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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 20/02/2015  -  stampato il 10/12/2016


Commenti choc su Facebook: troppo facile prendersela solo con gli Agenti. Ma il Dap non c’’entra mai nulla?

Facile, troppo facile adesso per i vertici del DAP diramare roboanti comunicati stampa sulle indagini e sui possibili, esemplari, provvedimenti disciplinari che saranno intrapresi nei confronti di quei colleghi della Polizia Penitenziaria che hanno scritto commenti inqualificabili su Facebook, riguardo il suicidio avvenuto nei giorni scorsi nel carcere di Milano Opera, da parte di una persona detenuta. Suicidi in carcere: ecco la scomoda verità di cui nessuno parla...

Con pari solerzia, il Ministro della Giustizia, il Governo e il Parlamento, ora dovrebbero a loro volta indagare e mettere in campo tutti i provvedimenti normativi e disciplinari nei confronti dei vertici del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (presenti e soprattutto passati) che sono i principali, e più colpevoli, responsabili dello sfascio del sistema penitenziario padre, a mio avviso, di quelle gravi esternazioni che hanno gettato discredito su tutto il Corpo di Polizia Penitenziaria. Aggressioni agli Agenti: un polso slogato vale 30 grammi di salame

Ciò nondimeno la responsabilità, penale e disciplinare, è personale e come tale dovrà essere valutata, procedendo (mi auguro) con le adeguate singole sanzioni; ma se un gruppo di persone appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria si lascia andare a commenti del genere (e non è certo la prima volta che fatti simili  avvengono e non sono sempre e solo questi i colleghi che si sono lasciati andare ad analoghe dichiarazioni), non siamo solo davanti ad un manipolo di stolti o di persone incapaci di valutare le possibili ricadute delle proprie parole, sia sul piano personale che su quello collettivo, ma siamo di fronte ad un problema culturale che deriva da pesanti responsabilità per la carenza di formazione del personale, prima, e che, poi, vanno alla deriva in dissennate carenze di controllo e di indirizzo su certe dinamiche che i vertici del DAP non possono non aver osservato in precedenza. E se non sono stati capaci di osservarle, allora sono ancora più colpevoli. Essere Capo del Personale non basta per essere considerato Comandante del Corpo



MENTALITA’ MILITARE E CARENZE SULLA FORMAZIONE E AGGIORNAMENTO DEL PERSONALE DI POLIZIA PENITENZIARIA
In conseguenza dell’abolizione della leva obbligatoria del servizio militare nelle Forze Armate italiane, per evitare una drastica carenza di arruolamenti volontari nell’Esercito, nella Marina, nell’Aeronautica, con una forzatura normativa si è proceduto a vincolare l’arruolamemento nel Corpo  di Polizia Penitenziaria, alla permanenza da uno a quattro anni in una delle Forze Armate.

Questo artificio legislativo, ha comportato qualche problema di passaggio da un Corpo Militare ad una Forza di Polizia ad ordinamento civile, quali la Polizia di Stato e il Corpo Forestale, e comporta tutt’ora notevoli problemi di adeguamento del paradigma culturale per un ragazzo formato in un ambiente militare e proiettato dopo pochi mesi di formazione in un ambito penitenziario assolutamente sui generis, con indosso l’uniforme della Polizia Penitenziaria, che non esito a definire una delle più difficili professioni praticabili per l’enorme gamma di competenze e capacità umane e professionali da introiettare e mettere in pratica ogni giorno. Encomi al personale: differenza tra Comando Generale dei Carabinieri e il DAP

In questo quadro, già di per se problematico, si sono andati ad aggiungere provvedimenti di dimezzamento del periodo di formazione professionale, praticata con procedure di emergenza che, se riproposte e protratte da svariati anni, evidentemente hanno a che fare più con l’incapacità dei Ministri della Giustizia e dei vertici del DAP di programmare e pianificare idonee soluzioni alla cronica carenza d’organico della Polizia Penitenziaria, che non con reali ed eccezionali calamità naturali sopraggiunte all’improvviso. Il fallimento del DAP: una colpa che non è ascrivibile ai soli Tamburino e Pagano

Oltremodo, non può essere un caso che, più di una volta negli anni passati, per tutte le altre Forze di Polizia ad ordinamento sia civile che militare, si è proceduto ad arruolamenti in deroga ai limiti imposti dalle varie Leggi finanziarie, mentre gli stessi limiti sono stati pedissequamente rispettati per la Polizia Penitenziaria decretando e peggio, aggravando, la “cronica” carenza d’organico del Corpo.

