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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 05/02/2015  -  stampato il 04/12/2016


Autorizzazioni per Imam islamici nella carceri: interrogazione parlamentare Nicola Molteni

Interrogazione a risposta scritta 4-07760 presentato da MOLTENI Nicola
testo di Giovedì 5 febbraio 2015, seduta n. 372


MOLTENI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che: 
secondo un articolo apparso su Il Giornale del 28 gennaio 2015 pare che qualche giorno fa a Pisa un detenuto islamico abbia devastato la sua cella cercando di incitare gli altri compagni di carcere nel nome di Allah; 
analogo episodio solo pochi giorni prima si era verificato nel carcere Due Palazzi di Padova, dove alcuni detenuti mussulmani durante una rissa, secondo alcune agenzie di stampa, avevano inneggiato allo Stato islamico ferendo alcuni agenti di Polizia Penitenziaria; 
sempre secondo quanto riportato da Il Giornale nell'articolo sopra citato, pare che «Fra gli ultimi nove elementi pericolosi espulsi dall'Italia da fine dicembre compare il tunisino Dridi Sabri, che aveva appena finito di scontare una pena del 2010 per terrorismo internazionale e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. L'espulso era detenuto a Rossano, il carcere dove sono ancora concentrati una decina di terroristi della guerra santa»; 
riporta l'articolo di cui sopra, citando quale fonte il rapporto del Ministero della giustizia del febbraio 2014 «Le moschee negli istituti di pena», relativo al 2013, che «sono 132 le carceri dove si prega rivolti alla Mecca in cella, o in aree a caso. Le moschee ricavate in carcere, come luogo fisso ed esclusivo di culto, sono pure aumentate a 52 sui 202 istituti censiti Nel 2009 erano 120 gli istituti dove non si pregava Allah rispetto ad oggi che sono solo 18... Negli ultimi dieci anni il numero delle «moschee» dietro le sbarre è esploso» –: 
secondo un altro quotidiano, Libero, che cita sempre il rapporto del Ministero della giustizia, «nei penitenziari italiani opererebbero 181 imam, guide spirituali individuate dagli stessi detenuti di religione mussulmana, ai quali si aggiungono degli imam esterni, pare una decina, autorizzati dal Ministero dell'interno»; 
secondo quanto riportato dai quotidiani di cui sopra, il rapporto del Ministero della giustizia lancia un chiaro allarme: «Gli Istituti di Pena costituiscono un luogo dove gli estremisti possono creare una rete, reclutando e radicalizzando nuovi membri attraverso una campagna di proselitismo» e che nonostante i terroristi islamici siano in gran parte detenuti a Rossano, «anche nei circuiti comuni, vi possano essere detenuti integralisti di spessore i quali, se arrestati per reati minori, si trovano spesso in contesti dove sono presenti molti soggetti fragili, facilmente influenzabili»; 
il 27 gennaio scorso su Il Sole 24 Ore è apparso un articolo dal titolo «Le carceri francesi, nuovi centri di reclutamento della Jihad» nel quale illustrando le iniziative messe in atto dal Governo francese per contrastare la minaccia del terrorismo islamico si sottolineava che «Oltre al proselitismo via internet, il principale canale di reclutamento dei «terroristi fai da te», i nuovi centri di indottrinamento e reclutamento dei candidati jihadisti sono le carceri»; 
nonostante quanto sopra riportato dai giornali e dal rapporto del Ministero della giustizia, secondo una agenzia ANSA del 28 gennaio, il sottosegretario alla giustizia Cosimo Ferri avrebbe invece dichiarato a «Voci del mattino» su Radio 1, in merito al rischio di un arruolamento di jihadisti nelle carceri italiane: «Allo stato non vedo il pericolo di un arruolamento di potenziali jihadisti all'interno delle carceri italiane. Siamo sensibili e attenti al problema e il nostro monitoraggio credo ci consenta di prevenire qualsiasi iniziativa» –: 
se il Ministro interrogato sia a conoscenza del rapporto citato in premessa e di quanto riportato dai quotidiani riportati sopra, quali siano le iniziative poste in atto per monitorare la situazione nelle nostre carceri in merito al rischio di un arruolamento di jihadisti, come accennato dal sottosegretario Ferri, ed altresì quali iniziative siano state assunte per prevenire tale rischio, chi siano gli imam autorizzati dal Ministero dell'interno e quelli individuati dai detenuti stessi e in quale lingua predichino, se non ritenga opportuno, a seguito del rapporto citato nonché dei sempre più frequenti episodi di violenza da parte di detenuti di religione islamica inneggianti Allah o l'Isis, la sospensione di tali autorizzazioni. (4-07760)