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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 28/01/2010  -  stampato il 09/12/2016


Pacchetto carceri: solide promesse per un'alba nuova?

Dichiarazione dello stato d’emergenza fino a tutto il 2010; interventi di edilizia penitenziaria per la costruzione di 47 nuovi padiglioni e 18 nuovi istituti secondo il modello L’Aquila, con la predisposizione di oltre 21mila posti in più che porteranno la capienza totale a 80mila unità; interventi normativi che introducono la possibilità della detenzione domiciliare per chi deve scontare solo un anno di pena residua e la messa alla prova delle persone imputabili per reati fino a tre anni, che potranno così svolgere lavori di pubblica utilità; assunzione di 2000 nuovi agenti di Polizia Penitenziaria.

Sono quattro i ‘’pilastri’su cui poggia il “Piano carceri” approvato il 13 gennaio scorso dal Consiglio dei Ministri con il quale il Governo intende risolvere i problemi di sovraffollamento degli istituti penitenziari italiani.
Ad illustrarlo il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi, assieme al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
Nella notte del 13 gennaio 2010 nelle carceri italiane hanno dormito 64.670 persone: “una cifra record” ha dichiarato il presidente Berlusconi nella conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri, non sapendo probabilmente che qualche giorno prima la cifra dei detenuti presenti era arrivata a quota 66mila.
Berlusconi ha sottolineato che uno «Stato civile deve togliere la libertà a chi ha commesso un reato ed è stato giudicato colpevole” ma “non può anche togliere la dignità e attentare alla salute di queste persone con situazioni igieniche che potrebbero compromettere la salute».
Il sovraffollamento delle nostre carceri - che presenta un saldo attivo di circa 700 persone al mese - è tale che può essere affrontato solo con gli strumenti previsti in caso di emergenza.
La dichiarazione dello stato di emergenza nazionale - disposta da un apposito Decreto firmato dal presidente Berlusconi il 13 gennaio sulla base della legge 225/1992 - durerà fino al 31 dicembre 2010.
La dichiarazione dello stato di emergenza è il punto di partenza dell’articolato piano di intervento del Governo per risolvere il sovraffollamento degli istituti penitenziari.
Al Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Franco Ionta, saranno dati poteri di Commissario delegato.
Il Commissario straordinario potrà procedere in deroga alle ordinarie competenze, velocizzando procedure e semplificando le gare d’appalto.
Il braccio operativo con cui gestire l’emergenza carceri sarà la Protezione Civile.
La procedura di emergenza, che seguirà lo stesso modello adottato per il dopoterremoto a L’Aquila, consentirà di edificare 47 nuovi padiglioni affiancati a strutture carcerarie già esistenti.
I finanziamenti per realizzare il Piano sono stati già individuati: 500 milioni di euro risultano stanziati in Finanziaria e altri 100 milioni di euro provengono dal bilancio della Giustizia.
A partire dal 2011, ed è questo il secondo pilastro, saranno realizzate le altre strutture di edilizia straordinaria - 18 nuove carceri di cui 10 flessibili (probabilmente di prima accoglienza o destinate a detenuti con pene lievi) a cui se ne aggiungeranno altre 8 in aree strategiche anch’esse flessibili - previste dal Piano.
Complessivamente, tali interventi porteranno alla creazione di 21.709 nuovi posti negli istituti penitenziari elevando la capienza totale a 80mila unità.
Il terzo pilastro del piano, necessario per consentire una progressiva diminuzione della popolazione carceraria, è l’introduzione di misure deflattive.
Le due norme di accompagnamento decise riguardano, da un lato, la possibilità di scontare con i domiciliari l’ultimo anno di pena residua ad eccezione di coloro che sono stati condannati per reati gravi e, dall’altro, la messa alla prova delle persone imputabili per reati fino a tre anni che potranno così svolgere lavori di pubblica utilità per riabilitarsi con conseguente sospensione del processo.
La soluzione del problema carceri passa anche attraverso l’implementazione dell’organico di Polizia Penitenziaria.
Il quarto pilastro prevede l’assunzione di 2.000 nuovi agenti al fine di gestire, in termini di dignità del lavoro e di dignità della detenzione, la popolazione detenuta che, ad oggi, ammonta a circa 64.800 unità come riportato dai dati del DAP sulla situazione della popolazione detenuta all’interno degli istituti penitenziari alla data del 13 gennaio scorso.
