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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 26/03/2015  -  stampato il 08/12/2016


Detenuti islamici carcere di Macomer: interrogazione parlamentare Mauro Pili

Interrogazione a risposta in commissione 5-05193 presentato da PILI Mauro
testo di Giovedì 26 marzo 2015, seduta n. 400


PILI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che: 
la Sardegna è stata suo malgrado e con grave spregiudicatezza dello Stato crocevia internazionale del terrorismo islamico; 
nel silenzio assoluto nella casa circondariale di Macomer erano detenuti i terroristi tra i più ricercati al mondo; 
tre anni fa con un atto di sindacato ispettivo restato senza alcuna risposta da parte del Governo l'interrogante denunciò tutto quello che avveniva in quel carcere in assenza delle più elementari regole di sicurezza chiedendo l'allontanamento di inquietanti figure che, secondo le ultime indiscrezioni, progettavano strategie e attentati di ogni genere; 
nel carcere di Macomer erano detenuti colui che a lungo fu considerato il numero uno della strage di Madrid, Rabei Osman il grande reclutatore il franco-tunisino Raphael Gendron, braccio destro dell'iman Ayachi, leader islamista «belga» pregiudicato per terrorismo, ucciso subito dopo la detenzione a Macomer in uno scontro con le truppe dell'esercito di Damasco, e il tunisino Bouyahia Hamadi Ben Abdul, l'uomo della caffettiera inserito nella lista nera di Obama tra i sessanta terroristi più ricercati al mondo; 
fu proprio Bouyahia Hamadi a consegnare all'interrogante un manoscritto nel quale tentava una maldestra autodifesa confermando in quell'occasione di essere dal 2000 sotto controllo dell'antiterrorismo internazionale; 
tra loro anche Khalil Jarraya, tunisino di 41 anni, detto il colonnello perché aveva combattuto nelle milizie bosniache dei «Mujihaddin» durante la guerra nella ex Jugoslavia; 
era Khalil Jarraya il vero promotore della cellula jaddista fermata a Faenza e di cui facevano parte altri detenuti di Macomer come Hechmi Msaadi, tunisino di 33 anni, Ben Chedli Bergaoui, tunisino di 36 anni, e Mourad Mazi; 
a Macomer hanno soggiornato a lungo i più efferati terroristi ma quel che è più grave è il fatto che questi detenuti potevano organizzare e dialogare con loro di tutto comprese le strategie terroristiche; 
nel corso di quella visita l'interrogante riscontrò personalmente che tra i terroristi vi era un rapporto costante e aggiornato in tempo reale; 
tra loro i colloqui avvenivano costantemente attraverso le finestre esterne del carcere con un vero e proprio collegamento vocale continuo; 
il fatto che oggi emerga da più parti che in quella struttura possa essere stato progettato l'ennesimo attentato di matrice jaddista conferma la gravità della gestione di questi detenuti da parte dello Stato; 
siamo dinanzi ad una struttura investigativa antiterrorismo che svolge un lavoro delicatissimo e che poi viene mortificato da una gestione secondo l'interrogante sciatta e dilettantesca delle strutture penitenziarie; 
terroristi della lista nera di Obama detenuti in un carcere per minorenni; 
una situazione gravissima che oggi lascia trapelare la reale situazione che si viveva in quel carcere; 
se fosse confermato che nel carcere di Macomer è stata architettata e progettata la strage di Tunisi devono essere individuati i responsabili di questa scandalosa gestione; 
la notizia dei terroristi islamici in terra sarda trapelò solo in quell'occasione quando uno di quei personaggi di spicco tramortì con una caffettiera un agente di sicurezza spedendolo all'ospedale in gravi condizioni; 
il giorno nel corso di una visita ispettiva emerse la situazione gravissima che fu denunciata con un'azione parlamentare; 
il Governo di allora con il Ministro Severino non solo non intervenne ma confermò la scelta di Macomer per quel tipo di detenuti anche se vi erano stati già diversi tentativi di rivolta da parte degli islamici; 
è altrettanto accertato che i detenuti di Macomer una volta fuori sono ritornati in azione; 
basti pensare che due mesi fa il dipartimento di Stato americano ha emesso una lista nera dei terroristi più ricercati e tra questi spiccano l'uomo della caffettiera, Bouyahia Hamadi Ben Abdul braccio destro di Abdul Omar e Jarraya Khalil; 
lo era sino a poco tempo fa anche il franco-tunisino Raphael Gendrom, braccio destro dell'imam Ayachi, leader islamista «belga» pregiudicato per terrorismo ucciso in uno scontro con le truppe dell'esercito di Damasco e che nel carcere di Macomer svolgeva il ruolo di coordinatore del gruppo; 
nel corso della trasmissione Matrix su Canale 5 del 25 marzo 2015 in un servizio puntuale sulla gestione del carcere sono stati mostrati i registri delle telefonate dei detenuti; 
dalle immagini si poteva in modo chiare leggere il traffico telefonico dei vari terroristi verso le località più disparate e presumibilmente senza alcun tipo di controllo, proprio perché non risultavano interpreti disponibili in quel carcere; 
appare gravissimo che tali registri si trovassero ancora in quella struttura e che gli stessi venissero pubblicamente mostrati confermando la superficialità della gestione da parte del provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria; 
appare gravissimo che nelle celle dei detenuti e nel luogo in cui avvenivano queste conversazioni telefoniche si trovassero quotidiani afferenti la lotta armata e il fondamentalismo islamico; 
serve un'indagine sulla gestione di quel carcere; 
tutto questo conferma una gestione inaccettabile del sistema carcerario in Sardegna e obbliga ad una mobilitazione ancora più decisa per evitare la decisione di inviare in Sardegna i più efferati capi mafia; 
occorre impedire l'attuazione di questa infausta decisione perché si tratta di un piano gravissimo che emette a rischio la sicurezza della Sardegna e del suo popolo –: 
se non ritenga di dover dare spiegazione sull'utilizzo di una casa circondariale come carcere per terroristi di livello internazionale consentendo agli stessi una irragionevole e davvero grave contiguità che consentiva agli stessi di scambiarsi informazioni di ogni genere; 
se all'interno del carcere fosse attivo personale plurilingue per valutare le conversazioni e non solo tra i vari detenuti; 
se risulti attendibile l'indiscrezione trapelata nei media che il recente attentato di Tunisi possa essere stato pianificato o che comunque avesse un qualche legame con il carcere di Macomer; 
se non ritenga di dover revocare il decreto di chiusura del carcere di Macomer non foss'altro perché tale provvedimento di chiusura confermerebbe una valutazione di totale inadeguatezza della struttura per ospitare quella tipologia di detenuti; 
se non ritenga di dover promuovere un'indagine interna per verificare le ragioni che portarono a realizzare in quel carcere un'ala di AS2 decisione comunque non compatibile con esigenze di sicurezza.