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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 17/03/2015  -  stampato il 04/12/2016


Girolamo Minervini, ucciso dalle B.R. a Roma, appena nominato Direttore Generale degli II.P.P. (attuale Capo DAP)

Il Capo del DIpartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, Santi Consolo, domani mattina intitolerà l'aula magna del DAP al magistrato Girolamo Minervini, ucciso dalle Brigate Rosse il giorno dopo essere stato nominato dal Presidente del Consiglio Francesco Cossiga, Direttore Generale degli Istituti di Prevenzione e Pena (attuale carica da Capo DAP). Durante la cerimonia, alla quale parteciperà anche il Ministro della Giustizia Andrea Orlando e i due figli del Magistrato ucciso, sarà scoperto un busto restaurato dalla Scuola dell'Amministrazione penitenziaria, che ritrae il Magistrato stesso e che era stato dimenticato in un magazzino dei sotterranei del DAP tra il materiale da destinare al macero.

Santi Consolo intitola l’’aula magna del DAP al giudice Minervini ucciso dalle BR nel 1980: dichiarazioni del Ministro Orlando e Ambra Minervini

 

L'OMICIDIO DEL GIUDICE GIROLAMO MINERVINI

La mattina del 18 marzo 1980 un gruppo di fuoco delle Brigate Rosse uccise a Roma il Magistrato Girolamo Minervini a bordo di un autobus, il numero 991, in via Ruggero di Lauria, mentre si recava al lavoro come Procuratore Generale della Cassazione. Massimo esperto del sistema carcerario, neppure la sua tenace opposizione all'istituzione delle supercarceri, lo ha salvato. 

Era su quell’autobus perché, nonostante il questore di Roma Augusto Isgrò gli avesse imposto la scorta, lui rifiutò. Non intendeva "far ammazzare tre o quattro poveri ragazzi", spiegò al figlio, Mauro due giorni prima di morire. Erano passati soltanto due anni da via Fani (16 marzo 1978) e in molti era ancora vivo era lo struggente ricordo dello sterminio degli uomini di scorta nel corso del sequestro Moro. E Minervini aggiunse: "In guerra un Generale non può rifiutare di andare in un posto dove si muore". Era il 16 marzo 1980.

Due giorni dopo, due brigatisti, Francesco Piccioni e Sandro Padula, salirono con lui sull’autobus che lo stava portando al lavoro – 24 ore prima l’allora presidente del Consiglio, Francesco Cossiga gli aveva comunicato la sua nomina a Direttore Generale degli Istituti di Prevenzione e Pena, la carica che corrsonde all'attuale Capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria (DAP).

Girolamo Minervini Girolamo Minervini
Girolamo Minervini Girolamo Minervini
Girolamo Minervini Girolamo Minervini
Girolamo Minervini Girolamo Minervini
Girolamo Minervini Girolamo Minervini
Girolamo Minervini Girolamo Minervini

 

L'AGGUATO DELLE BR SULL'AUTOBUS

Tutte le mattine, alle 8.30, il Magistrato si reca al suo ufficio, presso la Cassazione, con l'autobus 991. Il bus è, come al solito, affollato. Minervini sale e si ferma sulla piattaforma posteriore. Lo seguono in sei, due in auto gli altri quattro salgono sul bus alle fermate successive. Il primo si piazza all'uscita anteriore, il secondo a quella centrale, gli ultimi due affiancano il Magistrato sulla piattaforma. La tragedia si consuma in pochi secondi. Come in un film, i killer, sparano all'impazzata. Sei colpi raggiungono Minervini, altri tre colpi feriscono altrettanti passeggeri terrorizzati. Il bus si ferma, la calca alle uscite è impressionante, alcuni passeggeri si ritrovano sull'asfalto calpestati dalla folla che tenta di abbandonare l'autobus e, nonostante l'indescrivibile caos, nessuno dei quattro killer perde la calma: Minervini viene raggiunto e finito con un colpo alla nuca. I brigatisti che uccisero il giudice furono identificati dalle risultanze processuali in Francesco Piccioni e Sandro Padula. C’erano molti testimoni quella mattina su quell’autobus. Ma uno solo accettò di parlare. E di raccontare come andarono le cose. Fu grazie a lui che, alla fine, gli investigatori riuscirono a ricostruire nomi e volti degli assassini e di chi partecipò all’organizzazione di quell’omicidio firmato Br. E si arrivò anche al nome di Barbara Balzerani.