«La dichiarazione del Presidente del Consiglio dei Ministri sullo stato di emergenza nazionale carcere è il punto di partenza dell’articolato piano di intervento del Governo per affrontare non solo il problema del sovraffollamento ma più in generale per dare avvio al nuovo corso del sistema carcere»: così Franco Ionta, Capo del DAP e neo Commissario Delegato per l’emergenza carceri, ha introdotto il suo ragionamento per uscire dall’emergenza carceraria, sintetizzando quanto è stato discusso dal Consiglio dei Ministri.
Oltre a quanto già detto, Ionta ha tenuto a sottolineare che la stabilizzazione del sistema carcerario passa anche attraverso l’implementazione dell’organico di Polizia Penitenziaria al fine di gestire, in termini di dignità del lavoro e di dignità della detenzione, la popolazione detenuta.
Secondo le indicazioni dell’art. 2 comma 212 della legge finanziaria 2010 è prevista l’assunzione di 2.000 unità di Polizia Penitenziaria, i cui tempi devono necessariamente calibrarsi sull’andamento progressivo dello stato delle costruzioni dei nuovi edifici o padiglioni penitenziari.
Oltre all’assunzione di 2000 nuove unità, il Capo del DAP ritiene che occorra supplire al fisiologico turn over determinato dai posti resi vacanti dal personale che lascia il servizio per raggiunti limiti di età.
Nell’arco dei prossimi tre anni, ha spiegato, si prevede un turn over di circa 800 unità in meno all’anno: la previsione, quindi, è di supplire tale carenza con la possibilità di assumere ulteriori 1.800 unità di Polizia Penitenziaria.
I tempi di assunzione di nuovo personale saranno ridotti rispetto alle ordinarie procedure di reclutamento tramite concorso pubblico, in quanto per almeno mille unità si potrà attingere utilizzando la graduatoria degli idonei non vincitori del concorso per VFP1 pubblicato nella Gazzetta ufficiale del 10 ottobre 2008 mentre sarà necessario bandire un nuovo concorso per l’assunzione delle rimanenti mille unità.
Per accelerare ulteriormente l’immissione in servizio delle nuove unità di personale, l’attuale durata di dodici mesi di formazione sarà ridotta a sei mesi, dagli attuali dodici mesi.
Ionta ha tenuto a sottolineare che il terzo punto del pacchetto carceri, e cioè l’introduzione di misure deflattive alla carcerazione, escluderà quei soggetti che scontano una pena per i reati gravi, quali quelli previsti dall’art.
4 bis dell’Ordinamento Penitenziario e, inoltre, per coloro che contravverrano alle disposizioni sarà previsto un aumento di pena rispetto a quella ora prevista per il reato di evasione.
«I provvedimenti - ha concluso il capo del DAP - devono poter marciare contestualmente e progressivamente nell’arco dei prossimi tre anni.
Solo in questo modo sarà possibile raggiungere l’obiettivo che mi sono dato nell’assumere l’incarico di Capo del DAP, ovvero la stabilizzazione del sistema penitenziario, perché lo stato emergenziale non sia più la condizione ordinaria di un sistema che impegna energie, professionalità, risorse capacità in grado di far funzionare una macchina complessa quale è l’Amministrazione Penitenziaria».
Dopo tante parole sul carcere, dunque, sembra finalmente emergere la concretezza del fare.
Per questo abbiamo espresso e rinnoviamo da queste colonne il nostro apprezzamento al Ministro Guardasigilli Alfano.
Il Primo sindacato della Polizia Penitenziaria, il SAPPE, esprime un parere assolutamente positivo in relazione all’utilizzo delle procedure edilizie straordinarie ed alla necessità dell’assunzione, sempre con procedure di urgenza, di 2.000 unità di Polizia Penitenziaria più ulteriori 1.800 per permettere il turn over dei pensionamenti.
Certo, se si vuole arrivare ad avere in Italia una capienza detentiva di complessivi 80mila posti non basta assumere solo 2mila Agenti.
Se queste assunzioni sono invece la prima tranche di un più complessivo sistema di incremento sostanziale degli organici del Corpo, allora bisognerebbe incontrarsi quanto prima per mettere mano alle piante organiche del Corpo di Polizia Penitenziaria.
Ma al Guardasigilli chiediamo che in questa rivisitazione del sistema carcere del Paese si faccia uno sforzo in più: da un lato porre in essere ogni strumento per arrivare a definire finalmente i circuiti penitenziari differenziati e dall’altro giungere finalmente a stiplare concreti accordi con i Paesi esteri affinchè i detenuti stranieri (ben 25mila in Italia) scontino la pena nelle carceri dei Paesi di provenienza.
A cominciare dai sei Paesi dai quali provengono il maggior numero di detenuti stranieri: Marocco, Tunisia, Romania, Albania, Nigeria e Algeria.
Che ne dice, Ministro Alfano?