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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 25/02/2015  -  stampato il 03/12/2016


Più facile punire anziché mettersi in discussione: il DAP sta perdendo un’’occasione

Pur non potendo esimerci dal condannare i nostri colleghi per la loro condotta moralmente e socialmente inaccettabile, non possiamo non chiederci perché, in generale, i dipendenti della pubblica amministrazione, non si identificano e non si sentono parte del sistema del quale fanno parte, finalizzato alla realizzazione dell’obiettivo istituzionale.

Il senso di appartenenza che ciascun operatore penitenziario dovrebbe percepire nello svolgersi quotidiano del proprio lavoro, è direttamente correlato alle politiche ed alla gestione delle risorse umane.

In tal senso, tali politiche dovrebbero tendere alla coesione, allo scambio, al coinvolgimento, alla trasparenza e alla condivisione dei valori.

Pura utopia nel sistema carcere.

Nessuno si interroga e si preoccupa del disagio vissuto dai poliziotti penitenziari

Disagio causato da una molteplicità di fattori: l’utenza e le sue problematiche, aggravate a volte da patologie psichiche e tossicomaniche, fa sì che i colleghi che ne sono a contatto “respirino” direttamente questi stati fisici ed emotivi;

le condizioni di lavoro inaccettabili;

lo stato d’ansia crescente per la necessità di dover ricoprire più posti di servizio a causa di carenza del personale. Di qui il senso di inadeguatezza allo svolgimento dei propri compiti e la conseguente  ansia di commettere errori.

Nessuno si preoccupa di monitorare lo stato di stress psicofisico dei poliziotti penitenziari, soggetti a rischio di “burn out”, sindrome che comporta, tra gli altri, progressiva perdita di idealismo, energia e scopi, che colpisce per lo più coloro che sono a contatto con persone sofferenti e in difficoltà e che, tra la cause scatenanti comprende l’eccessivo carico di lavoro, la cattiva gestione delle strutture lavorative, la struttura gerarchica che non tiene conto delle esigenze e del valoro di ciascuna professionalità

In questa sede, non si vuole trovare una giustificazione, ma soltanto porre in evidenza come sia più facile condannare che perdonare, come sia più facile punire anziché mettersi in discussione, con seria autocritica, per ricercare le motivazioni che sono dietro a determinati comportamenti, seppur riprovevoli, al fine di attuare politiche di gestione del personale correttive che tendano a migliorare la qualità del capitale umano della P.A..

Santi Consolo continuerà ad essere il "Re dei Secondini" o sarà il primo vero Capo della Polizia Penitenziaria

 

Essere Capo del Personale non basta per essere considerato Comandante del Corpo