 

LA CARRIERA DI GIROLAMO MINERVINI

Nato a Teramo il 4 maggio 1919, Girolamo Minervini entra in Magistratura nel 1943. Già in giovane età, negli anni dal 1947 al 1956, è assegnato al Ministero di Grazia e Giustizia - Direzione Generale degli Istituti di Prevenzione e Pena - dove dirige, nell'ultimo periodo, l'Ufficio II (personale degli Agenti di Custodia). Trascorre, quindi, un lungo periodo presso la Procura generale della Cassazione in qualità di applicato prima di tribunale e poi di appello; nel 1968 viene nominato segretario presso il Consiglio Superiore della Magistratura. Dopo un breve periodo, durante l'anno 1973, nel quale presta servizio presso la Corte di Appello di Roma in qualità di consigliere, fa ritorno al Ministero di Grazia e Giustizia con funzioni di capo della segreteria della Direzione Generale degli Istituti di Prevenzione e Pena. Quindi, nel novembre 1979 era ricollocato in ruolo e destinato alla Procura Generale della Cassazione con funzioni di sostituto.

 

IL CONTESTO DI QUEI MESI E GLI ALTRI OMICIDI DEL 1980 

(http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/1971-1980/1980/)

 

6 gennaio PIERSANTI MATTARELLA - a Palermo viene ucciso dalla mafia il Presidente democristiano della Regione Siciliana Piersanti Mattarella. Stava tentando di costituire una giunta con la partecipazione del PCI.

8 gennaio ANTONIO CESTARI, ROCCO SANTORO, MICHELE TATULLI - I tre agenti di Polizia di Stato, in servizio presso il commissariato di Porta Ticinese della Questura di Milano, svolgono, la mattina dell’8 gennaio 1980, un compito di perlustrazione della parte sud della città con un’auto civetta ed in borghese. Il traffico del mattino è intenso e l’auto dei tre poliziotti viene speronata, alle 8,15 in via Schievano, da una 128 bianca che in realtà li sta seguendo da un po’ di tempo. I poliziotti pensano ad una casualità, ma è un attentato in piena regola: gli occupanti della 128 iniziano a sparare a raffica con armi automatiche. Gli agenti non hanno possibilità di reazione e muoiono sul colpo riversi sui sedili. L’attentato viene rivendicato dalle Brigate Rosse Colonna Waler Alasia, motivandolo come benvenuto al Generale Dalla Chiesa appena giunto a Milano.

25 gennaio EMANUELE TUTTOBENE, ANTONINO CASU - E’ assassinato intorno alle 13.15: la sua auto è intercettata dai terroristi che scaricano le loro pistole contro il Tenente Colonnello Tuttobene e il suo autista Appuntato dei Carabinieri Antonino Casu. Tuttobene è a Genova dal 1962 prima come Comandante della Compagnia centrale e poi come capo di “Operazioni, Addestramento, Informazioni, Ordinamento” (OAIO).

6 febbraio LEGGE COSSIGA - viene emanata la cosiddetta "Legge Cossiga" (legge n. 15 del 6 febbraio), che prevede condanne sostanziali per chi venga giudicato colpevole di "terrorismo" ed estende ulteriormente i poteri della Polizia.

