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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 13/05/2015  -  stampato il 10/12/2016


In memoria di Rocco D’’Amato, ucciso nella Casa Circondariale di Bologna da un detenuto il 13 maggio 1983

Agente del Corpo degli Agenti di Custodia – nato a Polla (SA) il 14 marzo 1963 in servizio presso la (vecchia) Casa Circondariale Bologna.

In servizio presso la Casa Circondariale di Bologna dal 24 giugno 1982, proveniente dalla Scuola di Formazione AA.CC. di Parma dove aveva espletato dal 13 gennaio  al 24 giugno 1982 il corso formativo e il relativo esame, l’agente Rocco D’Amato era stato inviato in missione a Firenze per alcuni mesi, e aveva appena ripreso servizio a Bologna il 26 gennaio 1983. Il vecchio monastero di San Giovanni in Monte costituiva l’allora carcere giudiziario di Bologna, vetusto ed obsoleto, era stato riadattato ad Istituto penitenziario nel corso dell’Unità d’Italia e tale come struttura era rimasta, salvo necessari adeguamenti, sino al 1985, anno in cui veniva aperta la nuova Casa Circondariale di Bologna (Dozza).

SENTENZA DI CONDANNA DEI COLPEVOLI DELL'OMICIDIO DI ROCCO D'AMATO

Rocco D’Amato Rocco D’Amato
Rocco D’Amato  

 

I FATTI: DAL RAPPORTO DEL COMANDANTE

È una giornata come tante, fatto l’appello il personale di custodia si avvia rapidamente presso i propri posti di servizio come si evince dal “Registro riservato del maresciallo titolare – oggetto Omicidio agente di custodia Rocco D’Amato”: «Signor Direttore, facendo seguito al rapporto redatto dal Vicebrigadiere De Bellis Sabatino, relativo all’oggetto, riferisco quanto segue: La mattina del 13 verso le ore 10 circa, mi trovavo negli Uffici della Direzione, quando la Dottoressa Rosanna Buscemi, V. Direttore dell’Istituto, mi riferì che aveva visto alcuni agenti correre all’interno dell’Istituto e che sicuramente era accaduto qualcosa di grave alla 4 sezione(…). Ivi giunto, venni a conoscenza che l’agente di servizio nella predetta sezione, D’Amato, era stato aggredito e ferito gravemente dai detenuti e che era già stato trasferito all’Ospedale. Visto la gravità del fatto, diedi disposizioni di far rientrare tutti i detenuti, compresi quelli dai cortili passeggio. 
Al termine di tale operazione, conclusasi rapidamente, feci eseguire una perquisizione in tutte le celle della quarta sezione e sulle persone ivi ristrette, durante la quale venne rinvenuto, in un contenitore dei rifiuti posto nel corridoio della stessa sezione di fronte alla cella nr. 31, un coltello rudimentale con l’impugnatura ricoperta di materiale adesivo bianco, la cui lama lunga circa 15 centimetri, appuntita a forma di pugnaletto, che, nonostante l’evidenza della recente pulitura, presentava lievi tracce di sangue. Nel corso della predetta perquisizione, l’agente Sergi Gianpaolo rinveniva altro rudimentale coltello, con l’impugnatura ricoperta di adesivo nero nella cella nr. 33 occultato in una scatola di detersivo. Al termine della perquisizione, nello stesso ambulatorio della quarta sezione, rapidamente iniziai ad assumere informazioni interpellando i detenuti Cacace Andrea, Petruzzelli Giovanni e Alvoni Maurizio. Il primo ammise di essere stato lui ad avvertire gli agenti dell’Infermeria che il D’Amato era stato aggredito, ma non era in grado di fornire i nominativi degli aggressori; il Petruzzelli e l’Alvoni dissero che non avevano visto né sentito nulla… Il giorno successivo, appena terminata la funzione funebre, mi sono portato all’interno dell’Istituto ed ho iniziato ad assumere