www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 09/02/2015  -  stampato il 03/12/2016


Na tazzulella e cafè

Tra i tanti problemi che affliggono il popolo italiano, come la disoccupazione, la difficoltà di arrivare a fine mese, le tasse che si sovrappongono con una periodicità asfissiante (IMU, TARI, TASI, ACCONTO E SALDO IRPEF, CANONE RAI, CANONE IDRICO ecc.), e i numerosi problemi legati all’allarmante situazione internazionale  - crisi della Grecia, ISIS, guerra in Ucraina, Troika, eurozona, scissione di Forza Italia (?), Noi con Salvini (?) - alcune notizie, davvero di poco conto, passano inosservate e non destano alcun clamore.

Infatti, tra tutti questi problemi davvero preoccupanti e i problemi che quotidianamente affronta la Polizia Penitenziaria (sicuramente meno importanti ma vitali per le attività del Corpo) è passato del tutto inosservato l’aumento del costo della tazzina di caffè allo spaccio che da 30 centesimi è passata di colpo a 50 centesimi. Un bell’aumento del 70% che, colpevole la distrazione causata dai tanti casi di cronaca interna e internazionale, abbiamo subito sulla nostra pelle, e così l’E.A.P. ha portato a casa una vittoria sorprendente senza colpo ferire.

Un’altra tassa occulta, quella del caffè, che va a gravare sulle tasche dei poliziotti penitenziari e che va ad aggiungersi a tutta una serie di tasse occulte comunali che quotidianamente il cittadino (in questo caso il poliziotto penitenziario) paga, come i parcheggi a pagamento ed altro e che a fine mese inciderà percentualmente sulla busta paga.

Certo, qui non si parla di grandi cifre ma di centesimi; ma se consideriamo che il caffè allo spaccio è uno di quei pochi momenti in cui la Polizia Penitenziaria si può rilassare e che mediamente beviamo 3 – 4 caffè al giorno (a volte è un collega che prende i caffè e li porta in sezione o in altri posti di servizio – il caffè è un rito) tale aumento inciderà per 80 centesimi al giorno che se calcolato su base mensile per le presenze effettive si arriva ad una tassa occulta che incide dalle 15 alle 20 euro al mese sulla busta paga. Complimenti dunque all’EAP per averci “punito” con tale aumento su un bene che sicuramente non è primario né fondamentale per la sopravvivenza ma che nelle carceri italiane assume una importanza fondamentale nella vita del poliziotto penitenziario. E complimenti a quanti non hanno alzato la voce contro questo ingiustificato aumento di prezzo.