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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 30/04/2015  -  stampato il 04/12/2016


Interrogazione parlamentare per bloccare l’’invio di detenuti al 41-bis nelle carceri sarde

Interrogazione a risposta in commissione 5-05492 presentato da PILI Mauro
testo di Giovedì 30 aprile 2015, seduta n. 419


PILI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che: 
nei prossimi giorni sarà resa effettiva la decisione degli organi preposti di concedere al detenuto del carcere di Tempio, Nuchis, pluriergastolano, Santo Barreca i benefici di cui all'articolo 21 dell'ordinamento penitenziario; 
capocosca calabrese, accusato e condannato per diversi efferati omicidi legati alla cosa di appartenenza, il detenuto sarebbe stato ammesso ai benefici dell'articolo 21 per una valutazione positiva rispetto al suo comportamento nella espiazione della pena; 
il detenuto rientra tra gli oltre 400 «ex 41 bis», detenuti di alta sicurezza, in regime di As1 e As3 che l'amministrazione penitenziaria ha già dislocato in Sardegna, tra il carcere di Tempio Nuchis e di Oristano Massama, trasformando di fatto l'isola in una vera e propria «Cayenna di Stato»; 
il beneficio gli sarebbe stato concesso dai magistrati di Reggio Calabria, con l'ausilio dei magistrati di sorveglianza, e la valutazione del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria della Sardegna; 
senza entrare nel merito di tali valutazioni tale decisione sta provocando giustificate e condivisibili preoccupazioni tra i cittadini di Telti e non solo, considerato che tale trattamento potrebbe dislocare in Sardegna un numero abnorme e decisamente sproporzionato di reinserimenti legato proprio al numero di detenuti già presenti nelle strutture detentive sarde; 
non risulta che tale detenuto sia considerabile un «pentito» e vista anche l'escalation criminale di cui è stato protagonista appare comprensibilmente difficile accettare che la Sardegna e un piccolo paese come Telti possano divenire teatro di sperimentazioni di reinserimento che per la natura dei reati contestati e accertati appare non sopportabile per una realtà sociale come quella sarda; 
il pubblico ministero della direzione distrettuale antimafia reggina Giuseppe Lombardo secondo i legali dello stesso ritiene che «il regime carcerario di alta sicurezza nel quale Santo Barreca è attualmente allocato ha perso sostanzialmente la sua efficacia e la sua finalità», concludendo che la declassificazione del detenuto «è già avvenuta sul piano sostanziale»; 
in Sardegna, dunque, secondo questo principio applicato al caso Barreca, i capimafia vengono e restano, trovando persino lavoro, ignorando tutti i rischi di contagio e di infiltrazioni; 
la Sardegna dunque diventa baricentro nazionale per la dislocazione in carcere dei capimafia, sia nel regime detentivo di cui all'articolo del 41-bis, ben 200, ovvero un terzo dei seicento capimafia detenuti in Italia, sia assegnati al regime di alta sicurezza 1 e 3; si aggiungono inoltre all'esterno del carcere i detenuti appunto con un regime di articolo 21, ovvero detenuti a lavoro durante la giornata e in carcere nella notte; 
appaiono davvero fuori luogo e gravi le dichiarazioni rese dal direttore del carcere di Nuchis che ha dichiarato che «il detenuto non è stato autorizzato a recarsi a Sassari per frequentare i corsi e sostenere gli esami...», mentre il permesso gli sarebbe stato dato «per assolvere al desiderio espresso dal detenuto di poter riscattare la propria esistenza e di rendersi utile a quelle persone che sono bisognose di assistenza»; 
a prescindere da questi dichiarati e presunti nobili motivi appare evidente che tanti giovani di Telti e non solo, sono desiderosi di trovare occupazione e che si vedono invece «scavalcati» da tali situazioni che potrebbero reiterarsi proprio per il gran numero di detenuti pluriergastolani alla ricerca di redenzione; 
tale situazione risulterebbe fortemente contrastata dalla comunità locale; 
sarebbero in atto azioni «politiche» e «ambientali» per tentare di convincere sulla bontà dell'operazione –: 
se non ritenga il Ministro di assumere ogni iniziativa di competenza affinché queste azioni di reinserimento avvengano nell'ambiente di provenienza dei detenuti senza alterare la serenità delle comunità locali sarde; 
se non ritenga di dover adoperarsi, per quanto di competenza, affinché tali situazioni non diventino una regola di condotta con la dislocazione in Sardegna di un ulteriore peso sociale legato alla già difficilissima condizione occupazionale dei giovani sardi; 
se non ritenga di assumere iniziative per disporre blocco immediato del trasferimento dei detenuti sottoposti al regime detentivo di cui all'articolo 41-bis nelle carceri sarde del tutto inadeguate sul piano sanitario e in considerazione soprattutto dell'impatto sociale che potrebbe gravemente derivarne per possibili fenomeni di infiltrazioni della criminalità organizzata nel tessuto sociale ed economico della Sardegna, come sostenuto dai massimi esperti mondiali in materia; 
se non ritenga di dover assumere iniziative, per quanto di competenza, affinché le misure di cui al citato articolo 21 siano applicate per il detenuto di cui in premessa nella regione di provenienza così come sarebbe naturale. (5-05492)