12 febbraio VITTORIO BACHELET - Il 12 febbraio, a Roma, alle 11.45, il professore di diritto amministrativo e Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Vittorio Bachelet, ha appena finito la sua lezione all'università La Sapienza. Esce dall'aula insieme alla sua assistente Rosy Bindi, scende pochi scalini e, arrivato sul ballatoio, sta per tornare indietro quando una ragazza gli afferra una spalla, lo costringe a girarsi e gli scarica otto colpi di pistola addosso. Accanto alla terrorista, un secondo killer, si china sul professore, già in pozza di sangue, e gli spara altri 4 colpi e un ultimo colpo alla tempia. Al panico che si crea i due terroristi, confusi tra gli studenti, aggiungono urlando che c’è una bomba. Gli assassini, pertanto, riescono a dileguarsi nel caos scatenato da quella voce e nonostante il presidio presente quel giorno in Università, in occasione di una tavola rotonda sul terrorismo. 

(https://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Bachelet)

 

19 febbraio ARRESTO DI PATRIZIO PECI - Il 19 febbraio 1980 a Torino, in Piazza Vittorio, i Carabinieri del Generale Carlo Alberto dalla Chiesa arrestarono prima Patrizio Peci e quindi Rocco Micaletto; anche se Peci nelle sue memorie ritiene che la cattura avvenne per un caso fortuito, in realtà i carabinieri da alcuni mesi avevano individuato e controllato i due importanti dirigenti della colonna torinese. Dopo alcune settimane di detenzione, Patrizio Peci prese la sorprendente e inattesa decisione di collaborare con i Carabinieri; il brigatista ebbe anche un colloquio con il Generale Dalla Chiesa, quindi iniziò a fornire al Colonnello Nicolò Bozzo, uno dei principali collaboratori del Generale, informazioni dettagliate sulla struttura dell'organizzazione, le sue basi, i suoi militanti ed i responsabili degli attentati di cui era a conoscenza.

 

16 marzo NICOLA GIACUMBI - Nicola Giacumbi, Procuratore Generale della Repubblica a Salerno, sta rientrando a casa da una passeggiata con la moglie. Ha appena inserito la chiave nella serratura della propria abitazione quando viene raggiunto alle spalle da 10 colpi di pistola col silenziatore. La moglie, sfiorata da un proiettile alla nuca, sviene prim'ancora di sapere se il marito è morto... "abbiamo ucciso un servo dello Stato", diranno le "squadre armate marxiste-leniniste" in una telefonata. 

(http://ilnapoletano.org/2014/03/giacumbi-un-eroe-dimenticatoil-magistrato-senza-scorta/)

 

18 marzo GIROLAMO MINERVINI

 

19 marzo GUIDO GALLI - Poco più di 24 ore dopo dell'omicidio Minervini, all'interno dell'università Statale di Milano, il giudice Guido Galli, padre di cinque figli, viene barbaramente ucciso da quello che, probabilmente, è l'ultimo nucleo combattente di Prima linea. In quattro, sempre freddi e determinati, dopo il criminale gesto, escono tranquillamente dell'Università, e spariscono. I killer sono entrati ed usciti dall'Ateneo in bicicletta. Guido Galli era titolare delle indagini su Prima linea ma soprattutto 'colpevole' di aver rinviato a giudizio Corrado Alunni. 

(http://www.unita.it/culture/quel-giudice-coraggioso-nel-mirino-dei-terroristi-1.12738)

 

28 marzo 4 BRIGATISTI - a Genova, in un appartamento in via Umberto Fracchia 12 nella notte del 28 marzo 1980. Grazie alle informazioni fornite dal militante delle Brigate Rosse Patrizio Peci, arrestato il 19 febbraio a Torino, i Carabinieri del Generale Carlo Alberto dalla Chiesa poterono individuare l'importante base dell'organizzazione terroristica e organizzare di notte un'irruzione all'interno dell'appartamento. L'azione si concluse con un violento conflitto a fuoco che provocò la morte dei quattro brigatisti presenti, tre militanti clandestini delle colonne genovese e torinese e la giovane proprietaria dell'appartamento, e il ferimento del Maresciallo dei Carabinieri Rinaldo Benà. Le modalità dell'irruzione e l'esatta dinamica dei fatti rimasero non del tutto chiari e suscitarono polemiche, facendo sorgere dubbi sull'operato dei carabinieri e sull'effettiva necessità di uccidere tutti i brigatisti sorpresi dell'appartamento. 

