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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 21/01/2015  -  stampato il 04/12/2016


Ministro Orlando: emergenza carcere finita. E la Polizia Penitenziaria?

Ho letto la relazione al Parlamento del Ministro Orlando sullo stato della giustizia italiana e in particolare sulle carceri.

La stampa si è addirittura spinta a scrivere che il problema del sovraffollamento è stato risolto (come fa ad essere risolto se ci sono ancora 54mila detenuti per 47mila posti rimane un mistero).

Tra le righe della relazione di Orlando  traspare che l’emergenza è stata superata grazie all’abnegazione delle donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria (concetti e parole lette e rilette nei discorsi dei precedenti ministri).

A questo punto, sulla vicenda vanno fatte alcune considerazioni, alternative tra loro.

1) L’emergenza non è superata nemmeno questa volta ovvero non lo era nei precedenti discorsi di Ministri e Capi DAP, quando anche loro hanno detto la stessa cosa; 

2) Anche Andrea Orlando ci sta prendendo un po’ per il culo;

3) Andrea Orlando è sincero perché l’emergenza sovraffollamento è superata e ci ringrazia.

Voglio essere ottimista e mi spingo a credere che sia vera la terza considerazione (rimane solo il dubbio che 54 è sempre maggiore di 47…), ma, come ha detto anche Orlando: l’emergenza che abbiamo superato è quella del sovraffollamento, non quella della stanchezza e della demotivazione delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria che ne hanno permesso il superamento.

Tutto ha un prezzo, ogni medaglia ha il suo rovescio. Il prezzo del superamento del sovraffollamento è stato pagato in larghissima parte con il sudore della Polizia Penitenziaria e, se una pacca sulla spalla dal Ministro può far piacere, non bastano certo due righe su un discorso lunghissimo a recuperare quello che in tutti questi anni si è perso.

Il Ministro Orlando è “giovane” sia come Ministro che come età anagrafica e per questo non può realmente sapere da quanto tempo la Polizia Penitenziaria sta pagando il prezzo della mancanza di attenzioni concrete per chi, 24 ore su 24, 365 giorni su 365 giorni, tiene sotto controllo quell’enorme pentola a pressione delle carceri italiane.

Il timore è che i tempi più difficili per la Polizia Penitenziaria devono ancora arrivare. Gli esseri umani possono sopportare enormi sacrifici, grandi stress, ma una volta scampato il pericolo e superata l’emergenza, arriva il momento in cui il fisico e la mente presentano il conto. Il periodo più duro arriva dopo. Mentre si affronta l’emergenza la mente rimane lucida e il corpo risponde con efficacia, ma dopo?

Per questo vorremmo dire al Ministro della Giustizia di fare attenzione a cantar vittoria e, se proprio vuole dichiarare superata l’emergenza sovraffollamento, deve prestare la massima attenzione al Corpo di Polizia Penitenziaria, perché nessuno, nemmeno lui, ha veramente capito quanto il Corpo di Polizia Penitenziaria ha dato in questi anni.

Vogliamo suggerire ad Orlando, quando passa in rassegna il Suo Corpo, di guardare in faccia quei volti, di andare nelle carceri e parlare con il Suo Personale, senza la retorica dei discorsi di facciata. Parli con quei 27 mila Assistenti Capo (su 38 mila Poliziotti Penitenziari) che tengono ancora la schiena dritta e che portano avanti la baracca. Chieda il conto al Capo del DAP, si faccia dare i dati sulle assenze per malattia, e sui provvedimenti disciplinari “gentilmente distribuiti” da Direttori e Comandanti (più di ottantamila all'anno).

Se l’emergenza è davvero superata, sappia il Ministro Orlando che non ce ne potrà essere un’altra ... per molto tempo.