Per non parlare, poi, dell’omesso controllo sulle disposizioni di indirizzo impartite dal centro verso la periferia, con Circolari tanto puntuali quanto inapplicabili sul piano della reale quotidianità della vita d’Istituto (vedi ad esempio la Circolare sui dischi colorati di verde, giallo e rosso da assegnare a ciascun detenuto), che hanno portato, negli anni, ad un sostanziale distacco del DAP dalle sue diramazioni periferiche, costringendo il personale di Polizia Penitenziaria (ancora di più di quanto non avvenisse nei decenni precedenti) a divenire esperto indiscusso nell’antica arte dell’arrangiarsi.

Questa sostanziale incapacità della figura del Capo del DAP di avere  il polso della situazione (si consideri la vergognosa ammissione del Ministro Cancellieri sulla ignoranza delle reali capacità detentive delle carceri italiane), e la reale capacità di incidere nelle scelte e nei comportamenti dei sottostanti livelli decisionali, hanno reso di fatto completamente autonomi i Provveditorati regionali dell’amministrazione penitenziaria che oggi, possono decidere ed attuare scelte interpretative come meglio credono, adottando spesso decisioni che vanno contro gli interessi del personale di Polizia Penitenziaria (non da ultimo le discordanti scelte e i diversi criteri e tempi attuativi delle Circolari sui rimborsi degli alloggi a disposizione dei colleghi penitenziari). Ministero della Giustizia: il Palazzo che della spending review se ne frega dal 2006

Per non parlare, infine, della assoluta mancanza di controllo (da parte del DAP e dei PRAP) nei confronti dei Direttori penitenziari che pure sono stati chiamati a predisporre urgenti corsi di formazione, volti a diffondere e mettere in pratica le disposizioni dipartimentali sull’importante tema della cosiddetta “sorveglianza dinamica” e regime di “detenzione aperta” dei detenuti. Sorveglianza dinamica e apertura delle celle: quello che il DAP non dice ...

Come conseguenza, questo importante momento di aggiornamento professionale, che pure è stato considerato uno dei cardini principali dei miglioramenti della situazione detentiva in Italia, è stato ancora una volta lasciato al caso e alla buona volontà di singoli Direttori e Comandanti di Reparto delle carceri. Ministro Orlando: emergenza carcere finita. E la Polizia Penitenziaria?



BENESSERE DEL PERSONALE
La maggior parte delle scelte e delle disposizioni impartite dalla Direzione Generale del Personale e della Formazione del DAP, sono andate verso una direzione costrittiva e peggiorativa delle condizioni lavorative della Polizia Penitenziaria. Se ormai sono diventate famose le Circolari sul comportamento e l’atteggiamento da assumere nei confronti dei superiori gerarchici al momento del saluto… non si conosce alcuna iniziativa che possa alleviare le difficili condizioni abitative (e conseguentemente familiari) di tutto quel personale proveniente dalle Regioni del sud Italia e che invece presta servizio nelle carceri del nord Italia. Tale personale presta servizio da decenni senza avere la benché minima certezza sui tempi e sulle regole (che il DAP adotta in un modo eufemisticamente definibile “poco trasparente”) sul delicato tema dei distacchi e trasferimenti tra le diverse sedi dell’amministrazione penitenziaria.

Se è vero che il DAP adotta di continuo convenzioni e protocolli d’intesa per migliorare (sulla carta) le condizioni detentive e le possibilità di reinserimento sociale delle persone detenute, nessun accordo è stato mai assunto in modo centralizzato, preventivo e pianificato, per risolvere i problemi di alloggio e residenza agevolata per il Corpo di Polizia Penitenziaria. Aprite le caserme ai colleghi in difficoltà

Alle tante richieste di attenzione il DAP ha risposto con un ridicolo numero verde di cui peraltro, dopo un singolo lancio di comunicato stampa, si sono perse ormai le tracce. Numero verde del DAP per richieste di trasferimenti, assegnazioni, legge 104, carenza di personale di Polizia Penitenziaria... 

Il DAP inoltre non si rende conto dell’estremo segnale di disagio che proviene dall’incredibile mole di provvedimenti disciplinari elevati a migliaia di Poliziotti penitenziari ogni anno (più di ottantamila). Provvedimenti disciplinari che, anche se spesso vengono derubricati a sanzioni minori, creano un clima di sospetto e avversità nei confronti delle procedure amministrative dipartimentali considerate meramente punitive. Ad aggravare la situazione, poi, c’è l’indiscutibile fatto che analoga fermezza non viene applicata a quei detenuti che commettono minacce ed aggressioni nei confronti dei Poliziotti penitenziari che subiscono quotidianamente attacchi fisici e psicologici anche gravi. Due pesi e due misure che finiscono per acuire ancora di più la tensione e il rancore nei confronti dell’amministrazione e della “popolazione detenuta”. Quando ad essere aggredito è un Direttore Penitenziario ...

