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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 11/03/2015  -  stampato il 24/01/2017


Vita da Poliziotto Penitenziario

Uno dei giorni più belli è forse quello in cui da giovanissimo agente ti consegnano tesserino, placca e pistola: è il suggello di un percorso formativo, forse di più, per alcuni il sogno di una vita.

Inebriato da quel piccolo potere di sentirti qualcuno non sempre capisci subito cosa effettivamente sei, cosa fai, cosa puoi o non puoi fare.

C’è chi si muove con più spavalderia, altri timidamente, altri ancora sperano in una comoda poltrona con un computer e qualche  scartoffia da far girare.

Quando arrivi a destinazione nell'Istituto Penitenziario dove si andranno a svolgere le proprie mansioni ti scontri però con la quotidiniatà di questo lavoro.

→ Turni a volte massacranti e stressanti, senza dimenticare che si ha a che fare con la vita delle persone (e non è poco) e a volte si arriva a fare anche da psicologo;

→ Sovrafollamento delle carceri

→ Mancanza di personale... per esigenze di servizio ti vengono tolte le ferie (anche lo stesso giorno che parti per le  ferie ti arriva la chiamata sul cellulare che non devi partite perchè il congedo ti è stato revocato), così aumentano gli straordinari e con essi anche lo stress e la frustrazione: l'emergenza riguarda anche noi agenti di Polizia Penitenziaria.

→ Mezzi che non sono proprio all'altezza dell'operatività (a volte, per l'indisponibilità di quelli dell'amministrazione, in manutenzione, si usano mezzi propri per espletare il servizio richiesto).

I primi giorni in carcere sono traumatici, in prigione c'è da vedere qualcosa che a molti non fa piacere.

Noi rappresentiamo la legge in carcere e anche chi da un'opportunità ai detenetuti, la mole di lavoro è tanta.

C'era chi diceva che i cattivi vanno in prigione, ma chi controlla i cattivi? E chi mettiamo? I più cattivi tra i buoni. A volte questo sentire la società lontana, che poi è quella che ci sta intorno, rende più difficile il nostro lavoro.

Il carcere è il luogo di disagio per eccellenza e anche gli operatori subiscono le conseguenze negative che questo comporta. C’è sempre il rischio che un operatore non abbastanza motivato o preparato si logori. Qui nessuno può permettersi di lavorare solamente per ricevere uno stipendio, altrimenti la vita diventa veramente orribile e si può incorrere in situazioni di forte stress e depressione, con il rischio di coinvolgere in questa spirale anche i familiari.

Il nostro lavoro è differente dal poliziotto che lavora all'esterno perchè richiede competenze specifiche: chi è abilitato a operare in carcere può svolgere benissimo il normale servizio d’ordine all’esterno della struttura, ma non vale il contrario.

In confronto al poliziotto di Stato o al Carabiniere, noi della Penitenziaria dobbiamo cercare spesso stimoli per andare avanti, poichè si fa sempre la stessa cosa al contrario degli operatori di strada che svolgono svariate mansioni, più dinamiche, tutti i giorni (indagini, ricezione denunce, servizi al cittadino, controllo dell'ordine e della sicurezza pubblica, ecc...).

Noi poliziotti penitenziari lavoriamo, come si dice, dietro le quinte, non siamo visibili alla società, ma svolgiamo un lavoro molto duro e importante per la rieducazione del detenuto.

MA NON SIAMO AGENTI DI SERIE B .... VIVA LA PENITENZIARIA!

 

Diego Bottin

Dipendente del Ministero della Giustizia

Agente di Polizia Penitenziaria