(http://it.wikipedia.org/wiki/Irruzione_di_via_Fracchia)

 

4 maggio EMANUELE BASILE - A Palermo la mafia uccide il Capitano dei Carabinieri Emanuele Basile, impegnato in un’importante indagine sul narcotraffico. Medaglia d'oro al valor civile alla memoria, la sera del 4 maggio 1980 mentre con la figlia Barbara di quattro anni e la moglie Silvana Musanti aspetta di assistere allo spettacolo pirotecnico della festa del Santissimo Crocefisso a Monreale, un killer mafioso gli spara alle spalle e poi fugge in auto atteso da due complici. Basile viene trasportato all'ospedale di Palermodove i medici tenteranno di salvargli la vita con un delicato intervento chirurgico ma il carabiniere muore durante l'operazione lasciando nel dolore la moglie e lo stesso Paolo Borsellino che era corso in ospedale.

 

12 maggio ALFREDO ALBANESE - Commissario Capo di P.S. di Venezia, responsabile della Sezione Antiterrorismo, Vice Questore aggiunto. Medaglia d'oro al valor civile alla memoria, opera in stretta collaborazione con il giudice Calogero ed il generale Dalla Chiesa. Nei pressi della sua abitazione, è affrontato da un commando delle Brigate Rosse e crivellato di colpi. Muore durante il trasporto al policlinico Umberto I, lasciando la moglie Teresa in attesa del primo figlio. 

(http://www.vittimeterrorismo.it/memorie/schede/albanese.htm)

 

28 maggio WALTER TOBAGI - Il 28 maggio, a Milano, quattro brigatisti del gruppo '28 marzo', uccidono vigliaccamente il giornalista Walter Tobagi, 33 anni, inviato del Corriere della Sera e docente di Storia Contemporanea. Il killer delle BR, Marco Barbone di origine barese, pentito e libero fin dal 1984, gli ha scaricato cinque colpi di pistola nella schiena. Walter Tobagi - scrive Giovanni Russo per la Gazzetta - è stato ucciso per colpire tutti i giornalisti che non servono il potere, che lo criticano anche severamente ma che si battono nello stesso tempo per modificare il modo con cui si fa politica nel nostro Paese. Lo sapeva - scrive Sabino Aquaviva - me lo ha spiegato lui stesso: si colpiscono coloro che scavano nel fenomeno per capirlo, che con il loro lavoro obiettivo e sereno sono, forse, più pericolosi di altri che 'sparano' contro la guerriglia. Ecco perché Tobagi. 

 

28 maggio FRANCESCO EVANGELISTA - a Roma, tre agenti della Polizia di Stato in borghese, di guardia al più popoloso Liceo della Capitale "Giulio Cesare", vengono avvicinati e crivellati da 18 colpi di pistola col silenziatore dall'ennesimo 'commando' brigatista: l'agente Franco Evangelisti resta ucciso, gli altri due, feriti gravemente.

 

19 giugno PASQUALE VIALE - Nel carcere delle Nuove di Torino viene ucciso dai brigatisti il detenuto Pasquale Viale.

 

23 giugno MARIO AMATO - a Roma, il sostituto procuratore, Mario Amato, è in attesa dell'autobus. Una moto con due giovani a bordo si ferma a pochi metri dal Giudice. Il passeggero scende, tira fuori la pistola e con un unico colpo alla nuca, lo uccide. Amato è titolare di tutte le inchieste sull'eversione nera a Roma e nel Lazio. Sapeva che il suo nome era su una lista di Magistrati da eliminare, ma ugualmente, viaggiava senza scorta. L'aveva chiesta, ma non era riuscito ad ottenerla. Il capo della procura romana, Giovanni De Matteo, riteneva 'fantasiose' le inchieste di Amato negandogli perfino un aiuto. 