Intervista anonima ad Agente: "in carcere può succedere di tutto, sei fortunato se torni a casa intero"

 

ELEVAZIONE PROFESSIONALE E RESPONSABILITA’ DEI DIRIGENTI
Uno dei più grandi paradossi del Corpo è che la stragrande maggioranza dei Poliziotti penitenziari (ventiseimila) ricopre la qualifica di “Assistente Capo”, che si consegue automaticamente dopo quindici anni di servizio privi di sanzioni disciplinari gravi. Ai ruoli e qualifiche superiori si può accedere solo attraverso concorso pubblico o interno. Nonostante però le gravissime carenze d’organico nel ruolo dei Sovrintendenti e nel ruolo degli Ispettori, le procedure concorsuali non vengono portate avanti in modo pianificato ed efficiente e quando anche si riesce a proseguire nell’iter amministrativo, i Dirigenti del DAP spesso adottano criteri e decisioni che danno inizio a ricorsi amministrativi che quasi sempre vedono il DAP soccombere di fronte ai diversi gradi di giudizio della giustizia amministrativa. La nuova Polizia di Stato assorbirà la Penitenziaria per manifesta incapacità gestionale

Tuttavia, nessun provvedimento disciplinare è stato mai intrapreso nei confronti di quei Dirigenti che ricoprono le stesse cariche da decenni, né gli stessi Dirigenti sono stati semplicemente ed opportunamente spostati in Uffici diversi.

Si prenda ad esempio il Concorso “esterno” da Vice Ispettore di Polizia Penitenziaria indetto con Bando pubblico del 2002 e conclusosi solo nel dicembre 2014, dove sono state commesse gravi inadempienze, omissioni ed errori da parte dei Dirigenti del DAP, senza che vi sia stato alcun provvedimento disciplinare da parte dei livelli amministrativi superiori e senza che nemmeno il livello politico sia mai riuscito a porre argine di fronte a quello che, di fatto, è diventato "un livello dirigenziale di mezzo”, immune da qualsiasi sanzione e/o controllo. Fermare l’immunità dei Dirigenti del DAP. Cosa può fare la Polizia Penitenziaria?

Ultimamente poi, il recente decreto che ha ridefinito le piante organiche della Polizia Penitenziaria, ha ulteriormente decurtato il ruolo degli Ispettori di settecento unità per consentire invece l’incremento di novecento unità nel ruolo degli Agenti/Assistenti, a costo zero per lo Stato.

Appare del tutto evidente come l’incremento di Poliziotti penitenziari, conseguente a questo artificio contabile, va a scapito della capacità del Corpo di dotarsi di figure di “concetto” e di “coordinamento”, indispensabili al dispiegamento di una efficace catena di comando che parte dai Commissari e arriva fino agli Agenti neo assunti. Il Poliziotto Penitenziario solo nell’incontro/scontro con il delinquente

Questo ulteriore sbilanciamento verso il basso, arginato dalla “diga naturale” della qualifica di Assistente Capo, congiunto alla carenza dei Sovrintendenti e degli Ispettori, acuisce ancora di più il divario tra Commissari e Agenti. A questo va aggiunta l’ormai annosa questione del mancato riallineamento delle posizioni giuridiche ed economiche tra i Sovrintendenti, gli Ispettori e i Commissari di Polizia Penitenziaria con le analoghe figure delle altre Forze di Polizia che, manco a dirlo, sono peggiori nella prima, rispetto alle seconde. Riflessioni di inizio anno dal solito "ragazzotto" con trenta anni di servizio


IMMAGINE PUBBLICA E RUOLO SOCIALE
Il termine “secondino” di per sé non è dispregiativo così come non lo è l’appellativo “agente di custodia”. La differenza la fa il contesto in cui tali termini vengono usati.

Attualmente, questi si ispirano a quel retaggio culturale di antica memoria in cui i “carcerieri” (altro termine simbolico) venivano associati a comportamenti afflittivi ai limiti della tortura.

