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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 26/02/2015  -  stampato il 04/12/2016


Il DAP preferisce usare il pallottoliere: a cosa serve un Generale dei Carabinieri a capo del CED?

Chi lavora nelle strutture periferiche conosce benissimo quel che si potrebbe fare per informatizzare le carceri e per migliorare il lavoro della Polizia Penitenziaria.

La tecnologia ha fatto passi da gigante e la diffusione di smartphone, reti wireless, tablet e migliaia di App, hanno reso familiare a tutti concetti come area riservata, condivisione, notifiche in tempo reale. Invece, ogni poliziotto penitenziario che varca il cancello del carcere in cui lavora, sa perfettamente che sarà proiettato di nuovo nel medioevo. Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria infatti continua ad arroccarsi sulle sigle da apporre ai documenti, sui registri cartacei, sui fascicoli che viaggiano da un piano all’altro, da una sede all’altra…

Di chi è la colpa, la responsabilità di questo ritardo?

Fino a qualche anno fa, molti soldi e molte risorse erano nelle disponibilità di quello che attualmente è denominato “Ufficio per lo sviluppo e la gestione del sistema informativo automatizzato” che corrisponde perfettamente alla regola aurea: tanto è più lungo il nome, tanto più corta è la visuale e l’utilità dell’Ufficio. Per anni si è perseguito un progetto fallimentare che è stato quello di appaltare a ditte esterne dei servizi che, di fatto, alla periferia non servivano. Il tutto poi, senza quel necessario affiancamento del personale interno che, nel tempo, avrebbe dovuto sostituire il personale esterno, acquisendo maggiore professionalità.

Ci siamo ritrovati con una “babele” di CED e mini-ced che ogni Direzione Generale e ogni carcere si è costruita da sé, con l’immancabile “esperto informatico”.

Al DAP intanto si continuavano a proporre progetti tanto faraonici quanto inutili come i “portali della formazione” e il fantomatico “datawharehouse”.

I bluff del DAP - Gli addetti stampa e i portali della formazione 

Nessuno ha controllato. Mancavano le competenze necessarie per poter valutare il vicolo cieco in cui ci saremmo andati ad infognare anche perché, diciamocelo, l’amministrazione penitenziaria è stata sempre diretta dagli “scarti” delle altre amministrazioni e i pochi validi, al massimo, l’hanno utilizzata come trampolino, non certo per rimanerci.

L’ultimo arrivato è un Generale dei Carabinieri (in pensione) che da parecchi mesi ha preso la direzione dell’Ufficio per lo sviluppo e la gestione del sistema informativo automatizzato, persona onesta e competente, ma…

Ma i mesi sono passati, i vertici del DAP si sono insediati, una visione chiara di quel che ci sarebbe da fare e come lo si dovrebbe portare avanti, ora il Generale ce l’ha.

Che aspetta?

E’ arrivato qui nel cuore delle banche dati della Polizia Penitenziaria per lavorare e per darci una mano oppure sfrutterà anche lui il Corpo di Polizia Penitenziaria come trampolino o per “svernare”? Di esempi di gente che ha rivenduto ai Ministri quattro dati in colonna sulle statistiche dei detenuti, già ce li abbiamo avuti.

Generale, se anche lei utilizzerà la scusa della mancanza di soldi, dei lacci e lacciuoli che le frappongono i vertici del DAP, allora lo dica chiaramente… Un altro Generale, lo possiamo fornire anche noi, non serve che ce lo invii l’Arma dei Carabinieri.

 

L’’informatica è un supporto fondamentale alla mission del DAP: i nuovi vertici del DAP ne tengano conto

 

Alfano con l’iPad, il carcere senza indirizzo email