(http://www.vittimeterrorismo.it/memorie/schede/amato2.htm)

 

27 giugno STRAGE DI USTICA - nella sera di venerdì 27 giugno 1980, un aereo di linea Douglas DC-9 della compagnia aerea italiana Itavia, decollato dall'Aeroporto di Bologna e diretto all'Aeroporto di Palermo, si squarciò in volo all'improvviso e cadde nel braccio di mare compreso tra le isoletirreniche di Ustica e Ponza. Nell'evento persero la vita tutti gli 81 occupanti dell'aereo. 

(https://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Ustica)

 

2 luglio UGO BENAZZI - Il detenuto nel carcere di Cuneo, Ugo Benazzi, viene ucciso dai NAP.

 

2 agosto STRAGE STAZIONE DI BOLOGNA - Nell'attentato rimasero uccise 85 persone ed oltre 200 rimasero ferite. 

(https://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Bologna)

 

6 agosto GAETANO COSTA - Procuratore Capo di Palermo all'inizio degli anni ottanta. Fu assassinato dalla mafia mentre sfogliava dei libri su una bancarella, sita in un marciapiede di via Cavour a Palermo, a due passi da casa sua, freddato da tre colpi di pistola sparatigli alle spalle da due killer in moto. Causa di quella spietata esecuzione, il fatto che egli avesse firmato personalmente dei mandati di cattura nei confronti del boss Rosario Spatola ed alcuni dei suoi uomini che altri suoi colleghi si erano rifiutati di firmare. 

(https://it.wikipedia.org/wiki/Gaetano_Costa)

 

18 ottobre GOVERNO FORLANI, MINISTRO SARTI  - il democristiano Adolfo Sarti viene nominato Ministro di Grazia e Giustizia nel nuovo Governo presieduto da Arnaldo Forlani. Il precedente Presidente del Consiglio era Francesco Cossiga e Ministro di Grazia e Giustizia, Tommaso Morlino.

 

27 ottobre BIAGIO INQUINTO, FRANCESCO ZARRILLO - due detenuti comuni nel carcere di Badde ’e Carros (NU), sono uccisi durante una rivolta dalle BR.

 

23 novembre - TERREMOTO DELL'IRPINIA - Una violenta scossa di terremoto, con epicentro nell’Irpinia, sconvolge una vasta zona della Campania e della Basilicata: 6000 morti, 10.000 feriti, 300.000 senzatetto

 

1 dicembre GIUSEPPE FURCI -  Direttore sanitario del centro clinico del carcere di Regina Coeli da cui dipendevano i rilasci, i ricoveri e i trasferimenti dei detenuti, viene ucciso dalle Brigate Rosse con due colpi di pistola alla nuca.

 

12 dicembre RAPIMENTO GIOVANNI D'URSO -  il giudice venne rapito in Via Pio IV a Roma, nel quartiere Aurelio. In quel momento D'Urso ricopriva l'incarico di direttore dell'ufficio III della Direzione generale degli istituti di prevenzione e pena presso il Ministero di Grazia e Giustizia Il 13 dicembre il rapimento venne rivendicato dalle Brigate Rosse con un comunicato diffuso insieme ad una foto del prigioniero, per i terroristi responsabile di torture e vessazioni nei confronti di migliaia di proletari. Condizione per il rilascio del prigioniero era la chiusura del carcere dell'Asinara.Il commando responsabile del rapimento era capitanato da Mario Moretti. D'Urso resterà sequestrato per 33 giorni e sarà rilasciato il 15 gennaio 1981 dopo alcune concessioni (anche la chiusura del carcere dell'Asinara) che provocheranno dure critiche, comprese quelle di Sandro Pertini. 

(http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_D'Urso)

 

24 dicembre FINE DEL "CARCERE SPECIALE" DELL'ASINARA - senza alcun annuncio, scatta all’Asinara “l’ora zero”; tutti i detenuti rinchiusi nel braccio speciale (dei Fornelli) vengono trasferiti con destinazione ignota.

