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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 24/02/2015  -  stampato il 06/12/2016


Una magra Consol ... Azione

Voglio fare una premessa. Ho biasimato quei colleghi che con i loro incauti post hanno scatenato un nuovo dibattito nazionale sulla Polizia Penitenziaria. Si era appena affievolita l’eco del caso Cucchi che con questi disgraziati post se ne è acceso un altro, forse ancora più deflagrante.

E’ vero, i nostri colleghi hanno sbagliato a commentare il suicidio di un detenuto con dei post irriverenti e squalificanti per il Corpo ma i provvedimenti punitivi presi sull’onda dell’indignazione nazionale sono stati, a mio parere e a parere di molti appartenenti, abnormi. Nel corso della mia modesta carriera ne ho visti tanti colleghi cacciarsi nei guai per vari motivi ma l’Amministrazione  Penitenziaria ha sospeso dal servizio solo dei colleghi, in casi veramente gravi e di solito sempre a seguito di procedimenti penali di una certa rilevanza.

Certo, adesso si può dibattere se postare un commento irriverente, sbagliato, indegno, può essere assimilato a reati così come lo spaccio di droga, o la violenza carnale o i maltrattamenti in famiglia per i quali la sospensione dal servizio di un collega sarebbe stata accolta come una giusta punizione.

Ma la sospensione dal servizio, per alcuni commenti postati in internet e per qualcuno, pare, addirittura per un “mi piace” appare davvero eccessiva. Sicuramente un provvedimento politico preso sull’onda dell’indignazione popolare. Un provvedimento che rischia di ampliare ancor di più la frattura tra i Dirigenti del DAP e la base che è formata da poliziotti penitenziari che tutti i giorni, nelle patrie galere  ormai aperte grazie alla sentenza Torreggiani, prendono calci, pugni e sputi senza che ciò susciti una indignazione pari ai commenti pubblici (che noi, ribadiamo, condanniamo) su internet postati incautamente un po’ per gioco, un po’ forse per rabbia verso chi dovrebbe avere più considerazione di noi.

Io penso che se il DAP avesse agito perseguendo disciplinarmente chi si è reso colpevole di tali commenti, rispettando le procedure previste ne sarebbe uscita un’immagine nuova, più umana; un’immagine di cambiamento; l’immagine di un padre che pur severamente, redarguisce i suoi figli che si sono smarriti nella bolgie senza freni che sono oggi i social network.