con la massima riservatezza, tutte le notizie utili riguardanti il caso e il movente che lo ha provocato. Fra le tantissime confidenze raccolte, una la ritengo validissima e fondamentale per arrivare all’autore del delitto. Innanzi tutto non vi è stata premeditazione in quanto l’agente D’Amato non era compromesso con alcun detenuto, egli è stato assassinato solo perché intendeva fare osservare una disposizione emanata dall’Autorità Dirigente dell’Istituto. Pertanto, la dinamica dell’aggressione mortale nei confronti dell’agente D’Amato Rocco mi risulta essersi svolta come segue: un giovane detenuto piuttosto basso di statura e di corporatura normale, capelli castani pettinati all’indietro di origine meridionale, da pochi giorni in questo Istituto, approfittando dell’ingresso dei detenuti Cusato Raffaele e Gasperini Giuseppe per distribuire i generi del sopravitto ai detenuti della quarta sezione, si è immesso nel corridoio della predetta sezione e, quando l’agente D’Amato gli ha chiesto dove doveva andare, ha risposto che doveva recarsi da un suo amico che dorme nella cella 34 di nome Vincenzo. A ciò l’agente si è opposto dicendogli che non è consentito circolare in una sezione diversa di quella ove era ristretto lui. All’opposizione del D’Amato, il predetto detenuto ha mostrato un coltello rudimentale minacciando verbalmente l’agente dicendogli che sarebbe andato dove voleva. Il D’Amato, inconsapevole del pericolo a cui poteva andare incontro, ha cercato di affrontarlo con l’intento di disarmarlo, gesto coraggioso che ha pagato con la propria vita perché il detenuto ha reagito sproporzionalmente colpendolo mortalmente. All’episodio delittuoso hanno assistito i detenuti Cusato Raffaele, Gasperini Giuseppe, Francavilla Vito, Cacace Andrea, Aloni Maurizio, Petruzzelli Giovanni, Tauro Francesco e Ruggero Vincenzo, quest’ultimo mi risulta la persona più vicina al detenuto armato e, quando il Francavilla è intervenuto per allontanare l’aggressore, era ormai troppo tardi perché l’agente si è accasciato a terra morente. A questo punto mentre il Cacace è corso ad avvisare gli agenti di servizio all’infermeria situata nella stessa sezione, il Ruggero ha allontanato l’omicida dicendo al Cusato di raccogliere il coltello per terra e buttarlo via, ma, al rifiuto del Cusato ha provveduto lo stesso Ruggero a raccogliere il coltello e, dopo averlo pulito lo ha buttato nel contenitore dei rifiuti che trovavasi nel corridoio del braccetto della stessa sezione, ove è stato rinvenuto durante la prima perquisizione fatta eseguire in mia presenza dal personale di custodia a disposizione. Di tutto ciò ne ho fatto immediata notizia ai Signori magistrati che conducono l’indagine Dr. Claudio Nunziata e Dr. Attilio D’Ardani, telefonicamente (…). 
Sento il dovere di portare a conoscenza delle autorità competenti che, da informazioni raccolte, non risulta a carico dell’agente trucidato, alcun tipo di compromesso con i custoditi per cui, l’agente D’Amato Rocco è stato assassinato solo per fare osservare scrupolosamente una disposizione emanata dall’Autorità Dirigente… 
Mi è doveroso far presente che il sacrificio di tutto il personale militare di custodia è stato indescrivibile e, seppur con le lacrime agli occhi, ha espletato per l’occasione turni di servizio massacranti pur di assicurare alla giustizia il barbaro assassino del loro giovanissimo collega, dimostrando, nonostante la giovane età, civiltà, serietà, correttezza, equilibrio e soprattutto maturità professionale veramente encomiabile». (leduecitta.it)