 

25 dicembre COMUNICATO DEL PSI - Il giorno di Natale, il segretario del PSI, Bettino Craxi, fece diffondere un comunicato della direzione del partito nel quale si affermava che la chiusura dell'Asinara coincideva con un adempimento giustificato e da più parti richiesto.

 

26 dicenbre DICHIARAZIONI MINISTRO DELLA GIUSTIZIA SARTI - Il giorno dopo Sarti, Ministro di Grazia e Giustizia, annunciò lo sgombero dell'Asinara.

 

27 dicembre RIVOLTA NEL CARCERE DI TRANI - Scoppia una rivolta nel carcere di Trani: 18 Agenti di Custodia sono presi in ostaggio da un gruppo di 70 detenuti. Chiedono la liberazione di tutti i "prigionieri politici" in cambio della liberazione del Giudice D'Urso. Ventiquattro ore dopo la rivolta è sedata da un blitz dei NOCS e del GIS.

 

31 dicembre ENRICO RIZZIERO GALVALIGI - Il Generale dei Carabinieri Galvaligi è Vice Comandante dell'Ufficio per il coordinamento dei servizi di sicurezza nelle carceri, braccio destro del generale Dalla Chiesa prima e del Generale Risi, successivamente. L'agguato avviene la sera del 31 dicembre al rientro del Generale e della moglie dalla Messa in parrocchia vicino casa. Avvicinandolo con la scusa della consegna di un pacco, due terroristi gli sparano cinque colpi.

 

