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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 31/03/2015  -  stampato il 09/12/2016


Per far togliere la Lapide ai Caduti dagli scantinati, di fronte ai cessi, serve una denuncia per vilipendio?

Una delle poche dimostrazioni di riconoscenza della nostra amministrazione (ai tempi si chiamava Direzione Generale per gli Istituti di Prevenzione e Pena) nei confronti del Corpo (allora ci chiamavamo Agenti di Custodia) fu una Lapide di marmo in memoria dei Caduti collocata all’entrata del palazzo, a Largo Luigi Daga. Era il 1983.

Dopo quasi trent’anni, l’establishment dipartimentale decise di sostituirla con un'altra di vetro, aggiornata con i nomi di altri martiri.

La vecchia Lapide, sebbene cimelio alla memoria testimonianza di gratitudine, è stata spostata negli scantinati del palazzo e collocata in un corridoio cieco in prossimità dei gabinetti.

La vecchia targa dei Caduti della Polizia Penitenziaria finisce negli scantinati!

Fin dall’inizio, il Sappe ha protestato veementemente per questa grave mancanza di rispetto nei confronti della memoria dei martiri della Polizia Penitenziaria e più volte ha chiesto ai vertici del Dap che la Lapide fosse tolta da quel luogo irrispettoso, proponendo di spostarla alla Scuola di Roma in prossimità della teca contenente l’auto del Giudice Falcone.

E pur tuttavia, sono passate settimane e poi mesi e poi anni e nessuno si è degnato di porre rimedio a questa inaccettabile vergogna.

Contro l’indolenza, la noncuranza e l’insensibilità dimostrata dalla dirigenza del Dap stiamo valutando la possibilità di presentare una denuncia alla magistratura per accertare la sussitenza del reato di vilipendio nei confronti del Corpo.

Crediamo, infatti, che in questa vicenda si possa configurare l’ipotesi prevista e punita dall’articolo 290 del Codice Penale: “Chiunque pubblicamente vilipende la Repubblica, le Assemblee legislative o una di queste, ovvero il Governo o la Corte costituzionale o l'ordine giudiziario, è punito con la multa da euro mille a euro cinquemila. La stessa pena si applica a chi pubblicamente vilipende le Forze Armate dello Stato o quelle della liberazione.”

In effetti, se vilipendere significa manifestare disprezzo o dileggio, non è questo quello che è stato fatto mettendo la Lapide di marmo negli scantinati di fronte ai cessi?

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Ho provato a fare una piccola ricerca sull’argomento e mi sembra di aver trovato anche il conforto di dottrina e giurisprudenza.

Secondo la Cassazione penale l'elemento soggettivo del delitto di vilipendio della Repubblica, delle Istituzioni Costituzionali e delle Forze Armate consiste nel dolo generico, con conseguente irrilevanza dei motivi particolari che possono aver indotto gli imputati a commettere consapevolmente il fatto vilipendioso addebitato. E ancora, la stessa Cassazione ha sostenuto che fra i beni costituzionalmente rilevanti va annoverato il prestigio del Governo, dell'Ordine Giudiziario e delle Forze Armate, cui, in vista della essenzialità dei compiti loro affidati, deve essere garantito il generale rispetto, anche perché non resti pregiudicato l'espletamento dei compiti predetti.

Pertanto, la condotta vilipendiosa prevista dall'art. 290, consistendo nel tenere a vile e nel ricusare qualsiasi valore all'istituzione contro cui è diretta, sì da negarle ogni prestigio, rispetto, fiducia, rappresenta un'inaccettabile turbativa dell'ordinamento politico-sociale quale è previsto e disciplinato dalla vigente Carta fondamentale.

E il Tribunale di Bologna, nel 1975, ha precisato che costituisce vilipendio ai sensi dell'art. 290 l'ingiustificata ricusazione di qualsiasi valore etico, sociale o politico che le istituzioni costituzionali esprimono in un determinato contesto sociale.

Sempre la Cassazione ha specificato che si può integrare il reato il vilipendio di una singola Forza armata, purché organicamente considerata nel suo complesso, o anche di un singolo Corpo di Polizia, ad esempio il Corpo delle Guardie di P.S. (eravamo nel 1977).

Invero, la dottrina (Antolisei e altri) ha precisato che il vilipendio può essere commesso attraverso ogni forma di linguaggio simbolico, si concreti esso in espressioni verbali, scritti o gesti.

Infatti anche la Cassazione ha sancito che integra l'elemento materiale del reato di vilipendio ogni espressione dal significato offensivo univoco esprimente disprezzo verso l'istituzione tutelata.

Sempre in dottrina, leggiamo che la particolare pregnanza soggettiva del reato di vilipendio, discendente dal fatto che vilipendere significa "tenere a vile", va individuata non tanto in un fine particolare, ma in un particolare atteggiamento interiore, che la condotta manifesta, ossia il disprezzo. Il dolo dei reati di vilipendio, dunque, comprende - non tanto la effettiva esistenza dello stato d'animo esternato - quanto la rappresentazione e la volontà del carattere dispregiativo che la sua condotta assume rispetto all'oggetto vilipeso (Prosdocimi, Fiandaca e Musco).

Proprio per questo, sono irrilevanti i motivi particolari che possono aver indotto gli imputati a commettere consapevolmente il fatto vilipendioso addebitato, ma è sufficiente che il soggetto agente abbia la specifica intenzione di produrre l'evento costituito dalla pubblica manifestazione di disprezzo delle istituzioni tutelate.

Concludendo, a mio parere, sembra proprio che questa spiacevole vicenda possa configurare il reato di vilipendio e per quanto riguarda le singole responsabilità dovrà essere la magistratura – qualora ne rilevi i presupposti – ad individuare i colpevoli.

L’unica cosa certa è che noi faremo di tutto affinché finisca questa vergognosa mancanza di rispetto nei confronti dei Nostri Caduti.

 

 

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