronteggiare la situazione in cui versano da anni (e non da ieri) gli istituti penitenziari della Repubblica Italiana, si lasciano in  prima linea solo gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria.

Di questa irresponsabile recita da parte dei nostri politici che andrà in scena tra poco, forse non riusciremo, come categoria, a darne peso nelle prossime tornate elettorali, di certo peserà nelle coscienze di chi non pone al centro l’Istituzione che per prima ed unica sta pagando il costo dell’abbandono in cui versa il nostro sistema penitenziario italiano: la Polizia Penitenziaria.