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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 15/04/2015  -  stampato il 09/12/2016


G8 Genova: I servizi segreti a Bolzaneto? Interrogazione parlamentare di Mara Mucci

Interrogazione a risposta scritta 4-08799 presentato da MUCCI Mara 

testo di Mercoledì 15 aprile 2015, seduta n. 409

MUCCI, ARTINI, BARBANTI, SEGONI, RIZZETTO, ROSTELLATO, TURCO, BALDASSARRE, BECHIS e PRODANI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che: 
l'11 aprile 2015 è apparsa sull'inserto romano del quotidiano La Repubblica un'intervista della giornalista Giovanna Vitale al dottor Alfonso Sabella. Quest'ultimo era capo dell'ufficio ispettorato del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria nel luglio del 2001 durante le violenze che si sono verificate nel corso del G8 in particolare quelle perpetrate da funzionari dello Stato nella scuola Diaz e nella caserma Bolzaneto e per le quali l'Italia è stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell'uomo il 7 aprile 2015; 
nell'intervista viene riportata tra virgolette la seguente ricostruzione dei fatti attribuita al dottor Sabella: «In quell'estate del 2001, io ero capo dell'Ufficio Ispettorato del Dap. Una ventina di giorni prima dell'inizio del G8 mi chiamano e mi illustrano il piano degli arresti preventivi. Gli obiettivi mi spiegarono – erano due: respingere alla frontiera quanti più malintenzionati possibile, sulla scorta delle segnalazioni dell'intelligence; cominciare ad arrestare, già da lunedì 15 luglio, tutti i manifestanti che avessero con sé cappucci neri, mazze da baseball e ogni tipo di arma, propria e impropria. E trattenerli in stato di fermo, prima, e in attesa della convalida del gip, dopo, sino alla fine del summit. Vietando per di più i colloqui con i difensori, che dovevano essere differiti. (...) Oltretutto avevano deciso di chiudere i due penitenziari della città, che stavano nella cosiddetta zona gialla, e di creare due prigioni provvisorie a Forte San Giuliano e a Bolzaneto. (...) Piano che in realtà non è mai scattato. (...) Il piano fu modificato in corso d'opera forse proprio per soffiare sul fuoco e far esplodere gli scontri. Fino a venerdì pomeriggio, alla morte di Carlo Giuliani, non era stato fatto nemmeno un arresto: il primo, il fotografo Alfonso De Munno, arrivò a Bolzaneto pochi minuti prima dell'omicidio. Mi sono fatto l'idea che dietro ci fosse una regia politica. (...) È possibile che qualcuno a Genova volesse il morto, ma doveva essere un poliziotto, non un manifestante, per criminalizzare la piazza e metterla a tacere una volta per sempre»; 
la giornalista Vitale asserisce che: «Per le torture a Bolzaneto è stato indagato, poi stralciato e infine archiviato, ma secondo il gip lei è stato negligente nei controlli, imprudente nell'organizzare il servizio, imperito...» alla quale Sabella ribatte: «ma allora se così è, perché non mi ha rinviato a giudizio per lesioni colpose ? La verità è che mi volevano incastrare. Per due motivi: aver rivelato il piano aberrante degli arresti preventivi; per il fatto che fossi un magistrato e dunque perfettamente funzionale alla logica craxiana del “tutti colpevoli, nessun colpevole”». La giornalista incalza l'intervistato affermando che: «Lei però era responsabile del carcere di Bolzaneto» e Sabella risponde: «Si ma non ero lì quando i pestaggi si verificarono, ma a Forte San Giuliano, dove non è successo niente. Lo dimostrano i tabulati dei 4 telefoni cellulari che usavo quel giorno. Chiesi ai magistrati di Genova di controllare i miei spostamenti, perché ogni sospetto fosse dissipato. Ma quando dopo 9 mesi furono finalmente acquisiti, il traffico relativo alla “cella” territoriale che io occupavo durante le violenze era sparito (cancellato su quattro cellulari !) e dunque era impossibile affermare dove mi trovassi»; 
«E chi è stato ?» gli viene chiesto dalla Vitale; Sabella replica dichiarando: «Posso pensare ai servizi. Perciò mi sono messo da solo a ricostruire tutti i miei movimenti attraverso i tabulati delle chiamate in entrata, cioè delle telefonate ricevute. E dimostrai che quando ero a Bolzaneto, non c'era stata alcuna violenza. Ma, nonostante questo, il giudice se n’è infischiato e ha emesso un provvedimento di archiviazione che mi ha devastato la vita e la carriera»

se sia stato apposto il segreto di Stato in relazione a particolari episodi relativi al G8 di Genova del luglio 2001; 
se risulti agli atti se e quale sia stato il ruolo dei servizi segreti durante il G8 di Genova; 
se i servizi segreti siano intervenuti ed eventualmente con quale ruolo nel corso delle attività della polizia e/o del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria nella fase immediatamente precedente alla tenuta del G8 e in quella in cui si è decisa l'azione alla caserma Diaz; 
se risulti da chi sia stato predisposto il piano degli arresti preventivi.

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