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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 03/03/2015  -  stampato il 03/12/2016


Commenti facebook: se anche il Ministro si schiera contro di noi

Se pure il Ministro della Giustizia cede al “furor di popolo” e si schiera contro di noi, allora il Corpo di Polizia Penitenziaria può anche essere disciolto e i colleghi nelle carceri evacuati come si fa con i dipendenti delle ambasciate quando ci sono gravi disordini che mettono a repentaglio la vita del personale.

Indubbiamente, i provvedimenti di sospensione dal servizio adottati dal Dap su input del Ministro, per i sedici colleghi che hanno scritto commenti disdicevoli su facebook, sembrano un eccesso di potere del dipartimento, perdipiù irragionevole, illogico e sproporzionato rispetto ai fatti contestati.

A vedere e rivedere, a valutare e rivalutare, a leggere e rileggere quei commenti (effettivamente indegni) non riusciamo, però, ad individuare infrazioni disciplinari addebitabili ai poliziotti penitenziari che prevedano una sanzione superiore alla deplorazione.

In Italia, grazie a Dio, siamo in uno Stato di Diritto dove vige il principio di stretta legalità fondato sul brocardo nullum crimen nulla poena sine lege e, quindi, nessuna pena può essere inflitta se non sia espressamente sancita dalla legge come conseguenza di un comportamento previsto come reato.

Pertanto, anche se i commenti postati dai colleghi sono deprecabili, ancorché ignobili, una condanna morale non può trasformarsi sic et simpliciter in una condanna disciplinare.

E se non possiamo giustificare poliziotti penitenziari che hanno espresso certi commenti, così cinici e crudeli, non possiamo, però, negare loro il sacrosanto diritto ad un procedimento/processo che consenta di difendersi e che possa, eventualmente, accertare altre/alte responsabilità.

Va anche detto che, sotto il profilo morale, appare deprecabile l'operazione mediatica di Repubblica che, ignorando consapevolmente l'episodio in per se stesso (il suicidio di un detenuto), ha montato un caso sui commenti dei colleghi perché fa più notizia l'uomo che morde il cane piuttosto che il cane che morde l'uomo. ( … interessante e condivisibile l'articolo pubblicato dal Garantista il 21 febbraio scorso)

Come già detto, regolamento di disciplina del Corpo di Polizia Penitenziaria alla mano, non si riesce a riscontrare alcuna fattispecie punibile con la sospensione dal servizio e/o con il licenziamento, che possa essere addebitata ai colleghi che hanno postato i commenti su Facebook.

Lo scandalo mediatico è tutto sommato comprensibile, e per certi versi anche legittimo, ma il Ministro della Giustizia e il Capo del Dap non possono assumere provvedimenti solo sulla scorta dell'emotività, magari spinti dal desiderio di far uscire al più presto Ministero e Dipartimento dalle polemiche, piuttosto che ricercare i motivi che sottendono a certe parole ed a certi atteggiamenti.

La superficiale incoscienza con la quale i nostri colleghi hanno scritto quei commenti (che peraltro sono cosa abbastanza frequente sui social) è sintomo di un malessere profondo che pervade il carcere e chi ci lavora del quale andrebbero assolutamente ricercate le cause. Quelle cause che, evidentemente, non possono essere cancellate con una sanzione disciplinare.

Purtroppo, i dieci minuti di riunione dedicati dal Ministro Orlando a questa triste vicenda sembrano andare nella direzione diametralmente opposta, ovverosia quella del "chissenefrega dei motivi e delle cause, l'importante è che Ministero e Dap prendano le distanze ..."

Insomma, non si tratta affatto di schierarsi tra "colpevolisti ed innocentisti"  ma di ricercare cause e motivazioni a monte di certe reazioni, si tratta di "guardarsi dentro" ...

Se, invece, alla fine questa storia dovesse essere chiusa con la punizione “esemplare” di sedici sciagurati, vorrà dire che il problema rimarrà irrisolto ed, anzi, finirà paradossalmente per essere ancor più alimentato.

Il rischio ulteriore è quello dell’isolamento della Polizia Penitenziaria dalla società civile e, soprattutto, da chi la dirige, coi singoli poliziotti sempre più soli ed abbandonati dalle istituzioni.

In buona sostanza, alla fine, c’è stata una esasperazione oltre misura della sciocchezza (se pur gravissima) di pochi sventurati, con l’estremizzazione delle conseguenze come fossero l'origine di tutti i mali.

E tutto questo, temiamo, soltanto per allontanare  ogni sospetto dal vero nocciolo del problema: la discutibile gestione delle carceri da parte del Dap e dei  suoi dirigenti.

E le sedici sospensioni dal servizio sono un ulteriore salto di qualità nella direzione dello scaricabarile sulla Polizia Penitenziaria ...

 

Mi … Consolo … con un “like”

 

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#iosonolapagliuzza contro l’ipocrisia di un sistema che si indigna per quattro commenti ignorando le vere tragedie delle carceri italiane

 

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