Pur tuttavia, se però da un lato il Corpo di Polizia Penitenziaria, dal 1991 ad oggi, ha saputo crescere con le sole proprie forze in termini professionali ed umani,  analogo sforzo non è stato intrapreso dal DAP per far conoscere e comprendere all’opinione pubblica tale elevazione culturale e operativa. L'immagine della Polizia Penitenziaria nelle fiction televisive: comunicata, rappresentata e percepita

La mancata adozione da parte del DAP di un Piano della Comunicazione (che pure è obbligatorio per tutte le amministrazioni pubbliche) e la mancata selezione di personale adeguatamente formato che presti servizio negli Uffici deputati alla diffusione dell’immagine pubblica del Corpo di Polizia Penitenziaria, vengono considerati una ulteriore mancanza di sensibilità da parte del DAP nei confronti dei Poliziotti penitenziari che, oltretutto, costituiscono in termini numerici la stragrande maggioranza dei dipendenti dell’amministrazione penitenziaria. DAP: un Dipartimento di muti ciechi e sordi, grigi come un vecchio telefono della SIP

Quasi tutte le “energie umane ed economiche" del DAP vengono spese per divulgare quelle iniziative a favore dei detenuti, acuendo ancora di più la frustrazione del personale di Polizia Penitenziaria, che percepisce il DAP e i suoi Dirigenti come amministratori più propensi ai bisogni dei detenuti che del personale di Polizia. L’immagine della Polizia Penitenziaria e la "disinformatija" del DAP

La vicenda del caso Cucchi, ad esempio, ha messo in luce tutte le carenze e le inadeguatezze del settore della comunicazione pubblica del DAP che non ha saputo minimamente arginare l’ondata di sdegno e di accuse pregiudizievoli nei confronti dell’intero Corpo di Polizia Penitenziaria. Quand’anche fosse stata accertata la responsabilità personale dei colleghi del Tribunale di Roma sul decesso di Stefano Cucchi (che oltretutto sono stati totalmente scagionati da qualunque responsabilità diretta o indiretta), ormai il danno di immagine derivante da una campagna stampa che non è stata in alcun modo arginata né dall’Ufficio stampa del Ministero della Giustizia, né tantomeno dall’Ufficio stampa del DAP, è stato fatto e chissà per quanto tempo fornirà un appiglio mnemonico in tutte quelle persone che non hanno né il modo né il tempo di approfondire il complesso mondo penitenziario e che il DAP non tenta nemmeno di raggiungere con adeguati strumenti di “comunicazione di massa”. Santi Consolo continuerà ad essere il "Re dei Secondini" o sarà il primo vero Capo della Polizia Penitenziaria


DICHIARAZIONI CHOC DI ALCUNI POLIZIOTTI PENITENZIARI NEI CONFRONTI DEI SUICIDI DELLE PERSONE DETENUTE
In verità, nessuno degli argomenti fin qui esposti può essere preso a giustificazione delle parole scritte dai colleghi su Facebook riguardo il suicidio avvenuto nel Carcere di Milano Opera nei giorni scorsi.

Tutto quanto raccontato, però, potrebbe quantomeno contribuire ad inquadrare il motivo per cui un limitatissimo numero di Poliziotti penitenziari (di volta in volta quando avvengono casi analoghi), liberi dal servizio e in ambiti probabilmente (e in modo maldestro) ritenuti “familiari” e “riservati”, si lancino in commenti a dir poco inadeguati al ruolo che si ricopre in ogni momento della propria vita quotidiana, così come è anche previsto dal Regolamento del Corpo.

Ed ora, al di là della legittimità degli eventuali procedimenti disciplinari, Il fatto che oggi il DAP si prodighi in comunicati stampa, dichiarazioni ed interviste e prometta “pugno di ferro” contro i trasgressori, non può che acuire ancora di più il senso di frustrazione dell’intero Corpo di Polizia Penitenziaria, soprattutto alla luce del fatto che in passato il DAP, quando c’era da tutelare il Corpo di Polizia Penitenziaria da accuse infamanti provenienti dall’esterno, si è girato dall’altra parte e si è adagiato su posizioni e dichiarazioni del tipo “lasciamo fare alla Magistratura”. Dichiarazioni che nell’immaginario collettivo, sono una mezza ammissione di colpevolezza. Sulle presunte morti ’sospette’ in carcere e sul ruolo della Polizia Penitenziaria

Accertare le responsabilità e punire con gli adeguati provvedimenti i responsabili di questo danno di immagine al Corpo di Polizia Penitenziaria è giusto, ma è anche opportuno valutare e intraprendere le necessarie correzioni (avvicendamenti e rotazioni d’Ufficio) per chi in tutti questi anni, ha causato, ha tollerato o ha semplicemente sottovalutato questi sentimenti di rancore nei confronti delle persone detenute, nei confronti del proprio lavoro e nei confronti dei propri (maggiormente responsabili) superiori gerarchici. La caduta della Polizia Penitenziaria: fino a qui, tutto bene