 

DAI GIORNALI DELL'EPOCA

La notizia fa il giro della città e fin da subito è un accorrere di Forze di polizia e giornalisti nel piazzale del vecchio carcere. 
«Un colpo di coltello al cuore. Rocco D’Amato, vent’anni, Agente di Custodia nel carcere di San Giovanni in Monte si è trascinato lungo il corridoio della quarta sezione verso il tavolo con il telefono, ma non c’è arrivato. Un detenuto l’ha trovato morente. Per terra c’è uno dei vostri - ha detto al telefono. Erano le 10.00 di ieri mattina…, nessuna traccia, fino a sera, degli assassini; c’è il sospetto invece che l’arma sia rudimentale, coltello ricavato dal manico di un cucchiaio affilato con cura e ingrossato per l’impugnatura, con strisce di plastica e di adesivo. Era in un bidone per l’immondizia, dentro in una scatola vuota di latte. Neppure il movente, a quanto pare, è stato esattamente individuato… Rocco D’Amato, alto e biondo veniva da Polla nel salernitano, ed era “un effettivo” nella vecchia prigione del centro, da circa un anno. Il piano di morte è scattato quando nella quarta sezione c’era solo il giovane agente: una circostanza pericolosa che altre volte si era verificata anche in altre zone del carcere. Il comando degli assassini doveva essere formato da due o più, probabilmente da tre persone, Rocco D’Amato non ha avuto il tempo per l’accenno di una reazione e neppure per un ultimo urlo disperato. Il fendente l’ha centrato in mezzo al petto (…). Quando il detenuto l’ha trovato sul pavimento del corridoio, era già tardi (…). 
I magistrati Claudio Nunziata e Attilio Dardani, sono spariti con gli altri investigatori, oltre il massiccio battente in ferro (…). 
L’indagine ha subito cozzato contro un muro di bocche cucite (…). La quarta sezione ospita, sembra, una trentina di prigionieri stipati in poche stanze che, quand’è avvenuto l’assassinio, erano aperte (…)». 
Le indagini degli inquirenti e del personale di custodia sono febbrili e intense e non mancano di dare subito non pochi sviluppi, ma oltre al fatto luttuoso emerge fin da subito la voglia di reagire che si condensa nella caparbia reazione del personale che con dignità assicura il normale svolgimento delle attività sebbene con la morte in cuore. La Direzione Generale delle Carceri si fa partecipe della situazione, il Direttore Generale in persona accorre presso il carcere bolognese, come ci viene raccontato dalla cronaca di quei giorni: «Il Direttore Generale degli Istituti di Prevenzione e di Pena, Nicolò Amato, ha visitato ieri mattina il carcere di San Giovanni in Monte e ha portato alla direzione e agli agenti di custodia il suo cordoglio per l’assassinio della guardia Rocco D’Amato, si è trattenuto nella vecchia prigione per quasi due ore… Le indagini si presentano difficili, ma a quanto pare i magistrati che le svolgono sarebbero riusciti ad identificare un gruppo di detenuti presenti al fatto. L’ispezione nel carcere, scattata subito dopo l’omicidio, ha portato al sequestro, tra l’altro, di alcune armi rudimentali (…). Tra questi coltelli ne è stato trovato uno con tracce che potrebbero essere di sangue. Ora i magistrati hanno ordinato una perizia per stabilirlo (…). L’atmosfera nel carcere, si è fatta comprensibilmente tesa, ma gli agenti di custodia hanno dato una notevole prova di civiltà e professionalità proprio per la calma che sono riusciti a mantenere davanti a un episodio così grave». 
Gli sviluppi sono repentini, i detenuti iniziano a parlare, visto anche la decisione con cui lo Stato applica il famigerato art. 90 dell’Ordinamento Penitenziario . 
«Le indagini sull’omicidio della guardia carceraria Rocco D’Amato, (…) Ieri pomeriggio, dopo un lungo confronto nell’ufficio del Capo della Mobile Carlo Lo Mastro, il P.M. Claudio Nunziata ha stretto il cerchio attorno a un nome: quello di Franco Sessa, 28 anni, originario di Giussano in provincia di Milano, condannato a cinque anni per rapina, in attesa del processo d’Appello (…) Sessa era di transito a Bologna. Circa i motivi dell’aggressione si sa che sono futili. Rocco D’Amato è morto per fare il suo dovere. Radio - carcere ha fatto sapere che l’agente di custodia è stato ferito a morte perché si era opposto ad una spedizione punitiva. Sembra infatti che la sera precedente, cioè il 12, un gruppo di detenuti fosse venuto a diverbio al termine di un banale scherzo. In carcere anche le cose insignificanti divengono importanti e dalle parole si è passati ai fatti e a una situazione di tensione che non è riuscita ad esplodere subito ma ha covato nelle celle fino al mattino seguente. 
Rocco D’Amato, mentre eseguiva il normale controllo nella sezione alla quale era stato assegnato, ha percepito ciò che c’era nell’aria ed ha cercato di bloccare la spedizione punitiva. Il rudimentale stiletto, ricavato da un manico di cucchiaio, è stato usato contro la guardia (…). L’uno accanto all’altro hanno lavorato senza interruzioni i magistrati Dardani, Nunziata e Mancuso, il dirigente della mobile Lo Mastro, il Colonnello Fugaro e il Capitano Filaia dei Carabinieri (…). In questa fase è stata preziosa l’opera degli agenti di custodia. Pur toccati dalla morte del collega hanno contribuito a far scemare la tensione e a far sì che i ritmi di vita della prigione tornassero quelli di sempre. La quarta sezione è stata isolata (…) per giorni i detenuti sono stati interrogati. 
Il muro di omertà e di paura ha retto per alcuni giorni ma poi si è aperta una falla e gli inquirenti hanno puntato decisi verso il nome del presunto assassino». 
«Due ordini di cattura sono stati firmati per l’omicidio in carcere della guardia Rocco D’Amato (…). Il caso sembra risolto: Franco Sessa, 28 anni, (…) accusato di “omicidio volontario” (…) Vincenzo Ruggero, 30 anni, (…) “accusato di favoreggiamento”. Sarebbe stato lui dopo il delitto (…) a nascondere nella spazzatura il coltello omicida (…). Il Sessa è stato riconosciuto in un confronto all’americana, da alcuni detenuti, quei testi che erano stati trasferiti in altre carceri perché non subissero pressioni (…)». 
Agli atti risulta infatti una condanna ad anni 18 mesi 11 e giorni 17, che il Sessa ha terminato di scontare, fruendo dei benefici di legge, il 31 agosto 2001. 
Al seguito dell’evento luttuoso anche l’Amministrazione centrale si è attivata affinché la Direzione del carcere bolognese avviasse la pratica per la concessione della “Speciale elargizione prevista dalla legge 13.08.1980 n. 646” , riconoscimento della Causa di servizio  e altri rimborsi connessi alla stipula da parte del D’Amato di assicurazione INA . (leduecitta.it)