GIROLAMO MINERVINI: I RICORDI DEL FIGLIO MAURO

1) http://www.giustiziacarita.it/molfetta_21.htm

2) Pubblicato da Il Secolo d’Italia - «”Fare la mia parte senza aspettare che gli altri facciano prima  altrettanto è forse il più grande insegnamento che mi abbia impartito  Girolamo Minervini “; sono queste parole che hanno indotto  il Giudice Cicala ad insistere perchè scrivessi una breve nota su mio Padre. Ed io, che a volte amo farmi pregare come Lui, ho ritenuto giusto accontentare chi, in fin dei conti, tanto gentilmente insiste per farmi cosa gradita. Girolamo Minervini, nato nel 1919, entrato in Magistratura nel 1943, ucciso dalle BR il 18 Marzo 1980. Uomo del tutto particolare, schivo, modesto e nello stesso tempo consapevole delle proprie capacità. Uomo di sinistra e progressista vero, incapace di  arrogarsi  privilegi  e predicare, nel contempo, libertà ed uguaglianza. Stretto collaboratore del  Togliatti Guardasigilli  si era pian piano allontanato dal PCI, rimanendo nei fatti  svincolato da qualsiasi partito; era molto schivo e restio a far politica a parole , anzi a fare in genere parole inutili. Sia chiaro, non che fosse un musone taciturno, tutt’altro; era un pragmatico che amava teorizzare – e Dio sa quanto ne fosse capace – solo in vista ed in funzione di risultati pratici. Era capace di parlare bene e a lungo, ma se riteneva servisse a qualcosa. Il Suo senso dello Stato e del dovere nei confronti della Comunità erano  profondissimi; l’impegno politico, quale ricerca del bene della polis , bene culturale irrinunciabile:  Dopo il turbolento periodo della controccupazione della facoltà di Giurisprudenza della “Sapienza” di Roma, rallentai per un breve periodo il mio vivace e, ora me ne rendo meglio conto, fisicamente pericoloso impegno politico di destra. Solo qualche anno fà mia madre mi ha narrato quanto Lui ne fosse rammaricato, temendo che intendessi disimpegnarmi da un interesse che mi aveva insegnato, con l’esempio, essere primario e qualificante. Del resto, non nascondeva una profonda ammirazione intellettuale per Giorgio Almirante; con grande scandalo dei  manichei, alla cui schiera l’onestà intellettuale gli ha sempre impedito di appartenere. Con la religione aveva un rapporto stranissimo;  raramente ho conosciuto un uomo capace di una così profonda, continua e spontanea coerenza con lo spirito essenziale del Cristo e nello stesso tempo così concettualmente laico; credo di non averlo mai visto imbarazzato e fuori posto come quando lo “costrinsi” a fare il padrino di mia figlia. Dotato di un humour  vivacissimo amava scherzare,  “sfottere” ed “essere sfottuto”. I suoi  vecchi amici, e lui stesso, mi raccontavano di scherzi  da antologia. Delle tante ragazzate che, fortunatamente, ho avuto modo di fare non mi ha mai rimproverato che per dovere parentale . Era una di quelle persone abbastanza serie da non aver bisogno di prendersi sul serio piu’ del minimo indispensabile. Era drasticamente interdetto a chiunque, salvo che alla piccolissima nipote a puro titolo di sfottò, chiamarlo Eccellenza; “giudice”, diceva, è un termine che identifica una funzione di  così  grande rilevanza da non essere sostituibile. Del proprio ruolo era fierissimo; credo che tra i pochi veri dispiaceri  che gli ho inflitto il piu’ grande sia stato quello di essermi ritirato dal concorso in Magistratura . Però fu contento quando si accorse che in Banca, appena entrato, guadagnavo quasi quanto Lui, che portava (in teoria) l’ermellino. In famiglia, lo vedevamo poco.  Aveva smesso da anni, per mancanza di tempo,  di venire a caccia con me; usciva poco con mia madre, non aveva tempo per gli amici e -tanto meno- per i “salotti”, che aborriva. Riusciva a trovare qualche minuto per la nipote e per l’anzianissimo padre, entrambi adorati.  Il suo impegno quotidiano, o meglio i suoi numerosi contemporanei impegni, lo  tenevano fuori casa 15 o 16 ore al giorno. In compenso, non gli rendevano una lira. Quando morì aveva una bella casa – di cooperativa, col mutuo ancora da pagare per  un paio di lustri- un milione in banca ed una Wolksvagen degna di uno studente fuori corso. Ed un patrimonio, dentro, che spero di aver ereditato seppure in minima parte. Il 16 marzo 1980, di ritorno da Brescia, ove era stato per il trigesimo della morte di mio Nonno, mi venne a trovare. Meglio, venne a trovare, nell’ordine, la nipote Sara e me. Mi confermò che ormai la nomina a Direttore Generale degli Istituti di Prevenzione e Pena era certa e che,in tal caso, lo era quasi altrettanto l’esecuzione della sentenza di morte da parte delle br. Mi illustrò ove fosse la polizza assicurativa e quali fossero le provvidenze per mia Madre, alla quale mi chiese di stare vicino . Per l’ultima volta discutemmo della questione. Con toni molto pacati e tranquilli mi chiarì che “in guerra un Generale non può rifiutare di andare in un posto dove si muore” e che in fin dei conti non era lui tipo da  morire d’influenza. Mi precisò che il carissimo Augusto Isgrò -Questore di Roma- aveva fortemente insistito per la scorta, ma che non intendeva far ammazzare tre o quattro poveri ragazzi. Poi, con un’incoerenza che ancora mi commuove, mi disse di essere preoccupato, dato il momento, per i rischi connessi al mio impegno  sindacale in Cisal. A mia moglie diede affettuosamente sulla voce quando saltò fuori un cenno alla pena capitale. Credo di averlo mandato a quel paese. Lo rividi il giorno successivo, a pranzo. La sera mi comunicò che il Presidente del Consiglio, Cossiga, gli aveva definitivamente confermato la nomina a Direttore Generale degli Istituti di Prevenzione e Pena. La mattina del 18 marzo,  in autobus e senza scorta, andò a fare la sua parte, senza chiedersi se l’avessero fatta anche gli altri. Sul volto, da morto, aveva l’espressione serena di sempre».