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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 15/01/2015  -  stampato il 09/12/2016


Riorganizzazione del Ministero della Giustizia: i direttori tentano di entrare nel comparto sicurezza

Si parla ormai da mesi della riforma della Giustizia, in questa riforma è ovvio che ci rientri il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.

Come consuetudine dipartimentale, il “lavoro” di riforma è materia segreta, circoscritta a pochi eletti.

Da questa riforma, che dovrebbe consegnare allo Stato una macchina più snella, agile e soprattutto parsimoniosa, trapelano notizie inquietanti.

Sembra che come accade ormai da anni, la casta dei direttori, stia tentando l’ultimo e definitivo colpo di coda, l’inserimento della categoria nel comparto sicurezza.

Questa scelta, avrebbe senso se fosse dettata da una reale scelta di assunzione di responsabilità quale dovrebbe essere ad esempio l’ingresso nella Polizia Penitenziaria, ovviamente dopo una accurata selezione innanzi tutto per quanto riguarda gli aspetti psico-attitudinali ed i requisiti fisici.

Invece, è ovvio che l’interesse riguarda solo l’aspetto economico, come peraltro già accaduto con la riforma del 1991 (legge n. 395 del 5 dicembre 1990), con l’articolo 40, che assimilava il trattamento economico proprio delle Forze di Polizia e come poi reintrodotto con la così detta Legge Meduri (legge 154 del 27 luglio 2005), da notare che quest’ultima è una legge delega, il particolare ancorché risibile è inquietante.

Come dicevo, ora ci riprovano, con una nuova legge delega, con la scusa della riforma della giustizia, cercano un trattamento economico proprio di altre categorie, rifuggendo però a priori le responsabilità, (qualifica di pg e di ps).

Insomma, il Governo chiede una Rivoluzione copernicana e si ritroverà come al solito una Riforma gattopardesca.

Meditate…